Avan-avanguardia, “Tutte le anime perse”

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Trama

Quando si analizza una silloge poetica, è difficile individuare una trama nel senso specifico della parola – a meno che voi non stiate leggendo Petrarca o Saba. Quello che si può fare, invece, con maggiore accuratezza è delineare il movimento che il poeta compie. Spostandosi da un posto all’altro, da un’immagine ad una riflessione, Antonio Di Lorenzo non cammina lunga una linea retta, ma si propaga in tutte le direzioni. E proprio come un raggio di luce, illumina tutto ciò che diventa materia della sua poesia.

Trite parole

Lo stile poetico di Antonio Di Lorenzo è estremamente moderno. Oltre al verso libero, ormai consuetudine della versificazione, l’autore inserisce qua e là alcune frasi in lingua straniera. Essendo “Tutte le anime perse” un’opera che fa del viaggio l’ispirazione della scrittura poetica, leggere versi in una lingua altra dall’italiano non meraviglia. Meraviglia, invece, la naturalezza con cui esse si incastonano precise nella loro sede, manifestando l’automatismo celebrale di chi è abituato ad esprimersi in diversi idiomi e la precisione di chi sa dove collocare le gemme per farle risplendere. Di Lorenzo ha un’anima poetica dalla cittadinanza plurima, per questo la sua poesia potrebbe trovare un buon pubblico nei giovani della “Generazione Erasmus”.
Alcune frasi, poi, ritornano sia ad inizio strofa che nel mezzo della poesia, come una sorta di refrain. E il tono discorsivo con cui l’autore si esprime, dà vita ad una sorta di ballata del nuovo millennio.
Infine, i riferimenti a personaggi famosi sono presenti in tutta la silloge. Di Lorenzo li usa, ed usa le loro parole, per dar vita a metafore e similitudini. Il poeta conosce profondamente i personaggi di cui parla. Appare evidente che li ha “frequentati” con assiduità.

Nuova umanità

Antonio Di Lorenzo, nasce a Salerno nel 1994, ma passa la sua vita a Caserta ed in giro per il mondo. Si occupa si poetry slam e oltre a scrivere, da dicembre 2018 è ideatore, autore e conduttore del programma radiofonico “Nottetempo” in onda su Radio Primarete. L’opera prese in esame oggi, come già detto, è “Tutte le anime perse”, una silloge poetica. Il titolo è alquanto significativo per la comprensione di quest’ultima, ma anche fuorviante. Cercherò di chiarire questa affermazione con le seguenti parole. Il tema del viaggio, che sia esso fisico o che sia esso immaginativo, attraversa l’opera e la salda. La stiva di un aereo, lo zaino, le sensazioni provate alla vista di un paesaggio straniero, sono solo alcuni degli indizi che ci permettono di giustificare quanto ho appena detto. Chi sono queste “anime perse”? Un agglomerato di emozioni e fisicità incontrate durante il viaggio, a cui il poeta non più congiunto? “Anime perse” nel significato aggettivale del termine, smarrite? Entrambe. Ci sono componimenti in cui i protagonisti, come Amélie Poulain, faticano a trovare il loro centro gravitazionale. Ma anche in questi ultimi, il significato di “perse” rispecchia in primo luogo l’impossibilità del poeta di afferrarle. Per essere più precisi, l’impossibilità del poeta di ri-afferarle, poiché esse si scindono dall’animo dell’autore non appena egli ha avuto la possibilità di capirle. La comprensione è un istante che si trasforma in metro spezzato. Dopo il battito di una palpebra esse sono sparite. Ed è per questo motivo che, seppure siano le “anime” a fare parte del titolo, l’azione di perdere ci aiuta a stanare il vero protagonista dell’opera. Non sono i viaggi, non sono i luoghi, le persone, i momenti di cui si legge, ma è il poeta ad avere l’occhio di bue puntato in faccia. Il poeta e la sofferenza che prova nell’atto di perdere ciò che lo aveva reso uno con la materia della sua poesia, con l’anima del mondo.

di Marco Cutillo

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