Arcigay Napoli, da 30 anni un presidio di tutela nel cuore della città

Antonello Sannino, presidente dell’Arcigay di Napoli

Antonello Sannino: «Rivendichiamo diritti»

La nostra città ha un animo storicamente aperto e moderno, fatto di integrazione politica e sociale senza limiti, senza barriere, senza categorie. Per questo non meraviglia che al centro della città ci sia una delle sedi storiche del comitato Arcigay, un punto nevralgico di aiuto e tutela in favore della comunità LGBT (Lesbo Gay Bisex Trans). Nella sede si respira vitalità, voglia di essere presenti e dire la propria, in un clima di rispetto della propria identità e di quelle altrui.

Una storia che parte dal Sud

Siamo a Giarre, in Sicilia. È il 17 Ottobre del 1980 quando Giorgio e Toni vengono sparati alla testa dal nipote di quest’ultimo, obbligato dalla coppia a compiere tale gesto per “liberarli” dalla loro condizione di omosessuali. Il 9 Dicembre dello stesso anno nasce il primo comitato Arcigay a Palermo. «Il comitato di Napoli nasce grazie ad un ex prete di Potenza, Marco Bisceglie» ci racconta Antonello Sannino (in foto), presidente dell’Arcigay di Napoli. «Quando in Molise e in Basilicata non esistevano comitati, l’intera zona meridionale faceva capo qui; ancor di più nel momento in cui il comitato di Palermo ha vissuto alcuni anni di inattività. Il primo presidente dell’Arcigay Napoli è stato Luigi Amodio, oggi direttore di città della scienza». Dal 1984, anno della fondazione, ad oggi sono passati più di trent’anni e il comitato è ancora lì, dove è nato, nella sede in vico S. Geronimo. Sono circa 60 le sedi in tutto lo stivale, collocate nei capoluoghi di provincia, tralasciando la sede di Torre Annunziata. «La storia del movimento LGBT passa per persone del sud» ha affermato Sannino, «quando fu promulgato lo statuto Albertino che prevedeva il reato di omosessualità, questo fu declassato da tutte le regioni meridionali. Mentre ci sono alcuni comuni del centro nord che escono fuori dalla rete nazionale anti discriminazione, la città metropolitana di Napoli ha aderito insieme a comune e regione».

Ma l’Arcigay che fa?

Quotidianamente sentiamo parlare di Arcigay, di querele e di battaglie da portare avanti. Un’errata impostazione mediatica delle vicende fa apparire questa associazione come un muro di difesa perenne, con il quale bisogna fare anche attenzione nella scelta delle parole. Una risata, da parte di chi vive e conosce questa realtà. «Rivendichiamo diritti per la comunità LGBT e non solo. Oltre a questo offriamo anche servizi, per cui abbiamo uno sportello legale, uno sportello di ascolto, telefono amico, abbiamo lo sportello per i migranti LGBT, ci occupiamo di disabilità. Facciamo tante cose come incontri con gli studenti per sensibilizzazione su tematiche come il bullismo, rassegne letterarie e cinematografiche, abbiamo uno sportello persino all’interno del carcere di Poggioreale. Grazie ad un progetto nazionale in associazione con la chiesa Valdese facciamo prevenzione contro l’HIV con test capillari rapidi e anonimi».

Giornate da ricordare

Si parla spesso di giornate dedicate alla comunità LGBT, come il recente Coming Out Day o i vari pride che negli anni si susseguono, ma pochi, probabilmente, conoscono il significato di questi eventi che periodicamente si ripresentano. «Alcune di queste sono giornate internazionali. Celebrarle e ricordarle è importante perché non è difficile abbassare la guardia e non lo è dimenticare. Il ricordo e la memoria sono un diritto, oltre che un dovere, perché le prossime generazioni devono conoscere il cammino che ha portato a determinati risultati. Come sono importanti il 25 aprile e il primo maggio, sono importanti il 17 maggio e il 28 giugno. Fino al 17 Maggio del 1990 l’omosessualità era considerata malattia mentale e, come tutte queste, veniva curata con elettroshock e shock insulinici. Il 28 giugno viene ricordato per i moti di Stonewall, moti dai quali derivano i moderni pride. Il coming out, dal significato opposto dell’outing, va ricordato perché tutti, a qualsiasi età, possono farlo. Non è solo un problema legato ai giovanissimi. Molte persone, come i docenti per esempio, finita una carriera, arrivati ad una certa età, sentono il bisogno di essere finalmente se stessi».

di Savio De Marco

Tratto da Informare n° 175 Novembre 2017

About Salvatore De Marco

Salvatore De Marco nato il 18/10/1992 a Napoli. Tutti lo conoscono come Savio De Marco. Diplomato al Liceo Classico Vittorio Emanuele II di Napoli. Laureando presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II in Scienze Politiche. Ama l’arte, la filosofia e la scrittura e il teatro, appassionato di cinema e fumetti. Coordinatore e Regista di una compagnia amatoriale teatrale “Pazzianne & Redenne” formata totalmente da giovani. Milita in un’associazione culturale “ViviQuartiere Napoli” attiva nella riqualificazione del nostro territorio.