Assange, processo alla libertà: spionaggio o eccessiva propensione alla verità?

Luca Capone 23/02/2024
Updated 2024/02/22 at 10:37 PM
5 Minuti per la lettura
ALBERTO PEZZALI / NURPHOTO - Julian Assange

Assange è il cofondatore di Wikileaks e colonna portante di uno dei movimenti più importanti ed influenti dell’era moderna, il Cypherpunk. Nei suoi anni di carriera è stato fautore di importanti cambiamenti sociali e politici grazie al suo attivismo. Oggi però Assange ha visto sfumare per se forse l’ultima possibilità per evitare una condanna a circa 175 anni di carcere negli USA, in un processo che lo vede accusato di spionaggio, o forse di eccessiva propensione alla verità.

È l’ultimo tassello di una persecuzione nei confronti del giornalista che ha cercato – riuscendoci – di squarciare il velo di Maya dell’informazione tradizionale e rivelare parte della follia imperialista degli Stati Uniti. Come si è arrivati a questo processo? Davvero un uomo sta per essere condannato a vita per aver agito in nome della verità e dell’interesse pubblico, per giunta dalla nazione che si vanta di esportare la democrazia e la libertà nel mondo? Andiamo con ordine – ma vi anticipiamo che la risposta è affermativa -.

Il processo a Julian Assange

«Tre cose non possono essere nascoste a lungo: la Luna, il Sole e la Verità.» così si legge nella prima pagina di Wikileaks che cita Buddha. Julian ha cercato dal 2006 – anno di fondazione dell’organizzazione – fino ad oggi di realizzare questo monito, attraverso il critto-attivismo, che sfrutta la crittografia informatica per violare e successivamente pubblicare archivi riservati contenenti verità scomode. Cercando una esaustiva sintesi del lavoro effettuato da Wikileaks possiamo definirlo proprio così: un sistema di whistleblower -informatori anonimi che forniscono informazioni riservate di governi ed aziende – che hanno permesso ad Assange la rivelazione di centinaia di migliaia di documenti diplomatici statunitensi.

In pochi anni sul sito web si sono succeduti documenti sulle deflagranti torture nella prigione di Guantanamo; documenti e video sui conflitti in Afghanistan e Iraq e sul controllo della stampa internazionale per modificare la narrazione di tali conflitti; Documenti su attività di spionaggio contro l’Onu e di analisi dei diversi leader europei e non. Assange aveva smascherato tutti i crimini di guerra degli Stati Uniti accompagnate dalle manie di onnipotenza imperialista in ragione delle quali manipolavano l’intero sistema mediatico internazionale affinchè occultassero i loro crimini e giustificassero le loro gesta, non mancando di assicurasi una ossessiva sorveglianza orwelliana dei più alti vertici istituzionali del panorama internazionale.

L’arresto e la futura sentenza

Era inevitabile che una nazione così finora descritta restasse a guardare inerme dinanzi all’operato di quest’uomo. Ed è così che gli Stati Uniti ci hanno insegnato un importante principio della “democrazia”: chi racconta la verità viene sottoposto ad una persecuzione psicologica e giudiziaria. Nel 2010 Assange ha subito una prima carcerazione in Gran Bretagna in seguito ad un mandato d’arresto del Tribunale di Stoccolma per l’accusa di stupro.

Tralasciando la particolare coincidenza temporale della denuncia col periodo di massima pubblicazione di Wikileaks, è bene chiarire che per tale accusa non c’è mai stata nè una condanna nè un processo. sui motivi di tale denuncia potrebbero essere utili le parole di Julian che in un’intervista affermò “la Svezia è una satrapia statunitense“.

Stella Assange: “La sentenza stabilirà in sostanza se lui vivrà o morrà”

Assange ha poi, in seguito al rilascio per cauzione, un periodo di 7 anni di confinamento nell’ambiasciata ecuadoriana che gli ha prestato asilo politico sotto la presidenza di Rafael Correa. All’insediamento del nuovo presidente filostatunitense, però, l’asilo politico gli viene improvvisamente revocato, e l’11 aprile del 2019 viene catturato e portato nella prigione di Belmarsh, definita “la guantanamo britannica”.

È lì che Assange vive da quasi 5 anni, ed aspetta di sapere la sua definitiva sorte dopo l’autorizzazione del tribunale di Londra all’estradizione negli USA, sotto l’accusa di spionaggio, probabilmente nella ADX Florence in Colorado, una delle prigioni più dure degli Stati Uniti. La moglie di Assange ha dichiarato, parlando delll’assenza del giornalista all’udienza a causa delle sue condizioni fisiche, che la sentenza “stabilirà in sostanza se lui vivrà o morrà”, proprio in relazione della sua situazione psicofisica. A livello giudiziario. l’udienza rappresenta l’ultima possibilità per la libertà di Julian. L’unico mezzo ancora esperibile sarebbe il ricorso alla Corte Europea dei Diritti Umani, di dubbia rilevanza in ogni caso.

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