‘A mamma è sempe ‘a mamma, anche quando parla in dialetto pugliese. Perché la forma conta, ma quando le modifiche sono fatte con coerenza e abilità, anche le forme alternative entusiasmano.

Sabato 2 novembre, al Teatro Civico 14, Danilo Giuva ha portato in scena “Mamma” di Annibale Ruccello. L’attore di origine pugliese, ecco spiegato il motivo per cui il testo è stato adattato in quel dialetto, ha interpretato tutti e quattro i ruoli femminile presenti nel testo originale. Un cantastorie che racconta la vicenda di una mamma uccisa ingiustamente, una futura madre convinta di essere stata ingravidata dallo spirito santo, una mamma distratta dalla prole numerosa e infine una madre preoccupata per il futuro di sua figlia, rimasta incinta prematuramente. Compito non facile, ma svolto felicemente da Giuva che ha così mostrato al pubblico una poliedrica capacità di interpretare donne diverse, senza appiattirle su di uno stereotipo.

La recitazione in solitaria, ha causato il conseguente taglio dalla scena di alcuni personaggi. Tuttavia il continuo relazionarsi con fantasmi mai presenti, ma mai del tutto assenti, ha creato un effetto di straniamento amplificato dalle musiche concitate di Giuseppe Casamassima. Il fondale di Silvia Rossini, un cuore bianco fatto di linee e contorni, indicava la strada per ben interpretare la commedia. L’amore di una mamma, sebbene esso si manifesti in forme diverse, e volte violente, è sempre sconfinato. Anche nel momento in cui una figlia, assassina della stessa madre, le chiede aiuto recandosi sulla sua tomba, quella madre non si sa negare e le trasferisce saggezza con modi gentili. Lo spettacolo non ha mai perso ritmo e le risate sono sorte spontanee sulle labbra di chi guardava. L’adattamento di Annibale Ruccello, fatto da Danilo Giuva, non ha tradito le aspettative.

di Marco Cutillo

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