Altro che transizione ecologica: le politiche ambientali dell’Italia sono in declino

Ciro Giso 10/12/2023
Updated 2023/12/09 at 5:32 AM
4 Minuti per la lettura

Si è conclusa da poco a Dubai la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2023, con un risultato scandaloso. Durante la Cop 28 nella capitale degli Emirati Arabi, il Climate Action Tracker ha sottolineato che nessun paese del G20 ha implementato politiche in sintonia con l’obiettivo dell’accordo di Parigi per limitare il riscaldamento globale a 1,5°C e conseguire la riduzione delle emissioni. La transizione ecologica sembra essere un miraggio in tutto il mondo.

Ora il Climate Change Performance Index di Germanwatch, CAN e NewClimate Institute, realizzato in collaborazione con Legambiente per l’Italia, evidenzia il significativo declino dell’Italia dal 29° al 44° posto, con una perdita di 15 posizioni in un anno. Questo calo è attribuito principalmente al rallentamento nella riduzione delle emissioni (37° posto nella classifica specifica) e alla politica climatica nazionale (58°).

L’aggiornamento del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima inviato a Bruxelles lo scorso luglio sarà consegnato nella sua versione definitiva alla Commissione europea a giugno 2024. Attualmente, prevede solo un modesto taglio delle emissioni entro il 2030 del 40,3%. È un passo indietro: retrocede ulteriormente rispetto al già insufficiente 51% del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il pacchetto europeo Fit for 55, invece, mira a un taglio del 55% entro il 2030 rispetto al 1990. Questo pone le basi per la fase finale dei negoziati focalizzati sulla decarbonizzazione e sulla finanza climatica.

Si sta facendo ancora troppo poco per invertire la rotta

Riguardo alle politiche insufficienti dei Paesi, mentre i finanziamenti vengono raccolti per riparare ai danni causati dai Paesi industrializzati, il Climate Action Tracker evidenzia gli impegni critici dei vari paesi per raggiungere la “giusta quota” di riduzione delle emissioni. Otto paesi, tra cui Arabia Saudita, Argentina e Turchia, sono classificati come “criticamente insufficienti”, con il rischio di portare il riscaldamento globale a 4°C entro il secolo se gli altri paesi emettessero allo stesso modo.

Altri cinque paesi del G20, tra questi Stati Uniti, Giappone e Germania, sono “insufficienti”. La Cina, come maggiore emettitore, rimane stabile al 51° posto. Invece gli USA retrocedono al 57° a causa di una scarsa attuazione delle misure climatiche previste. Nel Climate Change Performance Index, che valuta la performance climatica di 63 paesi, l’Italia scivola dal 29° al 44° posto, indicando la necessità di una drastica inversione di rotta secondo il Paris Compatible Scenario di Climate Analytics.

Un nuovo piano per la transizione ecologica in Italia?

Il think tank italiano Ecco propone un cambio di rotta attraverso il Piano Nazionale Integrato Energia. Si concentra su quattro settori per raggiungere il taglio del 55% delle emissioni previsto dall’UE. Questa proposta, che prevede una riduzione del 54,5% delle emissioni al 2030 rispetto al 2005, sottolinea l’importanza dell’elettrificazione e dell’uso di idrogeno verde.

Il settore dei trasporti mirerebbe a ridurre le emissioni del 37%, includendo misure come la riduzione della domanda di trasporto privato e l’aumento dei veicoli elettrici. Nel complesso, questa strategia mira a un cambiamento significativo nei settori elettrico, industriale, dei trasporti e civile. L’obiettivo è raggiungere la neutralità climatica entro il 2040. La situazione richiede un’immediata azione per invertire la tendenza e affrontare l’emergenza climatica in modo più efficace.

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