Laurea honoris causa ad Antonio Loffredo, parroco della Sanità

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Don Antonio Loffredo, parroco del Rione Sanità, ha conseguito la laurea honoris causa in Architettura, all’Università Federico II di Napoli.

A renderlo meritevole di un titolo così prestigioso è il suo operato nella città, che “esprime una visione innovativa e fertile dell’uso dei beni comuni e dello spazio pubblico” – si legge nel comunicato – “attraverso pratiche sensibili, inclusive e che provengono dal basso, mostrando di comprendere il vero senso della progettualità ed il ruolo civile ed etico dell’Architettura”.

Con le sue parole appassionate, padre Loffredo ci racconta una storia fatta di Umanità, di Speranza e di Sostenibilità. Una storia semplice che fa la rivoluzione, un po’ come le scarpette da ginnastica sotto la toga accademica, che lo distinguono da tutti gli altri.

Don Antonio Loffredo arriva nella Chiesa di Santa Maria della Sanità nel 2001, consapevole di inoltrarsi in un luogo difficile. Per anni rimasto prigioniero della camorra e dell’illegalità, ma allo stesso tempo intriso di storia, arte e cultura.

Alla Sanità tutto avviene e convive contemporaneamente. E, come in tutti i posti del mondo dove per vivere – come diceva Totò – si fa la guerra con la vita, la tradizione, nutrita della memoria, e la creatività, sintomo di speranza, vanno a braccetto, ogni mattina, a seminare meraviglie nelle menti. Lì, dove più forte è il bisogno, più velocemente i cuori sono stuzzicati a sostituire l’onda della disperazione con quella della speranza. Alla Sanità la gente è forgiata per resistere. Per questo, senza nessuno sforzo, sono grandi nel bene e nel male.” – racconta commosso, dall’alto del leggio.

“La domanda che ci siamo posti anni fa era quella di come rigenerare questa periferia urbana ed esistenziale allocata nel centro antico, nel cuore stesso di Napoli. La risposta era sotto gli occhi: trasformare gli spazi in luoghi.”

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Avvia così il suo percorso rivoluzionario, in grado di trasformare le pietre e il cuore delle persone, e di far conoscere il Rione Sanità non più solo per la cronaca. Infatti, se oggi, nella comunità locale si avverte una concreta possibilità di crescita e di riscatto, è grazie ad un cammino lungo e faticoso.

La prima intuizione di padre Loffredo è stata quella di dare consapevolezza ai giovani delle bellezze storico-architettoniche di cui dispone il quartiere, convincendoli a riappropriarsene. In breve tempo, sono nate cooperative di giovani intraprendenti, come La Paranza, che ha ridato vita alle Catacombe di San Gaudioso e di San Gennaro. Insieme a questo, sono stati restaurati circa 11mila metri quadrati di beni artistici e riaperti spazi abbandonati (case canoniche, conventi, congreghe, giardini). Spazi, ora luoghi, trasformati in strutture recettive, orti urbani, luoghi per l’aggregazione, botteghe, laboratori di restauro, scuole di musica e corsi di danza e teatro.

Questa rete di progetti ha generato a catena ricadute positive sul tessuto economico: turismo, impensabile fino a pochi anni fa, e nuove opportunità di lavoro.

Oggi più che mai c’è voglia di partecipazione, di cambiamento, c’è voglia di ricominciare.” – continua – “anche se, purtroppo questa spinta vitale si concretizza, soprattutto oggi, in strategie rivendicative e in derive populiste.

È urgente, cominciando dai singoli quartieri, ricostruire la Comunità.

Se non c’è comunità è inutile e impossibile rigenerare gli spazi trasformandoli in luoghi. I giovani del rione sanità l’hanno capito” e per riorganizzare il presente hanno scelto la Cooperazione, “che è per loro prima un’esperienza di vita, poi una forma giuridica, oltretutto la più adatta a generare comunità.

Quindi, un vivace e creativo utilizzo del territorio, basato sulla responsabilità e la cooperazione: ingredienti di un modello economico sul quale storicamente Napoli ha costruito la propria ricchezza. Questo, anche grazie all’ apporto dell’economista e sacerdote Antonio Genovesi, il quale affermava che lo scopo ultimo dell’economia non è la ricchezza, ma la felicità pubblica.

La lectio magistralis termina con una citazione di Carlo Borogomeo, presidente della Fondazione con il Sud: secondo uno schema consolidato ci si può occupare del sociale, come della cultura, quando la situazione economica determina risorse aggiuntive. È vero il contrario, senza investire nel sociale e nella cultura non si potranno realisticamente perseguire obiettivi di sviluppo”.

A dimostrarlo è proprio la straordinaria rinascita dei vicoli della Sanità, da cui bisogna partire, con coraggio e fiducia, per “rovesciare un paradigma che palesemente non regge più”.

di Giorgia Scognamiglio

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