Artemisia Gentileschi: da Pozzuoli a Londra

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Una mostra alla National Gallery accoglie il dipinto “San Gennaro nell’anfiteatro di Pozzuoli”, capolavoro custodito nella cattedrale della diocesi puteolana

 

informareonline-artemisia-gentileschiPer la prima volta nel Regno Unito, una retrospettiva di Artemisia Gentileschi, pittrice romana che trovò a Napoli un ambiente disposto a commissionarle non solo tele destinate a collezioni private, ma anche importanti opere devozionali da esporre nei luoghi di culto. L’idea della mostra nacque nel 2018, quando la National Gallery riuscì ad acquistare l’opera “Autoritratto nelle vesti di Santa Caterina di Alessandria”, il primo quadro della Gentileschi a entrare a far parte di una collezione pubblica in Gran Bretagna. La mostra, che vede Intesa SanPaolo sponsor principale, riunisce molti quadri che non erano mai stati visti prima in Gran Bretagna, come il dipinto “San Gennaro nell’anfiteatro di Pozzuoli”, che fa parte di un gruppo di tre quadri realizzati da Artemisia, su commissione del vescovo Martìn de Leòn y Càrdenas, tra il 1636 e il 1637, per il duomo di Pozzuoli. Dopo essere stati conservati nel museo nazionale di Capodimonte per circa cinquant’anni, le opere ritornarono nella rispettiva collocazione originaria nel 2014, anno della riapertura al culto della cattedrale. Don Roberto Della Rocca, direttore dell’Ufficio per i beni culturali e l’arte sacra della Diocesi di Pozzuoli, racconta che «il direttore della National Gallery, Gabriele Finaldi, e la curatrice della mostra, Letizia Treves, sono venuti appositamente a Pozzuoli dove hanno scelto l’opera, perché colpiti dal soggetto, dai volti, dai colori…». Il duomo della diocesi paolina conserva anche una splendida Adorazione dei Magi e un suggestivo San Procolo, raffigurato con la madre Nicea. Questi dipinti «rappresentano un vanto per la nostra diocesi; inoltre, Intesa SanPaolo ha contribuito al restauro dell’opera.
L’obiettivo della mostra, secondo Treves, era quello di «tornare a puntare i riflettori sull’arte di Artemisia Gentileschi più che sulla sua avventurosa vita, forte personalità e indubbia forza di carattere».

Infatti, Artemisia, unica figlia del pittore Orazio Gentileschi, perse la madre a 12 anni e fu destinata alla cura del focolare domestico e dei suoi tre fratelli minori. L’unica cosa che le poteva essere consentita era aiutare il padre nel suo studio, dove poté subito mostrare tutto il suo talento. Purtroppo, fu proprio qui che un assistente del padre la violentò ma, dopo un lungo processo, seppure riconosciuto colpevole, l’aggressore non fu mai punito.
Tra l’altro, la mostra di Londra espone al pubblico, per la prima volta, il volume con la trascrizione originale del processo, in prestito dall’Archivio storico Frescobaldi.

Successivamente, Artemisia fu sposata a un amico del padre e si trasferì a Firenze, dove si fece notare ed apprezzare dai Medici e dove riuscì ad essere ammessa all’Accademia delle Arti e del Disegno, prima donna nella storia. Nelle sue opere, spesso, la si trova autoritratta, sia per il desiderio di farsi conoscere che per risparmiare sulle costose modelle. La mostra, la cui inaugurazione era prevista per l’inizio di aprile, era stata rinviata e poi messa in forse a causa dell’epidemia di Covid-19. Invece, tra aperture e chiusure, sta vedendo un successo di pubblico. Dopo l’esposizione a Londra, il dipinto tornerà nella cattedrale flegrea, ma ad Artemisia Gentileschi sarà dedicata una nuova mostra a Napoli, alle Gallerie d’Italia di Intesa SanPaolo, nel 2022. L’iniziativa, ricorda Della Rocca, fa seguito al successo dell’esposizione del dipinto “L’Adorazione dei Magi” presso il Museo Diocesano Carlo Maria Martini di Milano, «evento che ha visto le Diocesi di Pozzuoli e di Milano avviare un dialogo volto alla condivisione delle reciproche scelte ed esperienze di didattica e fruizione del patrimonio culturale ecclesiastico».
Eccezionalmente, «il dipinto è ora esposto nelle sale del Museo Diocesano di Pozzuoli, occasione per godere dei dettagli di questa straordinaria opera ed apprezzare le peculiarità del linguaggio artistico della pittrice, nell’attesa dell’uscita di un docufilm sui luoghi di Artemisia Gentileschi in Italia».

di Fabio Di Nunno

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE NUMERO 214

FEBBRAIO 2021

 

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