Lo sapevate? “Blu” non c’è più, si è estinto per sempre in natura. L’ara di Spix, pappagallo famoso per essere stato protagonista del film di animazione “Rio” della Disney, è stato dichiarato estinto in un nuovo rapporto di BirdLife International, pubblicato su Science Direct. Non l’unico animale a dir il vero, negli ultimi anni.

A preoccupare per queste perdite c’è soprattutto un nuovo fattore: finora la maggior parte degli uccelli si estingueva sulle isole, specialmente quelle piccole dove malattie e presenza umana li portavano al collasso. Adesso il fenomeno riguarda la terraferma: rischiano anche gli elefanti africani, la tigre, il rinoceronte.

Perché?

Perché ormai gli stiamo distruggendo definitivamente l’habitat dove vivono.

Siamo 7 miliardi sul globo oggi, ma continuiamo a distruggere ogni parte di territorio come se fossimo ciechi, attirati solo da possibili guadagni immediati e senza vedere che, nei fatti, ci stiamo autodistruggendo.

È stima di pochi giorni fa che i ghiacci artici potrebbero sciogliersi molto in anticipo rispetto alle previsioni: più o meno intorno al 2050.

Domani, in pratica.

Tra l’altro ogni 2 secondi, cioè mentre leggete, la popolazione del pianeta è aumentata di quattro persone.

Ogni secondo, sulla Terra, si registrano infatti 4,17 nascite e 1,80 morti, con una crescita netta di 2,37 persone.

E ogni anno la popolazione mondiale cresce di quasi 75 milioni di individui.

La regione che crescerà di più sarà l’Africa sub-sahariana che passerà da 1 a 3,5 miliardi di persone entro la fine del secolo: la Nigeria, da sola, crescerà da 200 a 900 milioni di abitanti.

L’Asia invece dovrebbe raggiungere i 5 miliardi di persone (dai 4,4 di adesso) e poi dovrebbe stabilizzarsi, mentre in Europa e in America si dovrebbe rimanere fermi sui tre miliardi di persone complessivamente. (Capite come sono ignoranti quelli che pensano di fermare le migrazioni con filo spinato e leggi più o meno populiste…?)

Oltre che ai problemi che la sovrappopolazione comporta, come la povertà, l’inquinamento o i disordini sociali, a breve bisognerà affrontare la sfida dell’invecchiamento della popolazione. Le persone in età lavorativa non riusciranno più a sostenere il costo, previdenziale e sanitario, per la popolazione anziana. Un problema che, in parte, è già presente in Europa o in Giappone, ma che potrebbe svilupparsi nel corso del secolo anche in Cina, India e Brasile.

Ma il vero problema dipenderà da dove finirà questa popolazione attiva. Non in Occidente dove la media, come già vediamo, sarà di popolazione anziana.

La popolazione giovane crescerà soprattutto nei Paesi poveri (secondo le elaborazioni del Population Reference Bureau, nel 2050 i giovani tra 15 e 24 anni saranno al 53% in Asia e Pacifico, al 29% in Africa, al 7% in America Latina), dove sono minori però le opportunità per avere una buona educazione e soprattutto trovare un buon lavoro.

Il rischio è che qui attecchiscano le condizioni per instabilità e conflitti. Il Prof. Goldstone, della George Mason University (USA) sottolinea come questi sviluppi avverranno in molti Paesi musulmani e come sia quindi vitale migliorare le relazioni tra società islamiche (con giovani che potrebbero essere sensibili a movimenti radicali e anti-occidentali) e occidentali.

Un’altra minaccia è costituita dal fenomeno delle migrazioni, soprattutto per chi vive nelle aree costiere densamente popolate (dove si trova il 60% delle 39 maggiori metropoli) e per le nazioni di isole e atolli minacciati di finire sommersi come Maldive, Tuvalu, Vanuatu. Per l’Onu, da oggi al 2050 almeno 200 milioni di persone dovranno spostarsi per fattori ambientali, con stime che variano però da 50 milioni a un miliardo.

 

La data dell’Earth Overshoot Day, quella che indica, a livello illustrativo, il giorno nel quale l’umanità consuma interamente le risorse prodotte dal pianeta nell’intero anno, è caduta sempre prima nel calendario: dalla fine di settembre del 1997 al 2 agosto di quest’anno.

Questo per dirvi che seguendo lo spot di un famoso film, manca solo un minuto a mezzanotte. E la mezzanotte potrebbe essere la data di una possibile estinzione di una specie da Gea dopo quella dei dinosauri (che fu provocata tra l’altro, proprio da cambiamenti climatici…)

La nostra. Abbiamo poco tempo e ancora qualche possibilità di invertire un trend assurdo. Dobbiamo metterci subito a volerlo, con determinazione, ognuno di noi, cominciando dalla semplicità della quotidianità delle nostre vite.

Sprecando meno risorse naturali nella nostra quotidianità, proteggendo quelle che abbiamo sotto casa con forza e chiedendo alla politica scelte coraggiose sul piano ambientale e della ecosostenibilità.

E votando chi propone queste scelte.

Temo, altrimenti, che tra un lustro il nostro futuro potrebbe cominciare ad assomigliare pericolosamente da vicino a quello dell’orso bianco che tutti abbiamo visto su YouTube, dimagrito perché non riusciva più a cacciare prede e che annegava in un artico in cui i ghiacci, ormai, non esistono più.

Pensiamoci.

 

Roberto Braibanti informareonline

Roberto Braibanti

Consigliere Ato1 Napoli

Dipartimento Ambiente Sinistra Italiana