America’s Cup – cenni di storia

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Abbiamo chiesto a Giuseppe Montella, amico di lunga data ed esperto in materia, di informarci/guidarci verso le prossime regate dell’America’s Cup. Pubblichiamo subito il primo articolo che ricostruisce la storia della competizione con delle stupende foto, anche di repertorio. A breve pubblicheremo una sorta di linea guida per poter seguire al meglio le finali che si terranno tra pochi giorni. Buona lettura.

L’America’s Cup è il più famoso trofeo nello sport della vela, nonché il più antico trofeo sportivo del mondo per cui si compete tuttora.

Si tratta di una serie di regate di match race, ovvero tra soli due yacht che gareggiano uno contro l’altro. Il regolamento prevede che il trofeo non vada all’armatore della barca vincitrice ma al suo Yacht Club.

La Coppa America ha una sua tradizione che la rende unica e ne ha costruito il mito: il defender. Ovvero per poter organizzare la Coppa lo Yacht Club sfidante deve andare a vincerla Quando Dove e Come decide il defender.

La competizione ebbe origine il 22 agosto 1851 quando il Royal Yacht Squadron che aveva ben 14 imbarcazioni invitò il New York Yacht Club ad una regata che prevedeva il giro dell’isola di Wight. Il NYYC partecipò con l’innovativo schooner America e vinse con ben 8 minuti di distacco sulla seconda barca. Si narra che la regina Vittoria, all’arrivo della vincitrice America abbia chiesto quale barca fosse seconda e forse per il distacco, forse per la nebbia, la risposta fu “There is no second, your Majesty”, che è poi diventato il motto della Coppa America.

La coppa in palio si chiamava “Coppa delle cento ghinee” perché tanto fu pagata alla casa argentiera londinese Garrards, ma dopo la vittoria gli americani la ribattezzarono dandole il nome attuale in onore della barca vincitrice.

Punti da questo duro colpo a quella che veniva percepita come l’invincibile potenza marina del Regno Unito, una serie di “sindacati” britannici cercarono di rivincere la coppa. Il New York Yacht Club riuscì però a rimanere imbattuto per 25 sfide nell’arco di 132 anni, la più lunga serie vincente nella storia dello sport. Le regate si tennero nelle vicinanze del porto di New York fino al 1930, quindi si spostarono al largo di Newport per il resto del periodo in cui il NYYC detenne il trofeo.

Nel 1983 finalmente anche un club italiano, lo Yacht Club Costa Smeralda, con l’indimenticata Azzurra decise di partecipare alla Coppa America. In quella edizione ci furono ben sei sindacati che avanzarono una sfida per la coppa. Allo scopo di stabilire chi sarebbe stato il vero sfidante, si tennero una serie di regate eliminatorie, per le quali venne istituita come premio la Louis Vuitton Cup. Azzurra si classificò terza tra gli sfidanti, ma soprattutto fece conoscere al grosso del pubblico italiano l’esistenza di questa competizione. Australia II, in rappresentanza del Royal Perth Yacht Club, dotato di una particolare chiglia con bulbo rivoluzionario che tennero gelosamente nascosto vinse l‘America’s Cup in sette regate, col punteggio di 4-3, togliendo la coppa agli americani dopo ben 132 anni.
Lo skipper sconfitto, Dennis Conner, si riprese la coppa quattro anni dopo, con lo yacht Stars and Stripes, del “San Diego Yacht Club”. In questa edizione del 1987, le barche italiane sono due, Azzurra, che arriverà undicesima su tredici sfidanti, e Italia che farà leggermente meglio giungendo settima.
La tecnologia giocava ormai un ruolo sempre più importante nella progettazione delle imbarcazioni. Il vincitore del 1983, Australia II, aveva presentato un innovativo bulbo dotato di alette, mentre la barca neozelandese che Conner sconfisse, fu il primo 12 metri con uno scafo in fibra di vetro invece che in alluminio.

Nel 1988 un sindacato neozelandese presentò a sorpresa una sfida con “grosse barche”, che faceva ritorno al regolamento originale della coppa, e sfidò il San Diego Yacht Club con una barca, di ben 36.57 metri. Il sindacato di Conner trovò un escamotage tra le pieghe del regolamento, e fabbricò una nuova Stars and Stripes, un piccolo catamarano di 18 metri, con il quale surclassò l’avversario in  tutte le regate.

Nel 1992 venne introdotta la International America’s Cup Class (IACC) che sostituì la classe di barche in uso sin dal 1958 e diede vita ad un altro mito per noi italiani, il Moro di Venezia.

Il Moro vinse infatti, prima barca italiana a riuscirci, la Luis Vuitton Cup ma fu poi sconfitta dagli americani di America cube.

Nel 1995, Team New Zealand, del Royal New Zealand Yacht Squadron, con al timone l’oramai famoso Russell Coutts, sconfisse gli americani portandosi a casa la Coppa.

Nel 2000, fu nuovamente un altro team italiano, Luna Rossa armata da Patrizio Bertelli e timonata dallo skipper napoletano Francesco de Angelis, a vincere la Luis Vuitton Cup. Nuovamente però la barca italiana è stata sconfitta dalla barca defender, la neozelandese Black Magic.
Nel 2003 fu l’imbarcazione Alinghi, dello svizzero Ernesto Bertarelli, a vincere la Louis Vuitton Cup prima e la Coppa America poi. Alinghi era timonata dal neozelandese da Russell Coutts.
La squadra di Alinghi ha difeso con successo il trofeo nel 2007. Gli sfidanti di Emirates Team New Zealand vinsero la Louis Vuitton Cup battendo in finale Luna Rossa.
Nel 2010, dopo una lite legale tra gli svizzeri di Alinghi e gli americani di Oracle abbiamo assistito ad una sfida atipica tra il trimarano di BMW Oracle Racing ed il catamarano di Alinghi. Gli Americani vinsero la sfida e riportarono la coppa in patria, dove mancava dal 1995.
Oramai erano stati abbandonati gli IAAC e la Coppa successiva, quella del 2013 è stata corsa con gli AC72, enormi catamarani di 72 piedi dotati di ali rigide. La finale si è svolta tra il defender Oracle e lo sfidante New Zeland ed ha visto uno dei più clamorosi recuperi della storia. Oracle ha ribaltato l’iniziale 8-1 nel 9-8 finale.
Nel 2017 è stato cambiato nuovamente il formato delle barche, dagli enormi AC 72 si è passato ai volanti AC50 e nella vela si è iniziato  parlate di foils. Questa edizione della Coppa è stata caratterizzata dal ritiro prematuro del Team Luna Rossa in contrasto con il defender che ha deciso di cambiare tipo di barche quando Luna Rossa era già in fase avanzata di progettazione. Stavolta i neozelandesi hanno battuto 7-1 gli americani e la Coppa è tornata in Nuova Zelanda.

di Giuseppe Montella

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