Autismo

Autismo, Dott.ssa Campanale: “Pratica educativa è risorsa fondamentale”

Rosa Di Gennaro 18/11/2022
Updated 2022/11/18 at 5:48 PM
4 Minuti per la lettura

Negli ultimi trent’anni la nostre conoscenze sul cervello umano e sul suo funzionamento si sono arricchite notevolmente ma sono ancora molti gli aspetti da chiarire. La scelta dell’Autismo come tema da approfondire nasce dall’evidenza che tale disturbo costituisce un argomento persistentemente dibattuto.
La Dott.ssa Grazia Campanale, sulla base delle sue competenze, ha meglio chiarito alcuni aspetti a noi poco noti.

L’autismo è un puzzle

L’Autismo è un puzzle che la scienza non è ancora riuscita a ricomporre e a cui mancano dei tasselli; ciò richiama l’attenzione su alcune evidenze: l’incertezza sulle cause (genetiche, neurologiche e ambientali) e l’impossibilità di guarigione, perché dall’Autismo non si guarisce ma miglioramenti significativi si hanno grazie ad interventi mirati.

Le persone che ora ricevono la diagnosi di Disturbo dello spettro autistico in passato avrebbero potuto etichettate come: Psicosi o Autismo Infantile, Autismo atipico, Autismo di Kanner, ad alto funzionamento o precoce o Disturbo di Asperger. L’autismo è un disturbo dell’evoluzione psicologica del bambino causato da un disordine dello sviluppo neurobiologico, con esordio nei primi tre anni di vita. I sintomi iniziali compaiono nella prima infanzia e riguardano: la produzione e la comprensione del linguaggio verbale, la comunicazione non verbale, difficoltà nell’inserirsi nel contesto sociale e familiare, interessi molto ristretti e l’emotività che spesso non si manifesta o si manifesta con molta difficoltà.

Non esiste “un solo” autismo

Non esiste una sola tipologia di bambino autistico: abbiamo il bambino inaccessibile che mostra poca attenzione verso il mondo esterno, distoglie molto lo sguardo e non ama interagire con gli altri, poi abbiamo i bambini passivi, anche loro si isolano facilmente e distolgono lo sguardo, ma possono agganciare lo sguardo. Un’altra tipologia di bambino è quella attivo ma bizzarro ovvero che non sembra mostrare deficit dell’interazione della comunicazione sociale, ma presenta deficit sull’aspetto qualitativo.

Ma come si valuta l’efficacia di un intervento?

Ci sono quattro principi fondamentali: Domande precise, Rispetto dei vincoli etici, Oggettività della valutazione pre-test e post-test e l’assegnazione causale dei soggetti ai gruppi.
Nel sistema educativo italiano a partire dalla legge 104 del 1992 fino al dicembre 2012, hanno garantito l’inclusione scolastica degli alunni con disabilità e bisogni educativi speciali nelle classi ordinarie.

In Italia non esistono classi differenziali o separate. Ogni alunno con disabilità ha il diritto di frequentare la scuola pubblica incluso nella classi ordinarie con il supporto di insegnanti ed educatori specializzati.

L’importanza della scuola

La Dott.ssa Campanale aggiunge che nel momento in cui i bambini con ASD entrano a far parte della scuola materna gli obbiettivi si concentrano su aspetti prettamente accademici. Il contesto scolastico rappresenta l’unico ambiente che il bambino condivide con i pari e costituisce un terreno essenziale di esperienza. La scuola è, quindi, un ambiente privilegiato per l’osservazione del bambino autistico: permette di individuare precocemente le condizioni a rischio e segnalarle ai servizi competenti per intraprendere, in collaborazione con la famiglia, un percorso di resa in carico globale. L’intera equipe pedagogica e, in particolare, anche la figura dell’educatore, rivestono un ruolo di importanza nel progetto di inclusione e di evoluzione del bambino. La pratica educativa è la risorsa fondamentale dell’ambiente attraverso cui filtra il progetto terapeutico globale per il bambino autistico.

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