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Al Teatro Nostos di Aversa va in scena “Napucalisse” di Mimmo Borrelli

Redazione Informare 17/03/2022
Updated 2022/03/17 at 3:54 PM
2 Minuti per la lettura

Domenica 20 marzo alle 19, al Nostos Teatro va in scena “Napucalisse” di e con Mimmo  Borrelli con le musiche dal vivo di Antonio Della Ragione. Dopo un fine settimana dedicato alla formazione, dall’11 al 13 marzo scorso, Mimmo Borrelli, drammaturgo, attore e regista, presenta nello spazio di Aversa il suo spettacolo più rappresentativo.

La trama

Napucalisse (oratorio in lettura) è un complesso congegno teatrale che avvolge in un magma indistinto “Napoli” con “l’apocalisse”, che è sempre sul punto di manifestarsi. È un
monologo e un’invettiva che Borrelli tratteggia in forma di oratorio, con il ritmo della musica che è protagonista materica di una continua escandescenza, creatrice e distruttrice, senza speranza e proprio per questo inversa dichiarazione d’amore.

Le dichiarazioni di Borrelli

“Il Vesuvio è un vulcano dormiente, che sogna nel pericolo costante, ma destinato periodicamente a svegliarsi. Dorme e veglia, prepara la veglia, prepara le casse di un funerale già programmato in tutti i particolari, ma con l’ipocrisia della fertilità, della bellezza apparente, dell’abbondanza. Il Vesuvio è il doppio. Il Vesuvio quando dorme accumula, accumula collera, violenza, indignazione, esplosione di morte che rinasce nella fertilità della terra e della vita. Il Vesuvio è il vulcano di Napoli. Il Vesuvio è Napoli: è il suo bilanciere dorato di cocaina, il termometro nel culo di chi ha una febbre che non guarisce mai, lo specchio che si spacca ferendo a morte, il sangue di sacrifici o necessario alla creazione, per poi ricomporsi da capo col nostro sangue.

Il vulcano è anche un creatore, generatore, è una “vammana”, una levatrice di bastardi, una nutrice di esposti, di orfani dell’anima, dal quale nasce ogni cosa. Ma è anche la morte, fautore di morte, la mano di dio, esecutore di giustizia. Il Vesuvio è un coro ubriaco,
sbronzo sino all’orlo ’i malepatenze e prima o poi vomiterà tutto il suo rancore verdiato e biliare”.

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