Ai Magazzini Fotografici la mostra e i docufilm su Letizia Battaglia

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Ai Magazzini Fotografici di Yvonne De Rosa è in corso la mostra d’arte di Letizia Battaglia, fotografa classe ‘35, che sceglie per l’occasione dell’esposizione napoletana alcuni scatti vintage del suo immenso patrimonio fotografico sulla Sicilia e sulla sua amata Palermo.

Nelle foto di Letizia, foto manifestamente politiche e di denuncia – la fotografa si è occupata di politica tra gli anni ‘80 e i ‘90, come assessore con la giunta di Leoluca Orlando nella “primavera di Palermo” – si legge da sempre una ferma condanna alla mafia, cancro della sua terra, ma allo stesso tempo si racconta con dovere di cronaca la condizione di un intero popolo, nelle abitudini delle province, delle periferie, dei quartieri più poveri, per fermarsi con cura sui volti, soprattutto volti di donne e di bambini.
La donna e la sua condizione sociale in una terra martoriata, è spesso una figura centrale negli scatti della fotografa ed oggi Letizia racconta con gioia, quanto sia meravigliosa la condizione delle donne emancipate della sua terra, finalmente libere dagli stereotipi del passato. La Sicilia di Letizia è dunque, formalmente cambiata, anche se come lei dice “la mafia non ha più la coppola, ma è dentro le istituzioni”.


Letizia oggi a 84 anni è una pagina importante della storia del fotogiornalismo italiano.
Dal 1969 inizia a scattare foto ed a scrivere per “L’Ora”, quotidiano di Palermo, poi si trasferisce per collaborazioni giornalistiche a Milano insieme alle sue tre bambine, fiera di non ricevere gli alimenti dal suo ex marito, ma lavorando per mantenersi e diventa giornalista e fotografa free lance.
Dopo tre anni torna a Palermo. Nel 1974 crea, con Franco Zecchin, l’agenzia “Informazione fotografica”, frequentata da Josef Koudelka e Ferdinando Scianna.
Ha lavorato per 18 anni per “L’Ora”, all’inizio come unica donna tra colleghi maschi durante anni difficili per Palermo, per l’arrivo dei corleonesi e la guerra tra questi e i palermitani, e nel 1975/76 con l‘arrivo delle prime droghe pesanti in Italia.
La fotografia di reportage di Letizia non nasce da uno studio di composizione “quello che c’è si fotografa, la fotografia nasce al momento”. Fare reportage dice Letizia significa “andare al cuore delle cose, raccontare ciò che sta avvenendo” e Letizia racconta i morti di mafia, che sono principalmente uomini, fotografa il sangue, il dolore di quelli che osservano, di quelli che restano che sono spesso donne e bambini.
Gli scatti sono in bianco e nero, mai con l’uso di un teleobiettivo, perché si creerebbe troppo distacco, troppa distanza. Letizia non ha mai studiato fotografia, ma i suoi scatti descrivono con un dettaglio quasi chirurgico come Palermo abbia subìto in quegli anni una vera e propria guerra, “perché lo Stato o una parte dello stato non l’ha difesa”.

Le prime mostre sono state realizzate con pochi soldi e senza gallerie. Finalmente nel 1985 arriva il premio Eugene Smith, vinto ex aequo con Donna Ferrato. Un altro premio, il Mother Johnson Achievement for Life, le è stato tributato nel 1999.
Nel 2008 appare in un cameo nel film di Wim Wenders Palermo Shooting.
Le è stata dedicata una ricca antologica al Maxxi di Roma nel 2016, ed una recente mostra con molti inediti al Tre Oci di Venezia, infine il documentario Shooting the mafia, di Kim Longinatto, uscito lo scorso gennaio e che sarà dal 22 marzo al cinema. Dal 2017 all’interno dei Cantieri Culturali della Zisa la fotografa dirige il Centro Internazionale di Fotografia metà museo, metà scuola di fotografia e galleria.
I Magazzini Fotografici hanno anche programmato per #Cinemagazzini nel corso della prima parte dell’anno un particolare Focus su Letizia Battaglia con la proiezione di una serie di docufilm sulla carriera della fotoreporter.
La programmazione è iniziata con La mia Battaglia di Franco Maresco (che è stato in concorso alla mostra del Cinema di Venezia) e Amore Amaro di Francesco Raganato, per poi proseguire con Letizia regia di Andrea Rizzo Pinna e Simona La Marca, film realizzato durante la mostra “Anthologia” svolta presso la galleria Zac di Palermo; e Battaglia – regia di Daniela Zanzotto, documentario che rende perfettamente il senso di quella che è la giornata “tipo” della fotografa, che scatta foto come se fossero domande a cui non si può non rispondere.

 

di Mina Grasso

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°203
MARZO 2020

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