Avan-avanguardia: viaggio al termine della notte

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Trama

Viaggio al termine della notte è un romanzo dalla trama complessa. Dalle sfumature autobiografiche, il protagonista Ferdinand Bardamu appare per la prima volta mentre sta combattendo la Prima guerra mondiale. Attraverso una combinazione ben congegnata Bardamu riuscirà, però, ad allontanarsi dal campo di battaglia per farsi spedire nell’Africa coloniale, dove i francesi avevano i loro possedimenti. Da lì decide di trasferirsi negli Stati Uniti, a New York, dove avrà la possibilità di conoscere il fordismo e la produzione di massa. Ma non basta. Nella seconda parte del romanzo, tutta ambientata in Francia, Bardamu andrà a vivere a La Garenne-Rancy, sobborgo di Parigi, e dopo aver ottenuto una laurea in medicina inizierà ad esercitare la professione, prima liberamente e poi in un centro di igiene mentale. Durante i numerosi viaggi, a più riprese il protagonista intratterrà rapporti tutt’altro che platonici con varie donne e inseguirà, quasi disperatamente, Léon Robinson, suo alterego e coscienza.  

 
Trite parole

Céline, o il dottor Destouches che dir si voglia, ha scritto un romanzo esplosivo. La volontà di riprodurre per iscritto la vivacità del linguaggio parlato, si unisce ad un incredibile senso del ritmo che l’autore orchestra attraverso il posizionamento di virgole e punti in luoghi inusuali. Inoltre è facile notare quanto Céline non si sia preoccupato di risultare sboccato o di scandalizzare l’opinione pubblica. Il cinismo ed il nichilismo dell’opera traspare anche dalla scelta del lessico crudo, diretto. Viaggio al termine della notte, però, non disdegna momenti di grande levatura stilistica. Forse non facile da notare perché nascosti tra le pieghe del più vivace linguaggio mimetico. Céline aveva comunque ben chiaro che non tutto può essere riportato su carta, per questo amava paragonare la sua scrittura ad un ramoscello immerso in acqua. Per far sì che esso si veda dritto dal di fuori, bisogna preventivamente spezzarlo in un punto, così come l’autore storceva il suo linguaggio per dargli l’aspetto della riproduzione immediata.  

 
Nuova umanità

Cosa ci dice di nuovo un libro pubblicato nel 1932? Viaggio al termine della notte è invecchiato come il vino. Forse parla più ai nostri contemporanei che ai suoi. Céline ci aveva visto giusto, ed in quasi 600 pagine è riuscito a raccontare ciò che nessuno aveva avuto il coraggio di raccontare. La denuncia al sistema di sfruttamento coloniale, l’attacco alla borghesia ottusa, la solitudine provata a New York, così come in ogni altra grande città. A ripensarci, dire che nessuno aveva provato a fare luce nell’oscurità di alcune vicende prese per buone perché impastate di nazionalismo spicciolo mi pare esagerato. Ma nessuno aveva usato i toni di Céline. Tant’è che l’editore Robert Denoël capì subito di essersi trovato tra le mani il più importante caso editoriale della sua carriera. Viaggio al termine della notte è una stralunata scuola di cinismo, a tratti anche di misantropia, ma lontano da tutte le mistificazioni, mostra l’uomo per quello che è: un animale.

di Marco Cutillo

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