Just Stop Oil

Ambiente e arte, la causa di Just Stop Oil è giusta? Due opinioni a confronto

Redazione Informare 01/11/2022
Updated 2022/11/01 at 12:11 PM
12 Minuti per la lettura
La protesta contro "I Girasoli" di Van Gogh alla National Gallery, Londra

Hanno agitato l’opinione pubblica degli ultimi giorni con l’attacco ai girasoli di Van Gogh a Londra e contro la ragazza con l’orecchino di perla di Varmeer all’Aia. Insomma, gli attivisti di Just Stop Oil sanno come attirare l’attenzione. Sono capaci, con una zuppa al pomodoro o un purè di patate, di creare un grande caso mediatico. Molti si chiedono: è giusto questo modo di protestare?

Tutti parlano di Just Stop Oil, e a nessuno interessa che “i deturpatori” siano apprezzati o meno, ciò che più stupisce è il modo in cui hanno saputo attirare l’attenzione del mondo intero. Per una causa ambientale questo è fondamentale. Ma quanto l’attenzione mediatica può effettivamente convincere le persone a “fermare il petrolio e basta”? Oltre ad essere giusto, è efficace?

In questo articolo mettiamo a confronto due opinioni: una critica verso i gesti dei gruppi ambientalisti e l’altra d’accordo con le loro azioni. Scopriamole insieme, la terza questione ti sorprenderà!

La causa di Just Stop Oil

L’opinione contro…

La causa degli attivisti riguardo misure efficienti contro il cambiamento climatico dovrebbe senza dubbio essere condivisa ad occhi chiusi. Ma colpire le opere d’arte più famose è il modo giusto di salvare il pianeta? I ragazzi hanno prima imbrattato “I Girasoli” di Van Gogh alla National Gallery di Londra per poi procedere, qualche giorno fa, verso “Les Meules” di Monet al Museo Barberini di Potsdam. Il modo in cui le loro intenzioni vengono messe in atto è ciò che fa davvero dubitare. “Ma secondo te non lo sapevano che c’era il vetro a proteggere il quadro?”. Okay sì, ma questa giustificazione è valida?

C’è da dire che l’attenzione non è attirata da un particolare apprezzamento delle loro azioni, anzi, la maggior parte delle persone presenti al museo sono rimaste indignate e contrariate. Ciò su cui va a porsi il dibattito è poi l’effettiva situazione del quadro: è riuscito a salvarsi? La zuppa lo avrà rovinato? In ogni caso, l’ambiente continua a rimanere in secondo piano.

L’altra faccia della medaglia ci mostra invece come, nonostante le indignazioni, ora molte più persone sanno cosa sia Just Stop Oil. Le azioni dei ragazzi avrebbero quindi raggiunto il proprio obiettivo, nonostante ognuno di loro sia stato poi denunciato per interruzione di pubblico servizio, resistenza a pubblico ufficiale, manifestazione non autorizzata e deturpamento e imbrattamento.

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La protesta contro “Les Meules” di Monet al Museo Barberini, Potsdam

L’opinione a favore…

Quindi perché attaccare l’arte? È un gesto per nulla scontato, sicuramente estremo ma che, per gli attivisti, ha un significato ben preciso. Ascoltateci. I ragazzi e le ragazze che attaccano le opere, infatti, si incollano ai muri o alle basi delle opere e spiegano perché è necessario cambiare i modi di produzione di energia. In quanti hanno ascoltato ciò che hanno da dire gli attivisti, e in quanti hanno solo polemizzato sul gesto?

Spesso, queste voci critiche e radicali non passano per i media tradizionali e si lascia spazio solamente alla polemica attorno al gesto. Insomma, guardiamo tutti il dito e non la luna – il cambiamento climatico che pende su di noi come una ghigliottina.

In un’intervista a Euronews Alex De Koning, portavoce di Just Stop Oil, ha spiegato che «l’arte ha un
grande potere mediatico, mentre gli stessi artisti nel passato erano radicali ed emancipati su temi
fondamentali per l’umanità. Tuttavia, nessuno se ne ricorda. Troppe persone sono rimaste scandalizzate dal gesto contro il quadro di Van Gogh – ha spiegato – ma troppo poche hanno avuto un pensiero per le 33 milioni di persone in Pakistan travolte dalle inondazioni. Il quadro di Van Gogh era protetto da un vetro, in Pakistan tante persone hanno perso le proprie case e la propria vita. Eppure, conta di più una zuppa contro un pezzo di vetro».

Cibo contro le opere: uno spreco?

L’opinione contro…

La questione cibo è strettamente legata alla causa ambientale e gli attivisti di Just Stop Oil ne hanno parlato in abbondanza. Tuttavia, i loro comportamenti continuano a far dubitare. Stiamo infatti parlando di ragazzi che per il loro attivismo decidono di lanciare cibo su delle opere d’arte. Cibo, tra l’altro, di produzione industriale, in scatola, un fattore che non si lega per niente ai valori affermati dal movimento.

Prescindendo da ciò, il cibo è sempre stato l’elemento numero uno usato dagli attivisti durante le loro manifestazioni. Recentemente, infatti, il movimento Animal Rebellion sta protestando nei supermercati riguardo la distribuzione del latte di mucca. Spinti dalla richiesta di un sistema alimentare a base vegetale, gli attivisti hanno ben deciso di rovesciare scatole e scatole di latte sul pavimento di un supermercato inglese. Al giorno d’oggi qualsiasi forma di cibo dovrebbe essere considerata sacra, soprattutto se già prodotta e messa in distribuzione. Di fronte al quadro di Van Gogh le ragazze hanno citato le tante famiglie che non possono permettersi l’acquisto di nemmeno una zuppa di pomodoro. Di nuovo ci chiediamo quindi, la causa è giusta, ma i mezzi sono giustificati?

L’opinione a favore…

Non è possibile vivere in un sistema senza utilizzare e vivere di ciò che viene prodotto al suo interno. Per questo motivo, quindi, non si può minare la credibilità delle lotte che contestano il nostro attuale sistema economico e sociale chiedendosi o meno quanto sia consono o meno utilizzare oggetti di produzione industriale. In un certo senso, siamo tutti obbligati a consumare. Ed è proprio questo quello che molti ambientalisti, soprattutto i più radicali, contestano. È il totalitarismo del consumo. Mentre il gesto – giusto o sbagliato che sia – di Animal Rebellion è in parte scollegato da quanto riguarda la causa ambientale e andrebbe trattato, sicuramente, in altri contesti.

Quindi entriamo nella polemica: qual è il valore di una scatola di latta e una zuppa di pomodoro sprecata, dal momento che pochi miliardari inquinano quanto una gran parte della popolazione mondiale? Oxfam stima, infatti, che i 20 miliardari più ricchi al mondo emettono 8mila volta più anidride carbonica che 1 miliardo delle persone più povere. Cosa farà, invece, una lattina sprecata rispetto allo spreco alimentare di prodotti invenduti dai supermercati? Nel 2019, in Italia, sono state 220mila le tonnellate di cibo sprecato perché invenduto.

E potremmo continuare ancora per ore con gli esempi di problemi – quelli veri – che toccano tutti noi. Potrà sembrare benaltrismo, ma in realtà è necessario spostare il focus dal finto problema a quello reale. Tutto il resto è uno specchietto per le allodole.

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La protesta contro la statua di cera di Re Carlo III a Madame Tussauds, Londra

La violenza aumenta il sostegno?

L’opinione contro…

Fino ad ora, questi atti non hanno intaccato l’autenticità dei quadri, ma c’è da dire che stanno diventando sempre più frequenti. In un mese ci sono state due proteste nei musei, e una alla statua di cera di Re Carlo III del Madame Tussauds di Londra, che ha ricevuto ben due torte in faccia. Prima ancora c’è stata “La Gioconda” di Leonardo da Vinci al Louvre e la “Primavera” di Botticelli agli Uffizi.

Fino ad ora, tutto ha girato intorno al simbolismo dell’atto, ma in futuro c’è il serio rischio di poter rovinare irreparabilmente un quadro, una scultura o un’installazione. In questa eventualità la loro causa sarebbe ancora giusta?

James Ozden, ex attivista che ora studia i movimenti, ha segnalato che alcuni studi evidenziano come i gruppi radicali e non violenti siano positivi per portare avanti determinate cause. «Le tattiche radicali e non violente rendono più probabile che aumenti il sostegno per i gruppi più moderati, in modo tale da fare aumentare le opportunità di un intero movimento di raggiungere i propri scopi» afferma Ozden. Puntare a questo, in un mondo che di guerre ne ha già abbastanza, è la vera battaglia ambientalista della nostra generazione.

L’opinione a favore…

Le opere “colpite” da questi atti simbolici, in realtà, non sono state danneggiate se non a livello della base (per le statue) e della cornice (come nel caso di Van Gogh), in modo del tutto riparabile e con danno minimo. Mentre i gruppi hanno dichiarato di aver pianificato le loro azioni essendo ben consci di come non intaccare le opere, tutte le organizzazioni che fanno capo al Network di Just Stop Oil dichiarano di compiere sempre e solo azioni non violente e simboliche.

Come hanno già chiarito, quindi, l’obiettivo è di usare l’arte come un tramite – non creandola, ma mettendola al centro dell’attenzione delle loro azioni. Senza danneggiarla. L’augurio è che possano svilupparsi, magari, anche gesti diversi, nuovi, meno fraintendibili e ancora più innovativi. E poi chissà, forse lo stesso genio ribelle di Van Gogh avrebbe lottato per la giustizia climatica.

Del resto, la condanna da parte dell’opinione pubblica di certe azioni che possono risultare in qualche modo estremiste, è anche sintomo di un certo potere mediatico – lo stesso che non da voce ai movimenti ambientalisti – e che favorisce un certo modo di produzione e consumo. Eppure Gramsci lo sapeva bene quando parlava di egemonia culturale e classi dominanti: c’è chi preferisce che la discussione sia polarizzata su un argomento piuttosto che un altro e, a volte, anche contro i propri interessi. Ripetendo, a volte anche in buona fede, le idee di altri. Magari, invece, rivendichiamo il diritto di pensare e iniziamo a fare qualcosa di buono per il mondo a partire da noi stessi.

Opinione contro di Iolanda Caserta
Opinione a favore di Ciro Giso

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