Arnaldo Garcez in mostra a Castel Volturno

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Con il patrocinio morale del Consolato onorario del Brasile a Napoli, dal prossimo 22 ottobre, presso la sede del Bar La Piazzetta di Baia Verde, Castel Volturno, Arnaldo Garcez, artista brasiliano riconosciuto a livello internazionale anche per la sua poliedricità.

 

Musicista, compositore, pittore espressionista, sarà in esposizione fino al 9 novembre con una sua mostra di dipinti realizzati nell’ambito del progetto pittorico Arquitetura da Cor. Il progetto ebbe una anticipazione nello stesso periodo dello scorso anno a Napoli in Casina Pompeiana per poi approdare dal 16 aprile di quest’anno a Brasilia nel centro culturale di interscambio bi-nazionale Stati Uniti/Brasile Casa Thomas Jefferson.
I quadri di Garcez, generalmente in acrilico su tela, sono caratterizzati da colori vivaci realizzati utilizzando pigmenti estratti da materiali naturali quale il carbone e frutti tipici dell’Amazzonia, luogo di nascita dell’artista. Ha esposto in Germania, negli Stati Uniti, oltre che in Brasile e Italia.
In Italia, in particolare, ha esposto a Napoli in Casina Pompeiana ed anche a Perugia, Castiglion del Lago e Roma.
Le sue opere fanno parte delle scenografie di tutte le telenovelas brasiliane prodotte da Rede Globo.
L’idea di riproporre parte di questa mostra a Baia Verde nacque nel corso di una passeggiata con l’artista che a suo modo volle rendere omaggio alla grande artista africana Miriam Makeba sul luogo della sua scomparsa.

Mama Afrika, infatti, morì per un attacco cardiaco proprio lì, a Baia Verde di Castel Volturno, nel Bar La Piazzetta il 9 novembre 2008 al termine della sua esibizione al concerto organizzato sui luoghi dove sei innocenti ragazzi africani erano stati trucidati dalla camorra il 18 settembre 2008.

“È giusto che i suoi ultimi momenti siano stati sulla scena”, commentò l’ex presidente sudafricano Nelson Mandela, “Le sue melodie hanno dato voce al dolore dell’esilio che provò per 31 lunghi anni. Allo stesso tempo, la sua musica effondeva un profondo senso di speranza”.
Parlando con Arnaldo, avevamo ripercorso le sue ultime ore leggendo le cronache di quei giorni, non senza provare una grande commozione. La cantante, accompagnata da sua nipote e da una badante, si era recata prima al centro d’assistenza Fernandes. Aveva la febbre.
Poi, in serata il concerto con la sua esibizione intorno alle 21:30, subito dopo Maria Nazionale, davanti alle poche decine di spettatori rimasti, per lo più africani.
Jean Milongo, mediatore culturale del Fernandes, raccontò che la Makeba sembrava infastidita. Parlando in inglese avrebbe detto: «Mi avete fatto aspettare troppo tempo, e adesso non c’è più nessuno».

Sebbene debilitata volle ugualmente onorare il suo impegno. Stringendo il microfono tra le mani giunte, immobile su una sedia, eseguì tre pezzi. Poi di nuovo rivolta al pubblico che invocava “Pata Pata” nonostante volesse andar via, non seppe dire di no.

Poco prima che sul palco improvvisato calasse il sipario, il malore con qualcuno che cercava di sorreggerla accompagnandola verso il bar dove i medici della vicina Clinica Pineta Grande, nel frattempo sopraggiunti con l’ambulanza, non poterono fare altro che constatarne il decesso.
La cosiddetta strage di San Gennaro fu un fatto di sangue causato dalla camorra a opera della fazione del Clan dei Casalesi facente riferimento al boss stragista Giuseppe Setola, avvenuta la sera del 18 settembre che aveva portato alla morte del pregiudicato Antonio Celiento, gestore di una sala giochi di Baia Verde di fronte al luogo dove era stato giustiziato il 16 maggio Mimmo Noviello, sospettato di essere un informatore delle forze dell’ordine e di sei immigrati africani, vittime innocenti della strage, in due blitz distinti da parte dello stesso gruppo di fuoco, avvenuti a mezz’ora di distanza l’uno dall’altro.

Gli immigrati africani si chiamavano Kwame Antwi Julius Francis, Affun Yeboa Eric, Christopher Adams del Ghana, El Hadji Ababa e Samuel Kwako del Togo e Jeemes Alex della Liberia e si trovavano presso la sartoria Ob Ob Exotic Fashion a Ischitella, altra frazione di Castel Volturno. Dagli accertamenti effettuati dagli inquirenti, successivamente alla strage, emerse che nessuno degli immigrati (tutti giovanissimi, il più vecchio aveva poco più di trent’anni) era coinvolto in attività di tipo criminale e che nessuno di loro era legato alla camorra locale né alla cosiddetta “mafia nigeriana”.

Uno degli immigrati che si trovavano all’interno della sartoria, Joseph Ayimbora, un cittadino ghanese che abitava a Castel Volturno da otto anni, sopravvissuto fingendosi morto, nonostante la mitragliata di colpi che lo aveva centrato alle gambe e all’addome, riuscì ad avere il tempo di guardare in faccia chi gli aveva sparato e altre due persone. In seguito la sua testimonianza è stata decisiva per riconoscere gli autori della strage. Joseph Ayimbora è poi anch’egli deceduto a causa di un aneurisma cerebrale nel febbraio 2012.

Arnaldo con questa mostra ha voluto omaggiare la grande artista ed ha espressamente chiesto che la mostra terminasse il 9 novembre, anniversario della scomparsa.

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Non potendo essere fisicamente presente (in questi giorni si trova in una sorta di isolamento volontario – anche dalla famiglia – nella sua città d’origine Manaus alla ricerca di nuove ispirazioni) ha chiesto di organizzare non un vero e proprio vernissage bensì un evento che in qualche modo onorasse il ricordo dell’artista, in qualche modo anche lei vittima sia pure inconsapevole di camorra.
Accogliendo la sua richiesta, sentito Paolo Miggiano, abbiamo concordato di “presentare” il suo libro «L’altro Casalese» (in memoria di Mimmo Noviello anch’egli vittima di camorra ed ammazzato a pochi metri di distanza dal bar) domenica 27 alle ore 10:30.

Magazine informare è, come sempre, media prtner dell’evento.

Vi aspettiamo.

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