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Al Teatro Augusteo arriva “Rugantino” di Garinei & Giovannini

Mina Grasso 04/04/2022
Updated 2022/04/04 at 11:40 AM
5 Minuti per la lettura

Sul palco del Teatro Augusteo arriva “Rugantino”, commedia musicale che viene presentata nella versione storica originale di Garinei & Giovannini, scritta con Pasquale Festa Campanile e Massimo Franciosa con la collaborazione artistica di Gigi Magni.

Per la sera della prima a Napoli, domenica 3 aprile, due file ordinate di spettatori si snodano lungo i lati di piazzetta Augusteo, aspettando l’orario di entrata. Alla fine alle diciotto il teatro è gremito di pubblico. Tantissimi gli abbonati, tanti i biglietti staccati al botteghino. In sala gli applausi partono quasi subito a scaldare il clima e per accogliere gli attori. Un’attesa che viene ampiamente ripagata.

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Quella di Rugantino e Rosetta è una favola ambientata nella Roma del 1830, una storia d’amore che racconta di Roma e della romanità, con i suoi costumi e i suoi canti, ed è la storia di un personaggio chiacchierone, burlone e irruento, ma di nobili valori, che si spinge fino alla morte per mostrare amore alla sua donna. E’ una favola ricca di colore nel primo atto, con tanto folclore, fatto di balli e canti in romanesco, e poi, ci sono le maschere, c’è il carnevale per le vie, c’è il popolo di Roma. Ma Rugantino è anche una favola senza lieto fine.

Nella trama dello spettacolo, Rosetta è moglie di Gnecco Er Matriciano, uomo gelosissimo e potente, e Rugantino se ne innamora. In principio si tratta di un gioco, una scommessa con gli amici. Poi, i due scoprono di essere davvero innamorati. Quando Gnecco viene ucciso da un ladro in maschera durante l’ultimo giorno del carnevale, Rugantino che in fondo è innocente, si fa trovare accanto al corpo, e si autoaccusa dell’omicidio. Si sente finalmente importante agli occhi dei suoi amici, lo fa per amore di Rosetta, per diventare uomo ai suoi occhi, lo fa per onore: diventa l’uomo che ha sempre desiderato essere. E così, viene arrestato e condannato a morte. A nulla servirà provare a dimostrare la sua innocenza, a nulla servirà la solidarietà del boia Mastro Titta, diventato ormai suo amico.

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Sul palco dell’Augusteo la napoletana Serena Autieri è l’interprete del personaggio di Rosetta, donna tanto bella quasi da sembrare irraggiungibile, mentre Michele La Ginestra è Rugantino; Edy Angelillo, recita nel ruolo di Eusebia, sorella per gioco di Rugantino; infine, nel ruolo di Mastro Titta, boia pieno di umanità, Massimo Wertmuller viene egregiamente sostituito dal bravissimo Vincenzo Failla.

Presentato per la prima volta al Teatro Sistina di Roma il 15 dicembre 1962, Rugantino è probabilmente il musical italiano più amato e conosciuto. In quella occasione, per la prima rappresentazione, il finale della storia fu oggetto di grosso dibattito tra gli autori. Secondo Giovannini, Rugantino doveva riscattarsi attraverso la morte, elevarsi per essere degno dell’amore di Rosetta pur non avendo commesso il delitto. Ma Garinei considerava questo finale scioccante per il pubblico dell’epoca. Si racconta che quel primo finale fu seguito da dieci secondi di silenzio e da un boato di applausi. Fu un successo senza precedenti, insolito per una storia che passava d’improvviso dalla gioia dell’amore e delle feste, al dolore e all’ingiustizia della morte.

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Le canzoni di Rugantino hanno fatto la storia di Roma in tutto il mondo: Roma nun fa’ la stupida stasera, Ciumachella de Trestevere, È l’omo mio, Tirollallero. Le musiche sono di Armando Trovajoli, autore anche della colonna sonora del film La Ciociara. Nella versione originale scenografia e costumi erano ispirati ai disegni di Bartolomeo Pinelli, e Giulio Coltellacci li ha portati splendidamente sul palco, mentre le coreografie sono state curate da Dania Krupska; nel tempo, sarà poi, Gino Landi ad occuparsi delle scene. E anche per questa edizione la scenografia è costituita da due basi rotanti che consentono da rappresentare la Roma del 1830 in una ricchezza di spaccati, di strade, piazzette, scene di interni che si alternano per tutto il musical.

Armonia di scene e di costumi per due ore e mezzo di spettacolo che registra il suo primo sold out. Nei ringraziamenti, tra gli applausi di fine spettacolo, Serena Autieri spende alcune parole per il teatro e per Napoli: è bello ritornare dopo un periodo così lungo e sofferto di interruzione per il teatro. E’ bello sempre tornare a Napoli.

ph. Mina Grasso

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