La guerra, la storia e un volto che le ha vissute

Silenziosamente terminano le vite delle persone umili, scivolando nell’oblio della dimenticanza. Tra queste c’è la dura e dignitosa vita di Armando Donadio (foto in alto), un eroe napoletano che ha terminato i suoi giorni a Castel Volturno, costretto a lasciare la sua Napoli, la sua casa in vico 1° Santa Maria in Portico, quartiere Chiaia, ove ha vissuto da sempre con la moglie e i figli.

Ma andiamo per gradi. Arruolatosi volontario nell’esercito italiano a 19 anni nel 1931, allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, combattendo dapprima nella Libia delle prime legge razziali e della guerra chimica, e in seguito all’Aquila. Dal 13 settembre 1943, con l’annuncio del passaggio dell’Italia con gli Alleati, il Paese è allo sbando e il ten. Col. Donadio si unisce alla Resistenza per combattere lo straniero e decide di tornare a Napoli, per difendere la sua città. Dopo giorni e giorni di cammino giunge ivi il 28 settembre, proprio nel pieno delle Quattro Giornate, dando il suo contributo nella liberazione di Napoli dal nemico nazista. Come se ciò non bastasse, a metà ottobre si arruola nel gruppo Combattenti-Italia formazione Pavone per partecipare alla Resistenza in altre regioni, entrando così nel nucleo “sabotatori”, con lo scopo di sabotare le strutture e i mezzi militari tedeschi. Scampato ripetutamente alla morte, viene catturato dai nazisti, poche settimane dopo, deportato in Germania e internato in un primo campo di concentramento, per poi trasferito in altri lager a causa di cattive condizioni di salute: “processo osteomielitico all’arto inferiore destro, grave stato di deperimento organico con oligoemia e un quadro neuropsichico contrassegnato da depressione (…)” – come attesta il capitano medico Baldo Parisi, secondo cui la causa del crollo psicologico furono le torture e le fucilazioni simulate, essendosi rifiutato di rivelare i nomi dei suoi compagni. Il Donadio venne rimpatriato solo nel maggio 1945 nel centro ospedaliero di Udine, e solo dopo alcuni mesi poté tornare a Napoli dalla sua famiglia, rimanendo tuttavia invalido nel fisico e fortemente segnato psicologicamente per tutto il resto della sua vita. Per quest’uomo simbolo di amor patrio nel 1947 la presidenza del consiglio gli riconobbe la qualifica di Partigiano e fu iscritto nell’elenco ufficiale dei partigiani delle “Quattro Giornate”. Nel corso della sua vita Armando Donadio è stato un umile impiegato di un’azienda della grande distribuzione, e coerentemente al suo darsi per gli altri fu anche delegato sindacale a livello nazionale.

Il 3 febbraio 1995 finiva la sua valorosa vita nel più assoluto oblio sia da parte dell’ANPI che dalle istituzioni. Per questa ragione Francesco Ruotolo, consulente speciale alla memoria della 3° Municipalità di Napoli, si è battuto per l’intitolazione di una strada alla memoria del Donadio, individuandola nel vico 1° Santa Maria in Portico, ove il partigiano è vissuto a lungo nel dopoguerra, considerando tra l’altro che il toponimo di tale strada è la “ripetizione” dell’attigua Via Santa Maria in Portico. Infine c’è da dire che nel 2010 su iniziativa di Ruotolo si tenne un consiglio della 1°Municipalità, (con presidente Fabio Chiosi di Alleanza Nazionale e dunque consiglio a maggioranza di centro destra), il quale approvò all’unanimità la proposta dell’intitolazione della strada. Solo la lenta e difettosa macchina burocratica della Toponomastica napoletana bloccò la pratica e ad oggi, dopo 7 anni, nulla ancora è stato fatto. Non bisogna dimenticare la nostra storia e il sacrificio di coloro che l’hanno resa migliore. Non bisogna dimenticare uomini come Armando Donadio, la cui memoria significa continuare a trasmettere i valori di senso civico e fedeltà alla Patria, che oggi sembra stiano andando perduti.

Non bisogna dimenticare.

di Fulvio Mele

Tratto da Informare n° 173 Settembre 2017