Ambiente inquinato e tutela della salute: le proposte di Rifiuti Zero

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Il report della Procura di Napoli nord e dell’ISS sull’incidenza delle patologie croniche e tumorali in 38 comuni ricadenti nel perimetro della cosiddetta #terradeifuochi non ci coglie impreparati. Per due ordini di motivi. Primo perché crediamo e spingiamo da decenni su una ordinata e normata gestione dei Rifiuti sia essi urbani che speciali, la sola strada che elimina gli scempi degli  sversamenti illeciti all’origine dei vergognosi roghi e del sotterramento ad opera delle ecomafie che minano e contaminano le matrici dell’ambiente.

E l’inquinamento di per sé è un fattore di rischio per le popolazioni a qualunque latitudine.

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Secondo perché non ci siamo mai affiliati a nessuna etichetta strumentale che ha diviso e danneggiato, in questi anni, la lotta dei territori contro la minaccia ambientale, in allarmisti e negazionisti, come se ci fossero ancora dubbi sullo scempio ambientale di questo come di altri territori della Campania, e servisse alzare sempre più il livello del rischio percepito per vedere riconosciuto, a queste come ad altre popolazioni, il giusto diritto a terreni non inquinati, a fiumi puliti, ad aria respirabile.

E quindi il protocollo tra Magistratura ed Ente scientifico, pur evidenziando una “probabile causalità o concausa tra rifiuti inquinanti e patologie croniche e tumorali”, non elimina il ragionevole dubbio, per dirla in soldoni giuridici, ma và nella direzione delle precedenti indagini epidemiologiche dello stesso ISS e dello studio SENTIERI,  che è assolutamente prioritario e indispensabile l’applicazione, in questo come in altri casi, del principio di precauzione rispetto ad un “probabile” nesso di causalità.

Che vuol dire chiudere e isolare i terreni sedi di discariche di qualunque tipo, isolare e attivare la messa in sicurezza/bonifiche delle aree contaminate come alcuni validi esempi proprio in Campania ci dimostrano, investire da subito nelle bonifiche dei SIN e SIR, prevenire, debellare e sanzionare, da chi di competenza, i roghi di rifiuti attraverso un controllo capillare del territorio, obbligare le comunità ad una ordinata RD al pari delle tante realtà regionali come riconosciuto dallo stesso report e controllare quella dei RS, come da relativo Piano regionale da troppo tempo inapplicato, ed infine, ma prioritario a tutto il resto, sorveglianza sanitaria e biomonitoraggio dello stato di salute delle popolazioni di questo martoriato territorio anche utilizzando i fondi stanziati dalla L.6/14 che destinava ai comuni del Protocollo del Commissario #terradeifuochi 50 milioni di euro e di cui, nonostante le reiterate richieste al tavolo interministeriale, ad oggi, non sappiamo né per cosa utilizzati né per quali priorità. E senza dimenticare che queste minime procedure di governo del territorio, che in un Paese civile dovrebbero essere la normalità, servono anche a colmare le diverse procedure di infrazione europea di cui ci “fregiamo“.

E mai come adesso non si possono accampare scuse economiche. Al di là di quello che la Procura dibatterà in sede processuale su colpe e responsabilità, si possono da subito mettere in campo iniziative a tutela della salute di cui sopra, programmando i piani operativi del PNRR e destinando risorse cospicue alla sicurezza e prevenzione primaria di questo come di altri territori. A partire dai fondamentali incentivi alle buone pratiche di RD porta a porta per applicare la Tariffa Puntuale che consente controllo della filiera di conferimento e risparmio per le comunità, e la necessaria realizzazione impiantistica funzionale al recupero di materia preziosa per incanalarla al riciclo e sue articolazioni industriali che consentirebbe, in breve tempo, uscire dalla crisi dei traffici illeciti di rifiuti urbani e industriali e mettere in moto una economia sana che aiuterebbe il territorio in termini occupazionali.

Chiarendo da subito che saremo vigili e combattivi verso chiunque a cui venga in mente il solo ipotizzare un impianto di incenerimento con recupero energetico ( o termovalorizzatori e termoutilizzatori come falsamente provano a definirli) o impianti termici similari, economicamente insostenibili e fortemente impattanti sui territori in termini di inquinamento ambientale, che l’Europa ha finalmente deciso, anche per le pressioni di Zero Waste Europe, di non finanziare più, definendo il criterio di non ammissibilità al RecoveryPlan come da Commissione UE negli orientamenti tecnici previsti dal comma 4) del DNSH (che è il paletto normativo per non causare un danno sostanziale all’ agenda dell’ economia circolare). Per tutto questo Zero Waste/RifiutiZero Italy come sempre ci sarà al fianco delle Amministrazioni virtuose, delle Associazioni e cittadinanze responsabili e consapevoli, a supporto delle buone pratiche, le sole che consentirebbero il salto di qualità ambientale di questo martoriato territorio. Il primo e fondamentale passo per debellare definitivamente questa piaga umanitaria.

di Redazione Informare

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