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Avengers: Endgame

Recensione del nuovo film Marvel

Faccio una premessa: io non sono il tipo di persona che detesta gli spoiler. Anzi, sono dell’opinione che generino maggiore interesse e suspense alla visione. Per dire, ho pianto durante la morte di Luke Skywalker ne Gli Ultimi Jedi pur sapendo già prima di entrare nella sala che sarebbe avvenuta. E, prevedibilmente, ho pianto anche durante Avengers: Endgame, alla morte di Tony Stark.

Perché sì, è accaduto. Il Marvel Cinematic Universe ha avuto il fegato di fare qualcosa che mai la Marvel Comics ha mai osato: uccidere uno dei suoi personaggi (leggi: macchine da soldi) principali, Iron Man, l’eroe da cui è partito tutto il franchise. È una cosa memorabile, quella che è successa: gli unici due precedenti comparabili sono la morte di Wolverine in Logan e quella, appunto di Luke Skywalker ne Gli Ultimi Jedi.

Cosa mostra questo, del MCU? Mostra che sono una proprietà commerciale non spaventata dal cambiamento, il che nella cultura pop moderna è dir molto: come accennato prima, la Marvel tende a preservare sempre e comunque il proprio status quo e la maggior parte dei cambiamenti che avvengono o sono temporanei, o impiegano decenni a compiersi. Ma in questo film, Iron Man muore.

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E non solo: alla sua morte, Captain America/Steve Rogers decide di appendere lo scudo al chiodo e tornare nel passato per avere quella felicità che il dovere gli aveva sempre negato. Ritorna quindi al presente per la via più lunga, e consegna il suo scudo al suo successore, Falcon, come era (temporaneamente) già accaduto nei fumetti.

E questo è forse più vicino allo spirito della Marvel Comics delle origini che per ciò che è diventata insieme all’intero mondo dei fumetti di supereroi. È un riconoscere che i nostri eroi, i personaggi con cui noi riconosciamo, sono esattamente come noi, perché invecchiano proprio come noi, e proprio come noi quando muoiono restano morti.

E certo, ci saranno fanboy in armi adesso, ma non è questo il bello? Le storie più belle, nell’era dei franchise infiniti, sono quelle che si ha il coraggio di terminare. È stato così già per i personaggi regalatici da film più intimi, meno commerciali, e ora è così anche Steve Rogers e Tony Stark, protagonisti del secondo film per incassi della storia.

Con ciò inizia un nuovo capitolo per l’MCU e, chissà, magari anche per i film di supereroi in
generale. Basta vedere e aspettare, del resto. Come direbbe Stan, a presto, True Believers!

di Lorenzo La Bella

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