Giovane di talento, con tanta voglia di emergere facendo affidamento solo sulle sue forze: prima il successo col brano “Abbracciame”, poi il boom con l’album “Uànema”. È stato proprio il suo anno, costellato di successi. Andrea Sannino, continua la sua stagione di successi e debutta con “Andrè” l’attesissimo secondo album di inediti. Quattordici canzoni che ripercorrono il suo personale stile, frutto di un lungo lavoro di ricerca, scrittura e produzione. Una scrittura di melodie e armonie, alle quali poi i testi si adattano che rappresenta un importante crescita umana e artistica: l’artista partenopeo è sicuramente uno dei nomi della canzone napoletana, più in voga in questo momento. Ha energia da vendere, riesce a stregare il pubblico creando un’atmosfera intima e unico, capace di riscaldare il cuore con grandi capacità artistiche ma anche con una schietta simpatia.

Quanto c’è di personale in “Andrè”?
«Tutto parte già dal nome, perché è in rispost a chi voleva cambiarmi gli orizzonti già dal primo disco, seppure ho avuto un grande successo con “Uànema”, e col brano “Abbracciame”. In realtà io sono talmente napoletano detro che mi sono tradotto anche il nome da Andrea Sannino, ad Andrè».

A cosa pensi quando dico “Vico Santa Rosa”?
«Al luogo dove è nato tutto, esattamente dove sono nato io: un vicolo di Ercolano, attualmente la mia casa. Quindi prima di lasciarla perché mi sposo (ride ndr), ho fatto un saluto a quei luoghi che mi hanno cresciuto, alle persone, alle voci di quella gente senza voce, come appunto dico in questa traccia, rappresenta il mio grazie personale. A volte si può essere grandi, si può sognare in grande e anche se sei affossato tra mille palazzi di un vicolo, non conta da dove vieni, quanta strada ci metterai ma conta quello che hai dentro e arriverai lontano, è anche un esempio per altri ragazzi come me che vogliono intraprendere questa strada».

Da dove nascono le ispirazioni e le scelte dei brani?
«Dalla senerità interiore, se uno parla all’amore non può non vivere quelle cose che scrive. Forse la forza di “Abbracciame” che ho scritto insieme a Mauro Spinelli e gran parte dell’album, sono sentimenti che viviamo, puntiamo tutto sulla verità, sia se un brano vuole denunciare qualcosa, sia se vuole raccontare un sentimento, credo che devi viverlo per raccontarlo».

In “Nato napulitano”, come mai la scelta di inserire Massimo Troisi?
«Perché Troisi in un’intervista diceva: “Io sogno in napoletano, io penso in napoletano, vi dovete sforzare di capire il napoletano, perché io capisco quando una persona parla in romano o milanese, quindi perché voi dovete cambiare il mio modo di esprimermi”, è proprio quello che voglio umilmente tentare di fare io, portare il concetto che il napoletano è una lingua vera».

Fra le tracce del disco c’è una rivisitazione del brano “Pe’ l’età che tengo”.
«È un cerchio che si chiude. Io sono partito da quel vicolo dove negli anni ’90 c’era la faida di camorra sanguinosa, Ercolano era veramente una zona ad alto rischio.  Grazie alla forza della gente è stata la prima città derackettizzata d’Italia e io ho avuto lo spunto per raccontare la storia di questo amico mio, figlio di cammorrista che ha rinnegato il padre per inseguire dei valori sani».

Parliamo del tour. Quali saranno le novità?
«Sarà un’estate piena. Mi vedrete in giro per la Campania e per il Sud Italia per portare questo nuovo spettacolo che abbiamo ricostruito da capo, prendendo molto dallo zoccolo duro che abbiamo portato al teatro Augusteo questo inverno. Faremo uno spettacolo di contenuto, con una folta scaletta, perché io credo che la comunicazione può avere mille modi, non solo quello della musica».

di Chiara Arciprete

Tratto da Informare n° 182 Giugno 2018