Andrea Camilleri è morto e io non sono per nulla sorpreso. Da quando ha iniziato ad indossare gli occhiali arancioni – diceva di essere diventato “cieco” – ho creduto che avesse qualcosa da nascondere, un super potere per l’esattezza. Ricordate Scott Summers? Ciclope? Gli X-Men? Ecco, la mia idea è questa. Magneto deve averlo raggiunto prima del Professor X. Che sfiga.

Tutti parlano della sua assenza, eppure l’acqua delle fontane non ha smesso di scorrere e il volo degli uccelli non si è interrotto. Il tempo non ha alterato il suo corso, il sole e la luna si danno il cambio regolarmente, le persone passeggiano in strada incantate dalla scritta rossa che recita “SALDI”. No, non lo ricorderemo. Dimentichiamo i nostri nonni, come faremmo a ricordare uno scrittore siciliano? E ne era consapevole lui stesso. “Verrò dimenticato così come sono stati dimenticati i grandi scrittori prima di me”, diceva, più o meno. Al massimo qualcuno lo ricorderà, qualcuno che gli era particolarmente legato. E quando questo qualcuno non sarà più in grado di tramandare il suo ricordo, lo dimenticheremo in modo definitivo. Andrea Camilleri compirà la trasformazione e perderà le sue umane sembianze per diventare di carta. La pagina non consultata di un manuale, perché i programmi scolastici sono troppo lunghi e al quinto anno, con l’esame e le altre cose da fare, non sempre si riesce a concluderli. Ora, nello stesso momento in cui io scrivo e compio il paradosso, la morte di Camilleri è diventata notizia e ha perso parte della sua dimensione tragica. E’ diventata spettacolo.

Non siamo più abituati. Andrea Camilleri è morto a 93 anni e noi gli abbiamo chiesto un altro giorno. Come se 93 anni non fossero abbastanza per lasciarci un’eredità cospicua. Ma noi non siamo più abituati ad ascoltare. Così piangiamo e chiediamo un altro giorno. Pretendiamo di svolgere in ventiquattro ore il lavoro arretrato di una vita. Risposta sbagliata, game over, fine della storia. Il corpo ha dei limiti che non possono essere trascesi. Non esiste un giorno in più, nemmeno un secondo.

Andrea Camilleri è morto e io non vi darò in pasto la sua vita. Di lui, del suo corpo, del suo carattere, non resterà più niente. Solo una fiammella resterà, una fiammella lieve che se alimentata a dovere provocherà devastanti incendi. Le sue parole. E la sua voce rauca registrata in centinaia di interviste. L’eredità condensata all’interno dei suoi libri. Andrea Camilleri ci ha passato il testimone e ci ha chiesto, ansimando, di continuare la corsa. Ci ha investito della sua benevolenza e si è fidato di noi. E ci ha insegnato a non abbassare la testa, ad arrabbiarci senza urlare, a non aver paura delle conseguenze, a credere che dal conflitto nasca la bellezza.

Maestro, ma cosa avevi di così importante da fare? Sei scappato salutando a stento. E la tua eredità pesa sulle nostre spalle deboli e non pronte a sostenerla.
Andrea Camilleri è morto e da questo momento gli X-Men non saranno mai più gli stessi.

di Marco Cutillo

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