Banco Alimentare Campania: la solidarietà durante l’emergenza sanitaria

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Il Banco Alimentare Campania ONLUS ha sede a Fisciano (SA) e quotidianamente recupera eccedenze alimentari che vengono riutilizzate per aiutare le persone indigenti. Questa attività viene svolta attraverso le richieste provenienti da Caritas, mense per poveri, Servizi sociali e molteplici associazioni operanti sul territorio. Come emerso dalla nostra intervista al Direttore Roberto Tuorto, il periodo di emergenza appena vissuto dal nostro Paese ha portato ad un aumento delle richieste di aiuto del 40%.

In che modo opera il Banco Alimentare?

«La nostra attività principale è quella del recupero e della ridistribuzione delle eccedenze alimentari, dall’agricoltura ai supermercati. Il Banco Alimentare è accreditato presso l’Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura e, attraverso il FEAD (Fondo di aiuti europei agli indigenti, ndr), riceviamo prodotti alimentari da destinare alle persone che ne hanno bisogno. La ridistribuzione avviene tramite le strutture caritative convenzionate, o per mezzo dei servizi sociali comunali, attraverso cui vengono individuate le famiglie: attualmente in Campania contiamo 400 strutture accreditate ed aiutiamo oltre 211.000 persone».

Come si è mossa l’organizzazione durante la pandemia? C’è stato un aumento delle richieste?

«Durante il periodo di emergenza siamo rimasti in attività, proprio per rispondere alle esigenze provenienti dai vari territori: siamo stati in prima linea anche in occasione dei focolai di Ariano Irpino e di Mondragone, anche grazie alla collaborazione della Protezione Civile e dell’Unità di Crisi.
Abbiamo assistito ad un aumento di richieste di aiuto del 40%: prima della pandemia il numero si attestava intorno ai 154.000, ora siamo sui 211.000».

Con il coronavirus c’è stato un incremento della disoccupazione e di persone in stato di povertà. È cambiata la figura delle persone che fanno richiesta di aiuto alimentare?

«Siamo di fronte ad un periodo di precarietà e di povertà mai affrontato prima. Mi riferisco anche ai più giovani, che si sono trovati senza un impiego proprio a causa del Covid-19. Abbiamo continuato ad aiutare le famiglie numerose e gli anziani, ma abbiamo notato un aumento di giovani in difficoltà.
Si tratta di una povertà di ampio raggio e noi cerchiamo di fare il possibile. Da inizio anno abbiamo già distribuito oltre quattro milioni di chili di cibo, per un valore commerciale di oltre otto milioni di euro».

Il Banco Alimentare con la sua attività aiuta anche a ridurre lo spreco di cibo. L’impegno nell’aiutare le persone si traduce dunque anche in un aiuto per l’ambiente.

«Spesso si parla di economia circolare in modo teorico, noi la mettiamo in pratica: evitiamo che il cibo buono finisca in discarica. Basti pensare al fatto che circa il 28% degli alimenti che finiscono in discarica potrebbero essere riutilizzati. In questo senso è stata di grande aiuto la Legge 166 del 2016 (legge contro gli sprechi alimentari, ndr), che afferma come la dicitura “preferibilmente entro” non sia una data di scadenza e che quindi gli alimenti possano essere consumati fino ad un anno dopo quella data. Inoltre, noi del Banco Alimentare abbiamo anche un valore educativo, operiamo anche nelle scuole per sensibilizzare contro lo spreco del cibo».

In che modo persone o aziende possono aiutare il Banco Alimentare ad aiutare le altre persone in difficoltà?

«Abbiamo accordi con oltre 5000 aziende nazionali e locali che fanno donazioni alimentari al Banco. Grazie alla già citata Legge 166 per queste attività ci sono anche alcuni sgravi fiscali, per incoraggiarle a ridurre lo spreco di cibo. Inoltre, abbiamo fatto da tramite con molti supermercati affinché le loro eccedenze venissero redistribuite.
Alle singole persone che vogliono essere di aiuto suggeriamo di recarsi presso la struttura caritativa locale più vicina e partecipare alle attività che vengono svolte».

di Marco Polli

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°210
OTTOBRE 2020

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