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Dopo la corrispondenza in diretta di Marco Cutillo da Caserta, ecco le considerazioni di Sara Ramondino sulla giornata di ieri di lotta pacifica in favore di provvedimenti per la salvaguardia del nostro pianeta; Gaia il nome del pianeta vivente, derivato da quello dell’omonima divinità femminile greca, nota anche col nome di Gea.
«Ci avete rotto i polmoni», «La Terra non è una pizza. Togliamola dal forno», «Alza la tua voce non il livello del mare», questi sono solo alcuni degli slogan riportati sui cartelloni per la manifestazione sui cambiamenti climatici che ha avuto luogo a Napoli venerdì 27 settembre.
Un lungo e acceso corteo di giovani tra i quindici e diciannove anni – tutti studenti di diverse scuole superiori del Napoletano – ha invaso piazza Garibaldi, il Corso Umberto e via Monteoliveto, fino a raggiungere piazza Dante in nome della salvaguardia del nostro pianeta e del messaggio che è partito dagli Stati Uniti dalla studentessa sedicenne svedese Greta Thunberg che, con il suo carismatico discorso ambientalista, ha smosso le coscienze delle giovani generazioni di buona parte dell’Occidente.
Una manifestazione che ha avuto inizio alle nove in Stazione Centrale e che ha determinato in una città caotica come Napoli, non pochi disagi, soprattutto per quanto concerne la viabilità.
Fino a piazza Nicola Amore, il Corso Umberto è stato spaccato in due: da un lato una corsia è stata riservata ai giovani manifestanti; dall’altro lato, invece, code di auto, pullman e camion sono rimasti bloccati nel traffico.
Non sono mancate, inoltre, le lamentele e gli scherni dei passanti che si sono chiesti il motivo di cotanto strepitìo.
«La canapa sostituisce il petrolio», «Mobilità sostenibile. Usate le gambe, usate il cervello», «Gioventù bruciata su un pianeta che scotta», sono i temi ambientalistici precipui toccati durante la manifestazione.
L’utilizzo di una cartellonistica vivace, colorata e a volte anche “colorita” – come è il caso di un cartellone con la scritta in dialetto napoletano: «Prufessò, c’avimma scetà pecche ‘o munn po cagnà» ha permesso di delineare ancor meglio tutto il folklore e il carattere teatrale e picaresco che un corteo può assumere soltanto nel cuore della città partenopea.
Non è mancata nemmeno l’ironia dal sapore prettamente “colto” e letterario, infatti su un cartello è stato possibile scorgere la citazione dantesca personalizzata: «Fatti non fummo per viver nei rifiuti».
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Serena Miccio
Ma, al di là delle nobili tematiche che stanno a cuore agli ambientalisti e a tutti coloro che hanno sviluppato una certa sensibilità nei contronfi della salvaguardia del pianeta, c’è da chiedersi: quanto ai giovani di oggi stanno davvero a cuore l’ecologia e la tutela dell’ambiente? Una madre napoletana, Serena Miccio, che ha preso parte al corteo, così ha risposto a riguardo: «Da genitore di un ragazzo di tredici anni credo che il mio dovere sia dare l’esempio; dare in qualche modo l’input per riflettere e agire sul problema cercando di differenziare, evitando gli sprechi, stando attenti a non lasciare carte per strada e, avendo due cagnolini, pulendoli dai loro bisogni; anche partecipare a queste manifestazioni è importante, seppur possono sembrare solo un motivo per fare ‘filone’ a scuola. Invece può rappresentare un motivo valido e necessario per la crescita e la consapevolezza nei giovani d’oggi del problema sempre più grave dell’inquinamento ambientale; può essere un modo per renderlo un pensiero costante e attivo; può essere utile alla presa di coscienza alla quale noi adulti spesso abbiamo fallito».
Da queste parole emergono tutto l’entusiasmo ma nel contempo anche lo sconforto che un adulto ha di fronte a queste tematiche e all’approccio che i giovani hanno con queste.
La gravità il peso che i ragazzi attribuiscono all’ecologia dipendono molto dai genitori e dal modello che lasciano.
È anche vero che il corteo ambientalista di ieri ha presentato una serie di paradossi, come i cestini di via Toledo colmi di immondizia caduta per terra, senza che nessuno si curasse di raccoglierla; l’area pedonale di piazza Garibaldi più zeppa di carte che mai. Dunque, è giusto manifestare, come è anche giusto scendere in piazza e irrompere in modo civile contro un sistema marcio. Ma quanto si è consapevoli di questo scempio? Quanto si è davvero disposti a cambiare? Prima di toccare i grandi temi universali che abbracciano olisticamente il globo, è necessario partire dal nostro piccolo, dalla nostra città, dalle nostre strade; perché anche in un corteo sull’ambiente, se non si è attenti e coscienti, si corre il rischio di incappare nella più becera inciviltà.
di Sara Ramondino
Foto di Giulia Popoli e Sara Ramondino
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