Laureata in Scenografia all’Accademia di Belle Arti di Bologna e successivamente in Progettazione e Produzione delle Arti Visive alla facoltà di Arti e Design IUAV, Arianna Callegaro vive e lavora a Venezia. Nel 2007 ha avviato il progetto di arte relazionale intitolato Airswap, con cui ha partecipato alla biennale di arte internazionale “Manifesta 7” a Rovereto.

Come è nato questo progetto? Da dove è venuta l’idea?

«“Airswap&Massama: A BOOK” è un progetto nato nel 2007 e pensato per luoghi aeroportuali. Consiste nel prevedere un padiglione dove il viaggiatore ha la possibilità di scambiare un proprio abito con un altro modificato da un artista locale. Alle diverse sessioni, con diverse curatele e collaborazioni, hanno aderito diversi artisti e creativi, ma non solo».

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Sappiamo che sono stati coinvolti anche i detenuti del carcere di Massama. In cosa consiste questo “laboratorio”?

«Sono stati coinvolti gli studenti della classe d’Italiano del docente Gianvito Distefano della casa circondariale Salvatore Soru di Massama. Non si tratta di un laboratorio ma di una loro partecipazione individuale a un progetto di arte relazionale. Questa specifica sessione vede il coinvolgimento di 18 artisti e 17 alunni in un reciproco scambio, proponendo il concetto di dono come filo conduttore, per una riflessione sulla pratica artistica.
Ogni capo d’abbigliamento donato diventa, tra le mani degli artisti che lo modificano – ciascuno secondo la propria tecnica e sensibilità – un’opera d’arte. A quest’opera, i detenuti del carcere di Oristano hanno aggiunto un ulteriore elemento, una parola scritta su una menda di tessuto poi cucita sul capo. Ne sono nate inaspettate connessioni, testimoniate anche da scritti e corrispondenze. Un dialogo capace di trasformare tanto gli artisti quanto i detenuti, che attraverso questa esperienza hanno potuto superare la linea che separa lo spazio carcerario da quello della comunità.»

Oltre a lei, chi sono gli artisti coinvolti e i collaboratori?

«Abitualmente, nei miei diversi progetti, mi avvalgo di diverse collaborazioni, anche diinformareonline-airswapemassama 4 diversi campi o discipline. Questo progetto non poteva nascere senza la partecipazione e l’aiuto di Gianvito Distefano, che di fatto, ha portato nel carcere in cui lavora, Airswap ricablato e rinato. In seguito vi sono le collaborazioni grafiche di Francesca Komel e i disegni delle Istruzioni per detenuto disegnate da Alvise Bittente. Luca Mazza, ha super visionato tutta la parte grafica e visiva, insieme a me».

Il progetto continuerà ad andare avanti? Sappiamo che è prevista la pubblicazione di un libro dedicato proprio a questo lavoro.

«Sono diverse le collaborazioni di qui ci stiamo avvalendo per la costruzione del network e la migliore realizzazione del progetto.
Da giugno stiamo avendo le prime restituzioni in diversi contesti e città. A gennaio 2020 spero di avere la possibilità di rientrare in carcere, per una restituzione dell’azione avvenuta all’esterno con gli allievi partecipanti: qui prevedo di chiudere la prima parte del progetto, donando una copia da me autoprodotta ad ogni detenuto che ha aderito alla prima sessione. Infine, a marzo 2020 esporremo presso Ecole d’art de GrandAngoulême in Francia, grazie a Séverine Gallardo».

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Il libro, curato da Luca Mazza e prodotto attualmente in tre esemplari, documenta e raccoglie i materiali relativi al progetto, dal concept iniziale alla sua realizzazione. Contiene le schede di spiegazione delle singole opere accompagnate dalla biografia dell’artista, quindi la parola scelta dal detenuto per completare il capo.
Un oggetto che diventa, per artisti e detenuti, la metafora della relazione instaurata.

di Federica Lamagra
Foto di Mina Grasso

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°201 – GENNAIO 2020

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