Al lido Delfini Francesco Zambon svela il volto dell’OMS

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Al lido Delfini Francesco Zambon svela il volto dell’OMS
A Castel Volturno vince la partnership tra Informare e Feltrinelli Editore

Qualcuno una volta mi ha detto «La professionalità è un’attitudine mentale». Questa lezione ho cercato di farla mia, e ho segnato le stesse parole in un’area del cervello che ho intitolato Regole di Vita. La professionalità è un’attitudine mentale significa che per essere dei professionisti bisogna dedicarsi completamente, anima e corpo, al programma che ci si è prefissati di portare avanti; la nostra concentrazione deve essere totalmente occupata: elementi esterni non possono e non devono distrarci fin quando l’operazione avviata, divenuta ormai una priorità, non è portata a termine.

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La professionalità, poi, non riguarda semplicemente le competenze che ognuno, bene o male, ha acquisito durante il suo percorso di crescita, ma riguarda principalmente il valore, il significato e la fede che si dà a ciò che si fa.

Questo mio privato ricordo e questa brevissima riflessione mi sono d’aiuto per parlarvi della storia di un medico, fino a poco fa sconosciuto, ma ora celeberrimo grazie alla professionalità che ha dimostrato in questi ultimi mesi, alla sua dedizione nel portare avanti una lotta che crede necessaria combattere e, grazie anche alla sua etica professionale e umana che gli ha impedito di svendere i propri ideali ed essere attratto nel marciume del compromesso politico. Sto parlando di Francesco Zambon.

Sabato 24 luglio, alle ore 18:30, si è tenuta presso il lido I Delfini di Pinetamare-Castel Volturno la presentazione del libro di Francesco Zambon “Il pesce piccolo. Una storia di virus e segreti”.

L’evento è stato organizzato dalla Redazione di Informare in partnership con Feltrinelli Editore. Ad una sala gremita si sono aggiunti gli interventi di Mario Volpe, scrittore ed esperto dei rapporti commerciali con la Cina e Giulio Valesini, giornalista di Report. I testi scelti per la lettura sono stati accompagnati dal vigore della voce di Maria Gabriella Tiné.  A moderare il direttore responsabile di Informare, Antonio Casaccio.

Nella serata estiva di luglio Zambon presenta il suo libro: l’atmosfera informale della serata, il profumo della salsedine che pervade la zona marittima, l’abbronzatura delle persone armoniosamente perfetta con i colori vivi dell’abbigliamento e con le stoffe leggere, il panorama del sole che si immerge nel mare al tramonto, rendono un senso di quiete, di rilassatezza, che sono un controcanto dello scossone che di lì a poco si sarebbe avvertito al sentire le parole di denuncia dell’autore.

Zambon è un ex funzionario dell’OMS: la sua vicenda è titanica. Porta alla luce l’inadeguatezza di un uomo, ancora spinto da valori puri, in un contesto con parvenze oligarchiche come quello dell’Organizzazione Mondiale della Salute. Il pesce piccolo è consapevole di non avere speranza di sopravvivenza in un mondo di tal genere. Il pesce piccolo sa che prima o poi verrà divorato dal pesce grande.

Ma che fare? Aspettare la fine, che inevitabilmente l’attende, senza aver tentato di nuotare controcorrente? Assolutamente no, il pesce piccolo nuoterà diretto alle fauci del pesce grande, consapevole di soccombere, ma forte dell’intenzione di causare almeno un piccolo danno all’avversario colpendolo dall’interno. È questa la denuncia di Zambon, è questa la forza di un libro che vuole scuotere la quiete di un’OMS che si nasconde dietro una maschera di falsità e ipocrisie.

L’OMS nasce dalla volontà umana di porre un controllo allo sviluppo e alla diffusione delle malattie infettive «Furono le grandi pandemie di peste e di colera dei secoli scorsi a sensibilizzare qualche lungimirante Ministro della Salute sulla necessità di avere un organismo sovranazionale che potesse coordinare alcuni aspetti della gestione pandemica».

Nel 2020, con lo scoppio della pandemia da Covid-19, viene chiesto a Zambon di assumere il controllo delle attività OMS a supporto delle regioni italiane in risposta al virus. Zambon accetta l’incarico e si immerge nel lavoro con la solerzia di chi crede di poter essere d’aiuto al mondo intero e di chi sente, forte, la responsabilità di trovare qualche risposta sanitaria alla crisi pandemica, in quanto membro dell’Organizzazione Mondiale della Salute.

Zambon sa di poter essere utile, ma sa anche che per esserlo deve agire tempestivamente. Il 20 marzo 2020 legge su Financial Times un articolo dello storico Yuval Noah Harari: «Gli esseri umani hanno un grande vantaggio rispetto ai virus. Un coronavirus in Cina e un coronavirus negli Stati Uniti non si possono scambiare consigli su come infettare meglio gli umani. Ma la Cina può insegnare agli Stati Uniti molte lezioni utili sul coronavirus e come fronteggiarlo. Quello che un medico italiano scopre a Milano la mattina può benissimo salvare vite a Teheran la stessa sera».

Ne fa il suo credo: «Io partii da questo e dal concetto fondamentale che si doveva cercare di far guadagnare tempo ai paesi che ancora non erano stati colpiti dal virus. Era indispensabile tamponare la situazione, arrestare lo tsunami che si stava abbattendo sull’Italia, in modo che l’onda potesse essere assorbita e gestita in maniera controllata.

Ma soprattutto, in una prospettiva OMS, bisognava far sì che agli altri paesi arrivassero delle informazioni su quello che si stava facendo qui, dove la guerra era già scoppiata». Come coordinatore Zambon si propone di: creare un forum dove tutti i medici italiani in prima linea potessero confrontarsi e passarsi conoscenze; cercare di trasmettere all’estero le conoscenze che l’Italia stava acquisendo in risposta al Covid; documentare in modo sistematico le vicende, così da creare un quadro dal quale estrapolare le informazioni chiave che potessero aiutare gli altri paesi a difendersi. Per essere efficace il documento avrebbe dovuto essere «fattuale, diretto, trasparente, senza buonismi, senza compromessi» capace di mettere in luce le criticità così come i punti di forza. An Unprecedented Challenge. Italy’s First Response to COVID-19, così il team di Zambon decide di intitolare il rapporto.

Il lavoro procede spedito, l’urgenza di avere fra le mani qualcosa di concreto logora le forze, ma il team di ricerca, instancabile, riesce a produrre un risultato prestigioso nel giro di brevissimo tempo, in soli 32 giorni. Dopo aver ricontrollato tutti i punti del testo e aver ricevuto tutte le dovute autorizzazioni, si attende solamente la pubblicazione. Ma… qualcosa va storto. Arriva una notifica, da parte di Ranieri Guerra, direttore vicario dell’OMS, il cosiddetto numero due. Ma sembra che il rapporto non può essere reso noto… conterrebbe all’interno notizie che, insomma, potrebbero infastidire qualcuno.

Dal rapporto emerge chiaramente che l’Italia ha affrontato la pandemia senza disporre di un piano pandemico aggiornato, un piano pandemico risalente nientedimeno che al 2006… Come conferma anche Giulio Valesini, giornalista di Report, il quale per primo ha portato all’evidenza di tutti questa verità grazie alla sua inchiesta: «L’inchiesta nasce dalla segnalazione di Donato Greco, epidemiologo campano, padre dell’ultimo piano pandemico, quello risalente al 2006. Fu lui ad avvertirci che il piano pandemico da quel momento in poi non era stato più aggiornato.

Disporre di un adeguato piano è indispensabile in questi casi di emergenza, perché è come un libretto di istruzioni che ti dice cosa fare: pensate che fino al febbraio 2020 le aziende italiane che producevano mascherine vendevano i loro prodotti all’estero, perché in Italia nessuno acquistava quei prodotti, e non lo faceva a causa di un piano pandemico inadeguato. Le mascherine in Italia, durante la prima ondata, erano quasi introvabili, perché non c’erano». Perché non ci si è preoccupati di aggiornarlo?

Chi sono stati i responsabili di questa dimenticanza? E perché l’OMS non potrebbe pubblicare un rapporto sulla pandemia che contenga questa verità? Un piano pandemico efficace avrebbe per lo meno evitato diverse difficoltà nella gestione della crisi, forse qualche vita sarebbe scampata alla morte. Ma l’OMS ha il dovere di documentare la realtà, schedare le notizie rintracciate, così da essere d’aiuto per i paesi che stanno affrontando la pandemia. Il virus deve essere analizzato e sconfitto, è questa la priorità dell’OMS, vero?

Probabilmente è quello che ci aspetteremmo tutti, ma nel racconto di Zambon sembra non essere realtà. Il rapporto stilato da Zambon e dal suo team di ricerca, rapporto che avrebbe potuto essere uno strumento, il primo stilato dall’OMS in risposta al Covid, nelle mani dell’umanità intera che si preparava ad affrontare la crisi, ha incontrato difficoltà nella pubblicazione ed è stato poi ritirato.

Uno fra i responsabili di quel mancato aggiornamento del piano pandemico fu Ranieri Guerra, il quale, prima di diventare numero due dell’OMS, aveva ricoperto il ruolo di direttore generale dell’ufficio di Prevenzione del Ministero della Salute. Inoltre, il rapporto sembra irritasse i vertici del governo italiano, per alcune questioni di carattere organizzativo, e l’OMS non aveva alcuna intenzione di causare lo sdegno del governo italiano, del Ministero della Salute in particolare.

Ma perché l’OMS, organismo sovranazionale e indipendente dovrebbe temere le ire di un governo nazionale e indirizzare le proprie scelte e le proprie azioni seguendo gli umori degli altri soggetti? «La forza dell’OMS dovrebbe risiedere nella solidità scientifica, nel potere normativo, nell’autorevolezza, nell’indipendenza, nella trasparenza che ha proprio in virtù del fatto che rappresenta tutti gli stati del mondo» – così scrive Zambon.

In questo caso l’interesse coinvolge sia il metodo di elezione dei leader supremi dell’OMS, sia il meccanismo con cui l’OMS è finanziata. Per quanto riguarda il primo punto, bisogna dire che il direttore generale dell’OMS viene eletto direttamente dai 194 stati membri dell’organizzazione. Nei mesi che precedono l’elezione, i candidati animano una vera e propria campagna elettorale, andando a visitare i paesi più influenti per documentarsi sui problemi di salute ma anche, e soprattutto, per ingraziarsi i favori dei leader di governo. Per quanto riguarda il secondo punto, sappiamo che l’OMS è finanziata solo per il 20% dai contributi obbligatori degli stati membri, il resto viene da donazioni volontarie.

Dunque, non stupisce che da parte dell’OMS via sia una qualche forma di riconoscenza verso i Paesi più influenti dell’ONU. Il rapporto di Zambon, alla fine, è stato censurato e bandito, l’organizzazione ne ha parlato come di un errore affermando persino di non trattarsi di un suo documento ufficiale. Zambon è stato messo al margine e infine ha dato le sue dimissioni: «Non potevo rimanere in silenzio», ha così dichiarato. Noi, uomini comuni, lo ringraziamo per essere stato una voce fuori dal coro, per non essere aver messo la sua sicurezza economica e personale al di sopra dei suoi ideali. Il suo atteggiamento sia un chiaro esempio di professionalità.

di Nicola Iannotta

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE

N° 220 – AGOSTO 2021

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