Antonino Caponnetto: esempio del senso del dovere

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Per non dimenticare.

Nell’epoca dei social che ormai viviamo da qualche lustro è capitato a tutti di leggere le tre paroline “per non dimenticare” utilizzate come incipt a qualche post di facebook piuttosto che su Twitter o su qualche storia di Instagram. Un modo semplice, speditivo per appunto “fare ricordo” di un evento che ci sta a cuore personalmente oppure che ha segnato uno spartiacque per la società; la vittoria dei mondiali, lo scudetto della squadra del cuore oppure il concerto che non si riesce a dimenticare per le emozioni che ci ha regalato.

Da qualche anno, soprattutto grazie ai movimenti antimafia sorti tra la società civile dopo le orribili stragi mafiose di Capaci e Via D’Amelio del 92, si “fa memoria” di quanti hanno combattuto per la legalità nel nostro Paese e per questo hanno perso il prezioso dono della Vita. Uomini e servitori dello Stato che credendo nei valori della democrazia pur avendo la consapevolezza di un destino tragico quasi scontato non hanno indugiato mai, ma anzi, con maggiore determinazione hanno continuato nel loro lavoro di ricerca della verità e come diceva il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa: “per avere il coraggio di guardare negli occhi i propri figli”.

Oggi, “per non dimenticare”, vorrei ricordare che sono trascorsi 16 anni da quando il giudice, l’Uomo, Antonino Caponnetto che per molti studenti e per quanti lo hanno conosciuto negli ultimi anni del suo impegno civico era diventato il “Nonno” Nino ha lasciato questa Terra per “abitare” qualche nuvoletta della dimensione celeste. Chi era il giudice Caponnetto? Beh, un magistrato che dopo l’attentato alla “libanese” del giudice Rocco Chinnici ideatore del pool antimafia avvenuto nel 1983, da Firenze presentò domanda volontaria per ricoprire quell’incarico nella sua terra di origine, la Sicilia.

Si trasferì a Palermo e chiamò con sé altri magistrati come Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Di Lello, Natoli e Guarnotta per continuare la lotta alla mafia. L’arresto di Tommaso Buscetta, storico boss della mafia, ed il suo “pentimento” danno origine al blitz di San Michele, considerata l’operazione antimafia più importante del secolo scorso. Interi clan mafiosi vengono trasferiti nelle carceri di massima sicurezza.

Nello stesso anno Caponnetto istruisce il maxi processo: 474 imputati per reati di mafia. Il 16 dicembre 1987 arriva la prima sentenza.

Non l’ho conosciuto di persona. Mi sarebbe piaciuto tanto. Ho avuto però la fortuna di far parte della Fondazione che porta il suo nome, di conoscere sua moglie, la Nonna Betta e lavorare con un gruppo di persone speciali con le quali per qualche anno abbiamo girato l’Italia, come faceva lui, per parlare ai giovani di legalità.

Una Sua frase porterò sempre con me del nonno Nino che morì a Firenze dopo una lunga malattia il 6 dicembre 2002 all’età di 82 anni ed era quella che rivolgeva a ragazzi nei suoi incontri nelle scuole e negli incontri pubblici: “Ragazzi, godetevi la vita, innamoratevi, siate felici ma diventate partigiani di questa nuova Resistenza, la Resistenza dei valori, la Resistenza degli ideali. Non abbiate mai paura di pensare, di denunciare e di agire da uomini liberi e consapevoli. State attenti, siate vigili, siate sentinelle di voi stessi! L’avvenire è nelle vostre mani. Ricordatelo sempre!”.

Ciao Nonno.

di Antonio Di Lauro.

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