AraboCe: cultura senza frontiere

Chiara Costanzo dell'associazione "AraboCe"

Chi è il diverso? Perché abbiamo timore di qualcuno che, per caratteristiche o comportamenti differisce o, si pensi differisca, da ciò che si considera normale? Perché non possiamo scegliere una dimora comune? Perché non possiamo stare insieme non solo per un vincolo di parentela dove è facile riconoscersi perché abbiamo le stesse abitudini o poiché parliamo la stessa lingua?

Chiara Costanzo dopo la laurea in Studi Islamici afferma di “girovagare” nel Medio oriente per scoprire sul campo le affascinanti tradizioni arabo-islamiche, e soggiorna per un lungo periodo in Siria e Turchia. Decide così di farci conoscere il mondo di “Shahrazād” con l’associazione AraboCe.

Però il racconto di Chiara non è una fiaba, è l’intento di condividere una cultura diversa dalla nostra andando oltre la facciata che i media ci rappresentano quotidianamente. È cosi radicata in lei da aver anche scelto come compagno di vita, una persona non appartenente al nostro territorio occidentale.

Ma come fare per avvicinare le persone al mondo arabo? Come far capire loro che quello che noi consideriamo diverso altro non è che un’opportunità di conoscenza?

Chiara sfida il territorio Casertano organizzando eventi che hanno portato alla scoperta della gastronomia, della cultura araba e della religione islamica. Così, le serate presso vari locali di Caserta hanno allargato la sfera dell’offerta non limitando l’approccio alla gastronomia, ma promuovendo una serie di iniziative culturali. In questo modo si è dato via alla ‘Serata etnica’ dove gastronomie afghane, indiane, pakistane, marocchine e tunisine sono state degustate attraverso i loro piatti tipici.

AraboCe è andata oltre: «i miei corsi di lingua Araba sono diversi da quelli prettamente accademici» – afferma Chiara. La comunicazione è il punto cruciale delle sue lezioni: «Voglio che i miei allievi possano comunicare in lingua Araba e si interessino a tale cultura».

Il Workshop di calligrafia Araba, la serata della Danza del ventre, il Cineforum Palestina piuttosto che la proiezione del documentario Focus on Syria sono stati momenti di aggregazione giovanile dettata non solo da un interesse personale, ma soprattutto dalle tematiche trattate, dove la realtà è diversa da quella esposta da altri social. Ogni singolo partecipante agli eventi ha acquisito un bagaglio culturale ed informativo diverso dal solito, dove specifici argomenti non affrontati nel nostro paese, sono stati resi noti dalla filmografia, dalla lettura di poesie o dal semplice passo di danza.

Cosicché il cinema ed il ballo sono diventati gli strumenti incisivi e funzionali per un contesto giovanile. «La danza infatti si avvicina ai popoli ed è portatrice di un’immagine perfetta di una specifica cultura. La danza è come un arcobaleno che collega vari poli: la storia, le origini, la religione».

Gli eventi programmati da AraboCe sono stati di immediata comprensione per tutti. Ci fanno capire che stare insieme fa riferimento anche ad un senso di appartenenza, di alleanza dove lo straniero che bussa alla nostra porta è portatore di un messaggio diverso dal nostro, ma che può arricchirci proprio perché ci fa conoscere una nuova lingua e diverse abitudini.

Dobbiamo quindi essere pronti ad un confronto ed essere in grado di rimetterci in gioco e non restare avvinti nelle nostre verità.

di Angela Di Micco