Trama

Il ricercare una trama vera e propria, all’interno di una raccolta di poesie, è come dare la caccia ad una chimera – a meno che la suddetta trama non sia stata esplicitamente inserita dall’autore. In questo caso, ci troviamo di fronte a tre momenti: “Spleen sulla comunità”, “Dipinti di natura” e “Spleen sugli affetti”. Tre momenti scanditi da una breve introduzione scritta in prosa, che offre le coordinate per orientarci nei luoghi dell’opera. Lo sguardo melanconico dell’autore attraversa l’intera raccolta, come si vede bene nella poesia “Famiglia”. Lì, nella prima strofa dedicata alla madre, il poeta racconta di quando “[madre] rimboccando coperte e sogni ogni notte/ ogni volta che un sole tramontava/ hai acceso la candela e la vita.” E riesce a coniugare così l’ansia per la fine del giorno con la dolce protezione della genitrice.

Trite parole

Lo stile poetico di Francesco Ricciardi si modula sulla poetica di Baudelaire – ma non solo. Il verso è libero, metro lungo e metro breve si alternano senza seguire uno schema preciso, gli enjambement sono frequenti e sembra che la scrittura si avvolga su sé stessa quasi a nascondersi. Come se il senso non volesse farsi trovare. O come se esso volesse rivelarsi solo ai caparbi in grado di saperlo cercare. Gli oggetti, anche quelli che solitamente troviamo in contesti solari, manifestano tutta la propria caducità. Per esempio, nella poesia “Ispirazione” troviamo questa strofa: “Il fiore crebbe/ il fiore morì/ il fiore appassì.” Un fiore, che Saba faceva rimare con la parola amore, adesso è simbolo della naturale decadimento di tutte le cose.
Le immagini evocate sono spesso ferine e metalliche. Graffiano la lingua che le pronuncia, per via della loro natura affilata. Ma bisogna anche sottolineare che il poeta sa alternare alla durezza, una languidezza poetica riscontrabile soprattutto nella sezione “Spleen sugli affetti” e nella descrizione dei paesaggi naturali.

Nuova umanità

Francesco Antonio Ricciardi è nato a Caserta nel 1995. Detiene il diploma di liceo classico ed attualmente studia Comunicazione all’Università di Padova. Da sempre coltiva la passione per la poesia, rivolgendo maggiori attenzione a quella che viene definita “maledetta”. E saranno proprio i poeti maledetti, con i loro componimenti, ad ispirare “Lupi dal volto angelico”. La raccolta andrebbe letta sottovoce, in una notte stellata, attorno ad un braciere sul quale è stato appena gettato dell’incenso. Creando così un ambiente mistico, che si va a sposare con il misticismo che aleggia sulla silloge.

La costante ricerca di mettersi in comunicazione con l’altro, sia esso una sconosciuto, un familiare o un animale. Una tensione volta all’immedesimazione del proprio io nel flusso costante dell’universo, per comprenderne profonda essenza. Un moto di ricerca, però, che si sviluppa anche attraverso la distruzione dei luoghi comuni, dell’ignoranza, dei pregiudizi. Una poesia fatta col martello, che è impugnato da mani delicate. Mani che accarezzano i luoghi, le persone e le emozioni quando si riposano dal duro lavoro di scalfittura della superficie.

di Marco Cutillo

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