Armi italiane: trasparenza a rischio con la riforma della legge 185/1990

Paolo Cutillo 06/04/2024
Updated 2024/04/06 at 10:26 PM
3 Minuti per la lettura

Il recente annuncio della relazione annuale sulle operazioni di import ed export delle armi italiane ha sollevato nuove preoccupazioni riguardo la trasparenza, a rischio in questo settore, soprattutto alla luce dei progetti di modifica della legge 185/1990 proposti dal governo Meloni.

Esportazioni ed interrogativi

Nel 2023, le esportazioni di armi italiane hanno registrato un aumento significativo, toccando la cifra di 6.311 miliardi di euro, un miliardo in più rispetto all’anno precedente. Tuttavia, ciò solleva interrogativi sui destinatari di tali armi, con vendite anche verso Paesi noti per le loro violazioni dei diritti umani, come Arabia Saudita, Turchia, Azerbaijan e Kuwait.

L’Arabia Saudita, ad esempio, ha ricevuto armi italiane nonostante le precedenti sospensioni dovute alle sue violazioni dei diritti umani e all’uso di armamenti italiani in Yemen. Il governo Meloni ha revocato il divieto lo scorso anno, permettendo così nuove commesse per un valore di 363 milioni di euro. Anche verso l’Ucraina, nonostante il conflitto in corso, sono state rilasciate licenze per un controvalore di 417 milioni di euro.

La proposta di riforma 185/1990

La proposta di riforma della legge 185/1990 solleva ulteriori preoccupazioni, poiché potrebbe compromettere significativamente la trasparenza sul commercio di armi. Il disegno di legge, già approvato in Senato e attualmente in esame presso la Camera, prevede la semplificazione delle procedure e la riduzione delle informazioni da fornire al Parlamento.

Organizzazioni come Rete Pace e Disarmo hanno denunciato l’attacco alla trasparenza rappresentato da questa riforma. Francesco Vignarca, della Rete Italiana Pace e Disarmo, ha sottolineato come la mancanza di trasparenza possa aumentare i rischi di corruzione e ha espresso preoccupazione per la cancellazione dell’ufficio di coordinamento per i materiali di armamento e l’eliminazione del confronto con le ONG che si occupano dei diritti umani.

Evitare gravi conseguenze 

Laura Boldrini ha criticato l’accelerazione del governo sulla riforma della legge 185/1990, definendola una resa all’industria militare e una minaccia per la pace e i diritti umani. La modifica di questa legge, infatti, potrebbe aprire la strada a un mercato selvaggio delle armi, privo di controlli e limiti.

La proposta di modifica solleva dunque serie preoccupazioni riguardo alla trasparenza e all’etica nel commercio di armi italiani. È fondamentale che il Parlamento tenga conto di queste preoccupazioni e garantisca una regolamentazione adeguata per evitare gravi conseguenze per la pace e i diritti umani.

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