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Altro che semplificazione: per un passaporto ci vogliono nove mesi!

Gianrenzo Orbassano 14/02/2023
Updated 2023/02/14 at 4:18 PM
5 Minuti per la lettura

Avete letto bene: nove, sottolineiamo nove mesi, per ottenere un appuntamento e rinnovare il passaporto. Nonostante ci riempiamo la bocca di semplificazione e di digitalizzazione della pubblica amministrazione, gli italiani si ritrovano a convivere con alcuni disservizi tipici del secolo scorso.

La situazione è peggiorata dopo il Covid e lo dimostrano i tempi di attesa biblici per il rinnovo o il rilascio di una carta d’identità o di un passaporto. Soltanto tre anni fa, il rinnovo della carta d’identità poteva essere una pratica smaltita in giornata. Per il passaporto, ci volevano mediamente due settimane. Oggi invece bisogna aspettare mesi solo per fissare l’appuntamento. Ma perché questo disservizio?

Come mai ci vuole così tanto tempo per avere un passaporto?

I ritardi per il rilascio e il rinnovo dei passaporti è dovuto a una molteplicità di fattori: l’accumulo delle richieste dei documenti di viaggio dopo il lockdown e la Brexit, i problemi della Zecca con i libretti e la carenza di personale nelle questure. Il primo scoglio è l’appuntamento: anche se la prenotazione può essere fatta comodamente online, il problema è che non ci sono date disponibili nel breve periodo. Ci sono città dove si riesce a prenotare un appuntamento in sole due settimane, mentre in altre si arriva anche fino a 8-9 mesi. Queste sono parole che arrivano direttamente da Stefano Paoloni, segretario del Sindacato autonomo di Polizia.

80mila viaggi perduti a causa del disservizio

Vittime di questi ritardi non solo i cittadini. Di conseguenza anche il settore turismo. Sono andati perduti infatti circa 80mila viaggi organizzati. Fatturato negativo per le agenzie di viaggio che raggiunge la soglia di 150 milioni di euro secondo Assoviaggi.

Con l’eliminazione delle restrizioni Covid le persone hanno ricominciato a viaggiare, così in un brevissimo lasso di tempo sono arrivate un numero di richieste di passaporti che non ha precedenti rispetto al passato. Le richieste sono aumentate in modo importante anche a causa della Brexit, visto che l’Inghilterra dopo essere uscita dall’Unione richiede il passaporto e non più la carta d’identità per l’ingresso nel Paese.

Gli uffici evidentemente non erano pronti ad affrontare questa mole di richieste superiore rispetto alla norma”, ha spiegato il sindacalista ricordando che la polizia è sotto organico da decenni. Soffriamo una carenza di organico di 10mila unità già dal 2015-2016, di 15-16mila dal 2010” ha concluso Paoloni.

Carenza di organico nella Polizia, 10mila unità in meno

Problemi di organico per la Polizia: le esigenze di sicurezza del Paese sono enormi e stanno aumentando sempre di più. La coperta è sempre più corta, considerando anche il controllo del territorio, indagini sul territorio, gestione degli stranieri e di tutte le esigenze di ordine pubblico. Non è stato sempre possibile garantire negli uffici passaporti un’adeguata presenza di personale. Le piante organiche del 1989 prevedevano circa 119mila unità. Oggi siamo arrivati a sfiorare le 97mila unità.

Il servizio passaporti nella maggior parte dei casi viene assicurato attraverso il personale che è collocato nelle varie articolazioni della questura – ufficio passaporti, ufficio stranieri, divisione amministrativa, ufficio di gabinetto – e alcune volte non è possibile garantire una presenza costante perché si deve compartecipare alle esigenze di ordine e sicurezza pubblica del territorio dove si presta servizio.

Passaporti, i problemi della Zecca con la stampa dei libretti  

A tutte queste problematiche se n’è aggiunta un’altra, di non poco conto: le difficoltà della Zecca con la stampa dei passaporti. Si vocifera che addirittura non ci sia più carta per i libretti. “Da quello che mi dicono adesso la Zecca dovrebbe essersi allineata alle nostre esigenze, ma fino a una settimana fa so che ci sono state difficoltà per diverse province. Il dipartimento sta intervenendo in maniera abbastanza determinata, soprattutto nelle realtà che hanno la maglia nera dei tempi di attesa” ha specificato il Segretario.

E gli open day non risolvono il problema

Per tamponare l’emergenza sono stati organizzati degli open day, giornate in cui ci si può presentare in questura senza appuntamento per chiedere il passaporto. Ma ci sono stati dei problemi anche con questo metodo. Gli appuntamenti sono stati aumentati e non è stato possibile completare la pratica per mancanza del libretto. La situazione può essere affrontata con questa metodologia in via emergenziale, ma non può assolutamente essere la normalità, considerando anche i ritmi di lavoro importanti a cui è soggetto il personale in queste occasioni.

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