Allarme povertà assoluta in Italia

Cristina Siciliano 23/01/2023
Updated 2023/01/23 at 12:49 PM
4 Minuti per la lettura

C’è paura negli occhi degli italiani, perché la povertà è in vertiginoso aumento in Italia. Di anno in anno, sono sempre di più le famiglie che si sono rivolte alle mense francescane per sopravvivere. Nel 2021 il 25,4% della popolazione è a rischio di povertà o esclusione sociale, stabile su 2020 (25,3%) e 2019 (25,6%). A segnalarlo è l’Istat: sono poco meno di 1,4 milioni i minori in povertà assoluta (14,2%).

Povertà in Italia: picco più alto al Sud

Nel 2021 l’incidenza delle famiglie in povertà assoluta si conferma più alta nel Mezzogiorno (10,0%, da 9,4% del 2020) mentre scende in misura significativa al Nord (6,7% da 7,6%). Tra le famiglie povere, il 42,2% risiede nel Mezzogiorno (38,6% nel 2020) e il 42,6% al Nord (47,0% nel 2020).

Anche in termini di individui il Nord registra un miglioramento marcato dell’incidenza di povertà assoluta che passa dal 9,3% all’8,2% con valori tuttora distanti, però, da quelli assunti nel 2019. Sono così oltre 2 milioni 200mila i poveri assoluti residenti nelle Regioni del Nord contro 2 milioni 455mila nel Mezzogiorno.

Il report dimostra anche che l’incidenza di povertà assoluta per le famiglie con minori è più elevata nelle aree metropolitane, sia nei comuni centro di area metropolitana sia nei comuni periferia dell’area metropolitana e nei comuni oltre i 50mila abitanti dove si attesta al 13,2%.

Povertà assoluta tra le famiglie in affitto

Si conferma che la povertà assoluta più diffusa è tra le famiglie in affitto. Circa oltre 889mila famiglie povere in affitto nel 2021 sono il 45,3% di tutte le famiglie povere, con un’incidenza di povertà assoluta del 18,5%, contro il 4,3% di quelle che vivono in abitazioni di proprietà. Tra l’altro, le famiglie in affitto residenti nel Mezzogiorno mostrano valori dell’incidenza di povertà assoluta pari al 22,4%, rispetto al 17,6% del Nord, con valori sostanzialmente stabili sul 2020, e al 15,4% del Centro.

Povertà assoluta: impatto dell’inflazione

La ripresa economica del 2021 e, di seguito, il conflitto in Ucraina, hanno generato una forte pressione inflattiva in Italia, con l’indice dei prezzi al consumo che ad ottobre 2022 ha raggiunto il livello record dell`11,9%.

Naturalmente, oltre a impattare negativamente sulle stime di crescita del Pil nel biennio 2022-2023, la spinta inflattiva rischia di portare da 2 a 2,3 milioni il numero di famiglie in povertà assoluta – il numero più alto dall`inizio della rilevazione Istat nel 2005 -, per un totale di 6,4 milioni di persone. Questo è quanto emerge dal Rapporto 2022 del Think Tank “Welfare, Italia” supportato da Unipol Gruppo con la collaborazione di The European House – Ambrosetti.

Gli impatti del caro-prezzi restano particolarmente gravi per le famiglie già più vulnerabili, che destinano a spese essenziali (alimentari, affitti, acqua, luce e gas, salute) il 76% del proprio reddito. Inoltre, l`inflazione non fa altro che avere un impatto negativo anche sui risparmi e sul valore dei salari reali.

Ad oggi l’Italia è penultima nell’Unione Europea per tasso di occupazione femminile e primo per tasso di part-time involontario. Oltre alle criticità nell’inclusione femminile, vi sono difficoltà specifiche per le famiglie. L’Italia ha un record di spesa per la cura di un figlio a carico: il 27% del reddito familiare serve per accudire i figli vs. 25% di UK, 15% della Francia e 2% della Germania.

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