Al Museo di Capodimonte l’opera di Giovanni Battista, detto “Il Battistello”

Il colore dorato e irregolare del bronzo in mostra nella sala Causa del Museo di Capodimonte

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Il colore dorato e irregolare del bronzo avvolge quadri e sculture in sala Causa, per la nuova mostra dal titolo Il Patriarca Bronzeo dei caravaggeschi. Battistello Caracciolo 1578-1635 proposta dal Museo e Real Bosco di Capodimonte, a cura di Stefano Causa e Patrizia Piscitello con exhibit design e direzione artistica di COR arquitectos e Flavia Chiavaroli.

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La mostra è stata inaugurata la mattina del 9 giugno al Museo di Capodimonte e nel corso della giornata è proseguita nella Certosa e Museo di San Martino e nel Palazzo Reale di Napoli, le tre sedi interessate da questa esposizione diffusa

Giovanni Battista, detto il Battistello, nacque a Napoli nel 1578 e qui vi morì nel 1635. Fu allievo di Bellisario Corenzio e seguace del Caravaggio.

Il suo lavoro più antico, anche se oggi quasi completamente distrutto, è l’affresco del 1601 dei sei puttini sulla facciata esterna del Monte di Pietà, realizzata proprio insieme a Bellisario Corenzio. Mentre, l’opera “La liberazione di San Pietro dal carcere” 1608-1610), realizzata su richiesta di Giovan Battista Manzo, lo stesso committente di Caravaggio, pala esposta nella Chiesa del Pio Monte della Misericordia fu probabilmente il più importante lavoro di ispirazione caravaggesca.

Ma forse, Battistello fu il meno allineato dei caravaggeschi come spiega in Stefano Causa in conferenza stampa così come nella pubblicazione Battistello Caracciolo. Dialogo all’ombra di Caravaggio di Silvana Editoriale, e il numero di disegni che gli si attribuisce è un decisivo indizio di infedeltà (Caravaggio infatti, non disegnava). Battistello ha poi un posto nell’evoluzione dell’incisione di gusto caravaggesco. Infine, alcune tra le sue prove napoletane di massimo impegno – in Palazzo Reale o nelle chiese di Santa Maria la Nova e San Martino – sono su affresco (mentre Caravaggio, come Ribera è, diremmo ideologicamente, refrattario alla pittura murale).

La mostra è certamente la prima grande esposizione monografica che riguarda questo pittore, napoletano come Luca Giordano, raccontato da due curatori napoletanissimi come spiega il Direttore del Museo di Capodimonte Sylvain Bellenger, una mostra di enorme sensibilità nella quale accanto ai quadri compare la scultura, con pezzi di notevole pregio, capolavori di Pietro Bernini, di Cosimo Fanzago e di scultori fiorentini che vivranno a Napoli.

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Per l’esposizione del Museo di Capodimonte si legge nella nota dei progettisti: a prosecuzione dell’esperienza con il caravaggismo iniziata con l’allestimento, nel 2019, di “Caravaggio a Napoli”, mostra dedicata agli anni napoletani del maestro, l’importante esposizione su Battistello Caracciolo, grande artista partenopeo, conferma il rapporto dialogico costante e serrato tra i curatori ed il gruppo di progettazione composto da COR arquitectos (Roberto Cremascoli, Edison Okumura, Marta Braga Rodrigues) e Flavia Chiavaroli.

La scelta espositiva mette in scena una sequenza di spazi nei quali emergono sguardi e rimandi, confronti tra movimenti e contro-movimenti, e dove trovano spazio accanto ai quadri appunto le sculture marmoree, come ad esempio quelle degli apostoli che inquadrano la grande pala “Madonna con Bambino e Santi” proveniente dalla Cattedrale di Stilo.

Oltre 50 opere, tra pitture e sculture, con prestiti nazionali ed internazionali dimostrano l’intenso lavoro di relazioni diplomatiche di scambio con amici internazionali del Museo di Capodimonte e con altri Musei nel mondo.

Un percorso unico, iniziato con Picasso e proseguito nel 2019 con Caravaggio, e poi con gli altri, con Luca Giordano, e che ora punta lo sguardo su Battistello Caracciolo  – sottolinea il Direttore Bellenger – per un ciclo che arriverà con mostre di elevato rilievo artistico fino al 2027.

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