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«Assunzione di ormoni, nuova minaccia per gli atleti»: intervista al professor Alfonso De Nicola

Redazione Informare 05/08/2021
Updated 2021/08/05 at 5:15 PM
5 Minuti per la lettura

Molto spesso le droghe sono la parte più oscura di ogni disciplina sportiva. Che si parli di stupefacenti o di alcol, la dipendenza psicologica che si crea non va mai d’accordo con la vita di un atleta. La voglia di capirne di più sul perché un professionista rischi la propria carriera lasciandosi andare all’uso di droghe, ci ha portato nello studio del professor Alfonso De Nicola, ex medico sportivo di Bari e Napoli, per delle risposte.

Professore, ha mai avuto casi di giocatori risultati positivi al doping?

«Rendersi conto del fatto che un atleta faccia uso di sostanze non consentite, non è sempre facilissimo. Nella mia carriera da medico sportivo non ho, per fortuna, mai riscontrato un mio atleta sotto effetto di stupefacenti. Le posso dire, che molti anni dopo che lasciai Bari, venni a sapere di un giocatore che si dopava, ma a quel tempo era impossibile accorgersene».

Quali sono gli effetti più gravi che le droghe possono avere su un atleta?

«All’inizio nessuno. Chi fa uso di queste sostanze è in preda all’euforia più totale. Gli atleti portano il loro fisico a sforzi che una persona normale non compie. Quindi un corpo pieno di “schifezze” non potrà mai portare veramente benefici nel lungo periodo. Il sangue potrebbe avere problemi nella sua completa ossigenazione, tanto per dirne una. Le droghe portano sicuramente più svantaggi».

Metterebbe insieme alcol e droga come stesso tipo di dipendenza?

«La dipendenza dall’alcol è la più comune tra i calciatori. Spesso mi sono trovato nella mia carriera da medico sportivo ad affrontare numerose volte giocatori che erano completamente sopraffatti dalla voglia irrefrenabile di vino. Penso che questa dipendenza batta sicuramente, per la mia esperienza, quella dalle droghe pesanti. Perché, poi, la cannabis e le sigarette meriterebbero un capitolo a parte».

Apriamo una vecchia ferita, da medico sportivo del Napoli. Vogliamo la sua opinione sul continuo dibattito su Maradona: la cocaina lo ha aiutato o no?

«Guardi, Diego era Diego. Era eccezionale. E nonostante non si voglia ammettere, oltre che un grande giocatore, era anche un grandissimo atleta. Il suo fisico ha retto anni e anni di dipendenze varie. Nella mia modesta opinione, Diego senza la cocaina avrebbe potuto dare molto di più e divertirsi molto di più in campo. Avrebbe avuto sicuramente una carriera molto più longeva. La droga penalizza chiunque, che tu sia Maradona o un giocatore normale, non sarà mai la cocaina a farti migliorare».

Prima ha detto che le sigarette e la cannabis meriterebbero un capitolo a parte: ci dice il perché?

«Il fumo e la cannabis sono le così dette “droghe leggere”, ma alla fine quello che veramente conta è la dipendenza dalla sostanza, non quello che si assume. La cannabis va, per esempio, ad intaccare il sistema nervoso periferico, oltre che i polmoni, creando continui sbalzi sia psicologici che fisici. Ovviamente è molto più facile procurarsela rispetto alla cocaina, ma perlomeno ha degli effetti meno distruttivi».

Qual è secondo lei il nuovo tipo di “droga” tra gli atleti di oggi?

«L’assunzione di ormoni. Mi spiego meglio: ad oggi per poter eccellere nello sport bisogna essere più rapidi e più fisici possibili, quindi si cerca di ingerire numerosissime pillole ormonali che possano permettere uno sviluppo più rapido del proprio corpo. Come potrà immaginare è illegale, ma soprattutto ha un effetto sull’organismo veramente distruttivo.
Il rischio di tumore agli organi riproduttivi con questa aggiunta di ormoni è veramente elevatissimo. Ormai si cerca ogni sotterfugio per poter competere in minor tempo possibile e in maniera migliore possibile».

Per chiudere, venendo a lei, come si trova in questa sua seconda fase della carriera?

«Io ho fatto il medico sportivo per 30 anni, ora mi occupo del Napoli Calcio femminile. Ho aperto questo studio per poter avviare un nuovo progetto, ma il covid non ha aiutato.
Al di là dell’orribile periodo storico che stiamo vivendo, sono contento della creazione del mio centro sportivo. Molti atleti vengono qui perché negli anni sono riuscito a costruirmi una certa fama, e vado molto fiero di questo».

di Alessandro Robustelli

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE 

N° 220 – AGOSTO 2021

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