Alessandra Clemente. Una giovane per i giovani.

Di seguito l’ intervista ad Alessandra Clemente, assessore alle  politiche giovanili del comune di Napoli.

“Bisogna puntare in alto per trarre il meglio dalla nostra città, perchè Napoli dà grandi opportunità a chi ci crede davvero. Il futuro avrà i colori dell’ arcobaleno.”

Nel Gennaio 2013 è stata nominata assessore alle politiche sociali con delega alle politiche giovanili. Le chiedo un bilancio di questi due anni e mezzo, e se il mandato sta rispondendo alle sue aspettative.
“All’ inizio la più grande sensazione era la paura di essere schiacciata dai “vorrei, ma non posso”. E invece dopo due anni e mezzo, posso affermare che il bilancio è ottimo: non avrei mai immaginato di trovare così tanti fondi regionali e ministeriali, residui del bilancio comunale precedente, colpevole di una non attenzione nelle politiche giovanili. Quindi il sindaco ha avuto l’intuizione di creare un assessorato con esclusiva delega alla “creatività e innovazione”, per avere una squadra che lavorasse in modo specifico in tal senso. Abbiamo quindi recuperato più di un milione e mezzo di euro, che abbiamo rifinanziato con bandi e progetti concreti. Dunque la paura iniziale di non essere affidabili e credibili, è stata sostituita completamente da un forte entusiasmo e consapevolezza dei propri mezzi, grazie al supporto di competenze giovani. Questo è un forte segnale anche di una politica che dà spazio ai giovani, non in quanto tali, ma perché veramente capaci di fare”.
Recentemente sul suo profilo Facebook, lei ha scritto “investire sul territorio e sui giovani è la vera strada per superare i limiti del presente”. Quali sono i limiti a cui si riferisce e cosa sta facendo per abbatterli?
“Il più grande limite è quanto sia permeata nella cittadinanza una subcultura di stampo camorristico, soprattutto tra i giovani: ragazzi, attratti dalla scelta di strade più facili, giocano a fare i criminali e poi lo diventano realmente. Sono il braccio militare delle organizzazioni mafiose che incidono in modo grave sul loro futuro, compromettendo la nostra libertà e i nostri diritti. Sono in gioco troppe vite, e troppe sono le vittime di questo disagio sociale. Ecco che bisogna combattere, e tanti sono i modi per investire sul territorio: scuole aperte fino a sera, ripristino di luoghi di socialità, dar spazio alle più di duecento associazioni giovanili presenti sul territorio, ognuna delle quali rappresenta è una realtà attiva con finalità concrete, dall’ educazione civica alla formazione professionale, rappresentando così un punto di riferimento per tantissimi ragazzi. Ed è proprio grazie a questo tessuto sano che Napoli può superare questi limiti”.
L’ energia dei giovani può davvero essere la linfa vitale di una Napoli che vuole riscattarsi e cambiare. Ma cosa dovrebbe spingere un ragazzo a restare qui e cosa offre la città per la sua formazione culturale e professionale?
“Sono le motivazioni che ti fanno restare. Io più che restare perché la città mi dà qualcosa, resto perché voglio dare qualcosa alla città, e se non me ne prendo io cura, qualcun altro dovrà farlo al posto mio, ma con il rischio di lasciarla in mano a chi la distrugge. Il futuro questa città ce l’ha. Un futuro diverso dal passato, ma diverso non vuol dire peggiore o migliore, ma di un colore differente, e sta a noi dare la tonalità di questo colore: se rinunciamo sarà un nero putrido, ma se noi ci proviamo e saremo più duri delle difficoltà che incontriamo, allora il futuro avrà tutti i colori dell’arcobaleno. Bisogna puntare in alto per trarre il meglio della nostra città, perché Napoli dà grandi opportunità a chi ci crede davvero”.

Napoli è la città più giovane d’ Europa. E’ stata anche candidata come capitale europea per i giovani per il 2018. Ci parli del progetto “Napoli European Youth Capital” e dei vantaggi che un’eventuale vittoria porterebbe alla città.
“Questa è un’ iniziativa lanciata ogni anno dal forum europeo dei giovani. Purtroppo non abbiamo superato la fase delle top five per il 2018, però ci siamo già ricandidati per il 2019. Lo scopo è quello di dare centralità alle politiche giovanili, un efficace modo per promuovere la creatività, il livello di innovazione della comunità e la capacità attrattiva del territorio, valorizzando il capitale umano e artistico. In tal senso la sfida è già una vittoria. Così stiamo lavorando per il futuro, andando anche oltre il nostro mandato elettorale. Il segnale è quello di una Napoli che vuole costruire il suo futuro. Soprattutto nella cultura napoletana c’è poca educazione al futuro, preoccupata più a “passà ‘a jurnata”, che ad impegnarsi per il domani. Attivarsi concretamente in progetti di questo tipo, serve proprio a trasmettere a tutti maggiore senso civico e di appartenenza del proprio territorio”.
In una realtà così delicata come quella di Napoli, in che modo il sistema scuola deve educare i giovani e i giovanissimi per indirizzarli in una strada fatta di legalità?
“Il ruolo della scuola, soprattutto nella nostra città è fondamentale. La scuola non deve tanto insegnare ad avere tutte le risposte, ma a farsi le giuste domande. Bisogna trasmettere ai ragazzi la voglia di informarsi per andare oltre le cose. E il compito dell’ istruzione è proprio quello di rendere i giovani consapevoli, stimolandone la curiosità, l’ interesse per le problematiche del territorio e le capacità di osservazione e di riflessione. “Informare” è il mezzo più potente che abbiamo, ma allo stesso tempo bisogna saper informarsi, avere gli strumenti per non farsi convincere dalle frottole che ci vengono raccontate”.
Sebbene segnata da profonde esperienze personali, la sua è la storia di chi con tenacia combatte attivamente al fianco della legalità; difatti è presidente della Fondazione Silvia Ruotolo Onlus, intitolata a sua madre. Quali sono gli intenti della Fondazione e come opera sul territorio?
“Dopo l’omicidio di mia madre, ci siamo costituiti parte civile, ottenendo un risarcimento. Subito fu chiaro a mio padre che questa somma fosse il cuore economico necessario per realizzare una Fondazione che portasse il nome di mia madre. Il momento in cui mio padre mi disse di questa sua decisione, è uno dei ricordi più belli che ho. L’ obiettivo è contrastare la devianza della sub-cultura mafiosa partendo dall’ infanzia, partendo dall’ amara costatazione che chi quel giorno ha sparato, era giovane, davvero giovane, ma aveva fatto della criminalità la sua scelta di vita. Ecco allora il bisogno di dare una risposta concreta, di dare un’altra scelta possibile, fatta di legalità. Ad esempio organizziamo iniziative di sensibilizzazione, ma in particolare ci preoccupiamo dell’ istruzione di ragazzi che si trovano in condizioni disagiate, dando borse di studio. Questo è il modo più forte per non permettere che vengano sporcate altre pagine della nostra storia, per essere più vivi sul territorio. E’ una battaglia che portiamo avanti come famiglia, ma soprattutto come cittadini. Memoria vuol dire impegno”.
Di recente suo zio Sandro Ruotolo ha avuto delle pesanti intimidazioni da parte del boss Michele Zagaria, in merito alla sua attività giornalistica di denuncia. Anche il web si è indignato, diffondendo l’ hashtag #IostoconSandro. Le chiedo un giudizio sulla vicenda, e in particolare come reagire a questi atti di violenza.
“Non è un Paese normale quello in cui un giornalista che fa il proprio lavoro, viene minacciato ed è costretto ad andare in giro con la scorta. Le organizzazioni criminali temono la cultura e l’informazione. Allora il vero gesto di solidarietà nei confronti di chi per adempiere al proprio dovere, si trova così esposto, è essere credibili, con il proprio esempio quotidiano. Ogni giorno dobbiamo scegliere, e possiamo essere tentati da facili guadagni, diventare corrotti. L’ uomo è ciò che sceglie. Più si rinuncia alla criminalità, attraverso ogni forma di denuncia e lotta, maggiori opportunità si vengono a creare a per tutti. Uomini come Libero Grassi e Mimmo Noviello sono morti per fare scelte coraggiose. Ma una società che ha ancora bisogno di eroi è una società sbagliata. #IostoconSandro vuol dire difendere il diritto alla libertà e alla legalità”.

 

Fulvio Mele

About fulvio mele

Fulvio Mele: Ventenne Giornalista Pubblicista da Marzo 2016 e Vicedirettore di Informare da Giugno dello stesso anno.
Diplomatosi al Liceo Scientifico R. Caccioppoli di Napoli.
Laureando in Sociologia (scienze sociali) presso la Facoltà della Federico II.
Entra nell’associazione “Officina Volturno” nell’agosto 2013.
Esordisce come giornalista nel mensile di ottobre 2013, scrivendo una rubrica sui libri, “Leggi che ti passa”.

“Credo che per essere giornalista bisogna essere curioso e andare oltre le cose; credo che la notizia non si crea ma la si racconta entrandoci dentro, aprendola dall’interno; credo che un vero giornalista scrive di emozioni e di storie, soprattutto dà voce a chi voce non ne ha ; credo che essere giornalista sia uno stile di vita”