Alimentazione: disuguaglianze e accesso al cibo pulito

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L’aspetto che ho deciso di approfondire in merito alla tematica dell’alimentazione riguarda la ridistribuzione delle risorse alimentari, il problema della qualità del cibo, la lotta alle disuguaglianze e la fame nel mondo.
Queste problematiche ci riconducono a filoni di pensiero sociologici ben precisi, strettamente correlati con la sociologia francese degli anni ’60, all’interno della quale viene maturata una vera e propria “sociologia dell’alimentazione”, ovvero lo studio del fenomeno alimentare nella società e nelle sue differenti componenti.
Un aspetto che da sempre emerge nel momento in cui ci approcciamo allo studio della sociologia o comunque della realtà che ci circonda, è sicuramente quello inerente alle disuguaglianze e alla povertà, due concetti fondamentali per la comprensione della crisi alimentare verso la quale si orienta sempre di più la società contemporanea. I fattori che mettono a rischio i propositi di garantire un’alimentazione sana ed adeguata per tutti sono innanzitutto di natura climatica: aree del nostro pianeta sono sovrappopolate, mentre altre assistono a forte decrescite demografiche di anno in anno (tra questi vediamo rientrare proprio l’Italia), diventa dunque complesso produrre, ma soprattutto far arrivare il cibo, nelle varie regioni del mondo. Inoltre, inquinamento, smog, deforestazioni, comportano un impoverimento della biodiversità che incide in maniera non indifferente su tutti i settori agricoli.
All’interno di questa riflessione, vorrei soffermarmi particolarmente su quanto la povertà e la disuguaglianza incidano sull’alimentazione e siano causa di disturbi alimentari più o meno gravi, che nei casi estremi possono portare alla morte, per inedia o, nei paesi in via di sviluppo, per kwashiorkor, malattia caratterizzata da un gonfiore dell’addome causato dalla mancanza di resistenza dei muscoli dello stesso.
Fattori importanti per una corretta alimentazione sono poi l’ambiente in cui vengono coltivati i prodotti di cui ci nutriamo e in che quantità questi sono disponibili alla popolazione.
È di interessante analisi in merito, il fenomeno della malnutrizione negli Stati Uniti, dove il cibo di qualità è riservato a membri appartenenti a determinate classi sociali a causa dell’elevato prezzo, mentre gran parte della popolazione consuma alimenti fast food (sviluppando poi disturbi alimentari come l’obesità) e si rende artefice di grandi sprechi alimentari.
D’altra parte invece, abbiamo popolazioni che date le circostanze, si ritrovano spesso a nutrirsi di alimenti prodotti in ambienti poco salubri e talvolta anche molto inquinati; questo caso non è troppo distante dalla nostra quotidianità, dove talvolta troviamo nei negozi di ortofrutta prodotti realizzati proprio nel terreno inquinato della Terra dei Fuochi, che durante i controllo di qualità risultano essere altamente contaminati.
La problematica alimentare dunque, non è relegata ai soli paesi in via di sviluppo, ma tocca ogni società e anche in maniera differente: qualitativa -quanto è di qualità il cibo disponibile in quella data area del mondo?-, economica – quanto è affordable il cibo salutare?-, sociale -quanto incide la società in cui viviamo sulle nostre abitudini alimentari? Siamo orientati dai social nella scelta della colazione che meglio si appresta alla realizzazione di una storia su Instagram e del pranzo più vegano? Siamo ancora orientati dai social su quante calorie introdurre nel nostro corpo affinché questo possa conformarsi al bodyshape in voga al momento?-

Tante domande a cui la sociologia, insieme alla scienza, prova a dare una risposta.
È uno degli obiettivi dell’Agenda 2030 infatti, la riduzione delle disuguaglianze, la sconfitta della povertà e soprattutto della fame nel mondo, ambito nel quale può esercitare un potere decisivo solamente la politica internazionale. Non a caso infatti, il 14 Ottobre scorso è stato lanciato l’ennesimo appello ai leader del G20 (le grandi potenze economiche al mondo, tra cui rientra anche l’Italia) di agire nei confronti della problematica alimentare.

Il Corriere della Sera riporta le forti parole di denuncia di Simone Garrone, direttore generale della ong Azione contro la fame «Siamo la prima generazione della storia che può eliminare la fame eppure negli ultimi cinque anni la fame è tornata a crescere in Italia e nel mondo come piaga contemporanea: 811 milioni di persone la soffrono e oltre 2 milioni di bambini muoiono ogni anno a causa della malnutrizione. È inaccettabile».

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La sociologia ha dato un importante contributo nello studio del fenomeno delle problematiche alimentari nei loro vari aspetti, in particolar modo con le figure di Bourdieu e Ritzer, con il concetto di differenziazione in classi e omologazione.
Bourdieu approfondì il funzionamento delle forme simboliche di potere attraverso il cibo e
l’alimentazione, ovvero la capacità di rafforzare relazioni di oppressione e sfruttamento attraverso questi; tramite il “gusto” si sviluppa e ridefinisce infatti il potere delle classi, di cui l’alimentazione diventa espressione di differenza di classe e di stili di vita.

Ritzer inaugura invece la teoria della McDonaldizzazione della società, ovvero quel processo profondo e inarrestabile, reso possibile dal rispetto di alcuni requisiti specificatamente capitalistici, attraverso cui l’alimentazione diventa standardizzazione e omologazione.

Dal punto di vista della teoria sociologica, questa teoria mette in luce la progressiva contaminazione e ibridazione culturale a cui siamo costantemente sottoposti all’interno del fenomeno della globalizzazione.

Di Valeria Marchese

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