Andrea Sparaco: un artista cosmopolita

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Andrea Sparaco: un artista cosmopolita

Il 23 agosto 2021 decade il decennale della scomparsa di Andrea Sparaco, un artista di alto valore, di dimensione “cosmopolita”. Per ricordare la sua figura abbiamo costituito un Comitato promotore per ricordarlo come merita, insieme con diversi amici e colleghi dell’artista.  In vista della data della sua scomparsa abbiamo concordato con la direzione di OndawebTV di organizzare una sorta di Sparaco Day, con interventi e testimonianze in suo omaggio.

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A tal fine abbiamo preparato la pubblicazione di uno speciale molto ricco su Infiniti Mondi di settembre pv (di cui riportiamo l’indice), in cui abbiamo raccolto contributi e ricordi sulla vita e sull’opera poliedrica di Andrea. Si compone di due parti: la prima tra “arte e sociale”; la seconda “tra politica e impegno civile”. Inoltre, abbiamo già avanzato richiesta formale alla direzione della Reggia Vanvitelliana e dell’Archivio di stato di organizzare una mostra, raccogliendo i documenti e le opere che sono depositati nello stesso Archivio, ma anche quelle che fanno parte di altre collezioni (in particolare quelle di tanti amici a cui Andrea amava fare omaggio di un suo disegno o scultura).

Nella presentazione dello speciale, abbiamo ricordato che in un evento dedicato alla “Giornata della memoria”, una giornata straordinaria “Domeniche di Carta” di apertura degli Archivi di Stato venne dedicata a Caserta ad Andrea Sparaco. In quella occasione venne ricostruita la sua biografia: nato a Marcianise (il Comune di Capodrise era stato soppresso ed il territorio annesso a Marcianise) il 1 ottobre 1936, all’epoca provincia di Napoli in seguito alla soppressione della Provincia di Terra di Lavoro operata da Mussolini nel 1927.

Dopo aver frequentato le scuole medie, si iscrisse all’Istituto d’Arte di Napoli e successivamente all’ Accademia di Belle Arti – indirizzo scenografia. Superato il concorso a cattedra nel 1958, ottiene il primo incarico da docente a Sessa Aurunca. L’anno seguente fu trasferito a Teano, dove conobbe la collega Lina De Gennaro sua futura moglie e dal matrimonio nasceva Marina. Nella bottega del fratello Luigi, un artigiano del legno, Andrea trascorse gran parte dell’ infanzia, assimilando la passione per il lavoro artigianale, per il legno, per la cura dei dettagli e per la politica. Luigi ed altri artigiani costituirono il nucleo comunista di quel territorio.

Giovanissimo si iscrisse alla CGIL, una scelta di campo di cui era molto orgoglioso. La CGIL chiese ad Andrea ed altri artisti di realizzare i pannelli che venivano esposti nei cortei in occasione del 1 Maggio o altre manifestazioni e circostanze importanti. La lucidità con cui Andrea leggeva gli avvenimenti in corso non era un rifiuto alla modernità, ma una critica radicale alle logiche del capitalismo. Sempre a fianco dei lavoratori, si iscrisse al PCI, partito per cui ha ricoperto la carica di consigliere comunale di Capodrise nelle elezioni amministrative dell’ 8 giugno 1980 in una coalizione PCI-PSI guidata da Arcangelo Vastano.

Andrea sempre di più veniva identificato come il più coerente intellettuale organico del PCI, un ruolo di cui era particolarmente orgoglioso: nel 1969 alla Federazione Provinciale Comunista di Caserta giungeva una lettera scritta di pugno da Enrico Berlinguer che ringraziava i compagni per il manifesto inviatogli, un manifesto utilizzato come copertina de «Il progresso di Terra di Lavoro», giornale della Federazione casertana.

Attraverso la mediazione del partito Andrea riuscì a fissare un incontro con il Maestro Renato Guttuso, un incontro che dopo lunghe trattative fu fissato nella durata di 5 minuti, presso la dimora del Maestro. Tra il ’68 e il ’69 a Caserta si registrava un significativo fermento culturale cui contribuivano le iniziative degli artisti dei gruppi «il Triangolo, Proposta 66 e La Comune», promotori di un incontro «organico» con il movimento operaio attraverso manifesti e mostre.

Andrea era parte attiva di questi gruppi e nel 1969 con «La Comune» venne realizzata l’opera in vetro in sostegno alle lotte degli operai della Saint Gobain. Allora lo scontro sociale era violento tanto che in soli tre mesi del 1969 vi furono 284 denunce contro i lavoratori tra cui anche operai della stessa Saint Gobain. Era sempre in prima linea nelle iniziative di solidarietà contro l’Apartheid, per la liberazione del Vietnam, per la democrazia in Grecia, per l‘indipendenza dei paesi africani promosse dalla CGIL.

Il suo laboratorio in Via Mazzocchi al centro di Caserta divenne un vero centro culturale per artisti, giovani, amici e compagni. In quelle enormi stanze zeppe di materiali di ogni sorta, di opere, di schizzi, di progetti e sperimentazioni, si respirava un’atmosfera di creazione di nuove forme dello stare insieme. La sua produzione è vastissima: pannelli, disegni, pizzini, statue, appunti e riflessioni, che rappresentano una fonte preziosa per rileggere la storia degli anni della «Golden Age» di Terra di Lavoro.

Altrettanto preziosi sono i manifesti, come sottolineò il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in un messaggio del 2007 indirizzato alla ex direttrice dell’Archivio di Stato di Caserta in occasione della pubblicazione del Catalogo Manifesti e Aforismi grafici edito da Electa a cura dell‘Ente Provincia di Caserta per i 100 anni della CGIL. Tante sono le mostre, gli eventi, le pubblicazioni, che gli hanno consentito di stabilire connessioni con esponenti della cultura italiana. Come dirà Massimo Cacciari: «La tua passione la tua sfida la tua sensibilità non sono il rifugio dell’inetto, ma il con tributo fattivo ed importante del responsabile».

Il suo impegno è stato sempre teso a realizzare «una comunità fondata su un diffuso senso civico e un profondo sentimento di solidarietà e di amicizia». L’aforisma che Andrea scelse per aprire la carrellata di meravigliose immagini in bianco e nero in “Quegli istanti a ridosso del futuro” racchiude il senso di questa giornata: «Siamo abitati da tutto quello che è accaduto prima di noi, e noi, insieme a tutto questo abitiamo nei linguaggi che utilizziamo per comunicare!». In quella occasione Gaia Salvatori (docente di Storia del l’Arte Contemporanea), osservò che in un’epoca come quella che attualmente viviamo, il tema della memoria ritorna ad essere centrale e ci impone un nuovo impegno sollecitato dall’esigenza di uno scatto di dignità.

Il poeta Lello Agretti, amico caro di Andrea, nel 2010 scrisse che era giusto che tutte le “carte” di Andrea Sparaco trovassero posto nell’ Archivio, ma a una condizione: che queste non rimangano isolate dalle altre e che non vadano solo ad arricchire un deposito, il luogo più lontano possibile dalla memoria. Ed aggiunse: “Un artista in un archivio, come in un museo, ci sta bene se il suo operato è presentato per sollecitare chiunque ci si avvicini alla visita, alla lettura, alla consultazione. Per attingere, in sostanza, a tutto quanto la sua opera suggerisca di riprendere, rielaborare, sviluppare”.

Riccardo Dalisi si è spinto a dichiarare che: “Andrea Sparaco entra nella materia, la scalfisce e punto per punto la ricompone in residui depositi sulla riva del mare. Lì qualcosa li avvolge e con mano amorosa li dispone con il lavoro faticoso della memoria”. Stelio Maria Martini, in uno scritto inedito del 1991, ha ragionato sulla “Porta e la maschera” come metafore di apertura e chiusura, luoghi di confine, ricordando, fra le altre cose, uno dei titoli dati da Sparaco ad un suo assemblaggio di oggetti: “la memoria ha un grande futuro”.

Solo in questa chiave si comprende a pieno quanto la sua opera vada considerata “solida” e “solidale” (secondo Massimo Cacciari): pronta a costituire un bagaglio di spunti di riflessione a cui attingere senza risparmio. Ce ne convinciamo, in particolare in questa ricorrenza del decennale, proprio ponendo attenzione non solo alla sua multiforme e densa produzione plastica e grafica, o ai fulminanti aforismi, ma anche semplicemente ai suoi titoli, alle didascalie che Sparaco appone alle opere.

di Pasquale Iorio

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