Amazzonia: cosa sta accadendo?

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L’Amazzonia brucia ancora.

Una lunga scia di fumo proveniente dall’Amazzonia si è espansa attraverso il Sud America nella scorsa settimana, giù fino all’est, il sud-est e il sud del Brasile, e nei paesi vicini come Argentina, Uruguay, Perù e Bolivia.

Il fenomeno di solito si verifica tra agosto e settembre, a causa della stagione secca, ma ha attirato l’attenzione dopo che il fumo, scontratosi con il fronte freddo dello stato di San Paolo, ha oscurato l’ampia regione nel bel mezzo del pomeriggio del 19 agosto.
Infatti nell’ultima settimana sono divampati, soprattutto in territorio brasiliano, 10mila incendi quasi tutti appiccati dolosamente con l’intento di distruggere la foresta per utilizzare poi la terra per attività agricole e allevamenti intensivi. Sorge allora spontanea nella pubblica opinione la domanda, forse retorica, se queste azioni dolose non derivino proprio dalla politica “ambientale” del presidente Bolsonaro: una politica che punta più allo sviluppo che alla conservazione della maggiore foresta mondiale.

Gli allevatori, ad esempio, che nella stagione secca già sono usi a bruciare i terreni illegalmente per poter allevare il bestiame, potrebbero trovare in questa politica quell’ “incentivo” ad osare di più.
E questa insana consolidata abitudine non può essere un alibi per il governo brasiliano per giustificare il fenomeno, in quanto gli ultimi dati non sono in linea con quelli degli scorsi anni ed indicano un forte aumento della deforestazione nel Paese negli ultimi mesi.
La ufficializzazione di questi dati è costata il posto al capo dell’Inpe, l’agenzia spaziale brasiliana, licenziato da Jair Bolsonaro pochi giorni dopo la loro pubblicazione.

Anche la Nasa, l’agenzia spaziale statunitense, è intervenuta nella discussione dichiarando che l’attività antincendio nel corso di quest’anno è stata leggermente inferiore alla media.
Il coordinatore delle politiche pubbliche di Greenpeace, Márcio Astrini ha dichiarato che “mancano gli ispettori fiscali e quelli in servizio si sentono perseguitati”. Egli stima la riduzione delle operazioni di deforestazione da parte di Ibama (Istituto brasiliano per l’ambiente) del 30% quest’anno con un calo delle multe del 65%. È un messaggio del governo ai “deforestatori” che si sentono dunque incentivati.

di Bruno Marfè.

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1 commento

  1. Dalle chiacchierate con amici brasiliani emerge che il governo avrebbe messo in atto tutto quanto possibile per spegnere gli incendi e trovare i responsabili, ma deve fare i conti con la mancanza di collaborazione dei governatori degli Stati delle regioni amazzoniche (tutti di sinistra pt e antigovernativi, oltre che coinvolti in vari processi per corruzione, lavajato ).

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