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La parola “banca”, nell’immaginario collettivo della nostra epoca, non rimanda certo a nulla che abbia a che fare con principi etici e socialmente sostenibili; esiste, però, il modo di coniugare l’economia e il profitto alla solidarietà.


Come ciò sia possibile ce lo ha spiegato
Renato Briganti, co-fondatore della Banca Etica italiana e rappresentate dell’Organizzazione non governativa Mani Tese. Banca Etica è una banca popolare che agisce secondo principi legati all’etica, evitando ad esempio di finanziare aziende produttrici di armi o fortemente inquinanti in cui è investito invece il capitale delle maggiori banche italiane.

Il progetto per la fondazione della banca nasce 25 anni fa, da una cooperativa chiamata “Verso la Banca Etica” che raccoglieva numerose associazioni tra cui ARCI, Amnesty International, WWF e Legambiente. Inizialmente l’organizzazione si limitava a denunciare le cosiddette “banche armate”, finanziatrici dei produttori di armi, protestando attraverso la minaccia di forme di boicottaggio come la chiusura dei conti e l’azionariato critico. Presto però ci si rese conto, ci racconta Briganti, che tutto questo non bastava. Iniziò quindi la raccolta del capitale sociale necessario per aprire una nuova Banca che rispettasse i principi morali sostenuti dalla cooperativa, cifra che allora ammontava a 12 miliardi di lire. La cooperativa riuscì, grazie ad un enorme sforzo delle associazioni aggregate, a raccogliere nel giro di 5 anni il capitale necessario ad aprire, l’8 marzo 1999, la prima filiale a Padova.

Ma quali sono le attività in cui investe questa banca?

Si dividono in quattro linee di finanziamento, ci spiega Briganti. La prima riguarda associazioni che promuovono la solidarietà internazionale e la cooperazione allo sviluppo, come molte delle Ong che fin dall’inizio hanno collaborato alla fondazione della banca. La seconda finanzia invece le imprese di sviluppo sostenibile in campo ambientale e anche i singoli che scelgono di investire in attrezzature ecologiche come, ad esempio, i pannelli solari.

Per quanto riguarda la terza linea finanziaria ci fornisce poi un esempio concreto parlandoci del birrificio Messina, costretto alla chiusura in seguito all’acquisizione da parte della multinazionale Heineken. “Banca Etica ha finanziato i lavoratori che volevano creare una cooperativa sociale e comprare la fabbrica fallita.” ci racconta. La quarta si occupa, infine, delle imprese culturali, sostenendo teatri, progetti editoriali, ed ogni tipo di iniziativa volta alla diffusione della cultura.

Oggi sono passati quasi 20 anni e Banca Etica ha almeno uno sportello attivo in ogni regione italiana; in Campania sono presenti sia a Napoli che ad Avellino.

Questo nuovo modello economico, ci rassicura Briganti, non è un unicum. “Tutto il sistema economico finanziario sta andando nella direzione della responsabilità. Le nuove generazioni si stanno finalmente accorgendo che l’economia deve cambiare.” Ci parla quindi del master di finanza etica che dirige all’Università Federico II, svolto anche in città come Roma, Padova, Trento e persino a Londra. “Stiamo formando il manager e il dipendente bancario del futuro in questa direzione.” ci spiega.

Esiste una banca etica in ogni paese europeo e nello stesso sistema bancario italiano stanno nascendo numerose iniziative simili a questa. Starà poi ai futuri utenti distinguere le banche che agiscono realmente secondo criteri di trasparenza da quelle che mettono invece in atto una politica di “ethical washing” di semplice facciata.

 

di Marianna Donadio

 

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