Ai Magazzini Fotografici, un incontro speciale con Antonello Scotti

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Ieri, 30 giugno, in occasione dell’evento ”Incontro con l’Autore”, ai Magazzini Fotografici si è tenuto un talk con l’artista Antonello Scotti.

Antonello Scotti è un artista visivo e docente di Progettazione di arti figurative al liceo ‘Filippo Palizzi’ di Napoli. Da diversi anni ormai si impegna nella produzione d’immagini e nella loro collocazione sia ambientale che editoriale.

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E in occasione di questo evento, l’artista, toccando punti apparentemente scollegati, disomogenei, ci presenta: ”Il ciuffolotto di Manet: volatile e disordinata lettura di un fallimento”.

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A presentare il talk, la madrina dei Magazzini, Yvonne De Rosa che presenta Antonello Scotti come artista visivo e non solo, sottolineando la sua grande umanità.

Ed ecco che la parola passa all’autore che inizia raccontando di come sia nata in lui quest’idea. Durante la pandemia, durante quel periodo di «affascinante sospensione» che l’autore sostiene fosse attorno a tutti noi, ecco che arriva l’idea.

Inizia a sfogliare testi, saggi e si ritrova davanti al quadro di Manet Le Déjeuner sur l’herbe analizzandolo e ri-osservandolo. Uno studio che compie passando per vari ambiti in modo, riconosce Antonello Scotti, un po’ disordinato.

Introducendo schematicamente i punti che tratterà, inizia la sua lettura, una lettura frutto di un viaggio tra filosofia, arte, cinema.

Attraverso le letture di un filosofo a lui molto caro Paul K. Feyerabend, famoso per la sua visione anarchica della scienza. Ancora attraverso lo studio del mito Medea e la domanda sull’assunzione di responsabilità dell’uomo adulto accompagnato dalla riproduzione di uno spezzone dell’omonimo film del ’69 di Pasolini.

Ed ancora ripercorre lo studio di Georges Bataille e Michel Foucault proprio riguardo l’autore a cui dedica questo talk ammettendo quanto sia rimasto deluso dal fatto di non aver ritrovato in questi scritti uno spazio dedicato a questo famoso ciuffolotto.

Ma cos’è allora questo ciuffolotto nel quadro di Manet?

Ed ecco che l’autore arriva al momento clue dell’evento, lo studio di questo piccolo volatile.

«Simile ad un passerotto, questo ciuffolotto, elemento realistico e scanzonato che svolazza quasi infastidito nella parte alta del quadro. Il suo corpo si piazza su una delle linee vettoriali che compongono l’opera. Ma cosa ci fa lì? Perché nessuno lo nomina? Ecco, esso potrebbe simboleggiare lo Spirito Santo, da sempre questo infatti si manifesta nelle opere sotto le spoglie di volatili. Ma parliamo di uno Spirito Santo ”pagano”. Uno Spirito Santo che benedice l’uomo moderno, è un simbolo della non eccezionalità dell’evento. L’autore ci mostra una sacralità all’interno della pura e semplice natura, attraverso il ciuffolotto».

Antonello Scotti ribadisce attraverso questo studio che egli definisce ancora parziale, innanzitutto quanto elementi così apparentemente distanti ed eterogenei possano unirsi sotto un unica linea di pensiero. Ma soprattutto realizza il suo sogno, quello di raccontare e mostrarci finalmente questo piccolo elemento permeato di significato spesso ignorato di questo quadro. Apre, ci mostra ciò che egli dice «avevo chiuso in un cassetto».

Tant’è che è proprio a lui che lascia la parola per concludere la presentazione:

“Le uniche parole per il ciuffolotto le può dire solo lui. La conoscenza non è sufficiente per dare ragione della sua presenza discreta ma pungente, all’interno della storia dell’immaginario dell’uomo: della storia delle latenze delle immagini che dai primordi delle figure sono arrivati a noi”.

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