L’agenda teatrale settimanale del Teatro Pubblico Campano

Teatro Pubblico Campano

Ecco l’agenda teatrale della settimana prossima da lunedì 5 marzo 2018 a domenica 11 marzo 2018 del Circuito regionale teatrale: Teatro Pubblico Campano, il quale, formato da Regione, Comuni ed Associazioni della Campania, è nato per promuovere e sviluppare la cultura e l’arte in tutte le sue forme, lavorando congiuntamente con chi ritiene il teatro di interesse culturale e sociale.

 

 

Teatro Comunale Costantino Parravano di Caserta

info 0823444051

Martedì 6 marzo, ore 20.45

Teatro Verdi di Salerno

info 089662141

Mercoledì 7 marzo, ore 21,00

Teatro Gloria di Pomigliano D’Arco

Info 0818843409

Giovedì 8 marzo, ore 20.45

Teatro Kismet OperA

presenta

La manomissione delle parole
di e con Gianrico Carofiglio

musiche in scena dal vivo Michele Di Lallo

luci e scene Vincent Longuemare

regia Teresa Ludovico

“Le nostre parole sono spesso prive di significato. Ciò accade perché le abbiamo consumate, estenuate, svuotate con un uso eccessivo e soprattutto inconsapevole, le abbiamo rese bozzoli vuoti.

Per raccontare, dobbiamo rigenerare le nostre parole. Dobbiamo restituire loro senso, consistenza, colore, suono, odore. E per fare questo dobbiamo farle a pezzi e poi ricostruirle. Nei nostri seminari chiamiamo “manomissione” questa operazione di rottura e ricostruzione.

La parola manomissione ha due significati, in apparenza molto diversi. Nel primo significato essa è sinonimo di alterazione, violazione, danneggiamento. Nel secondo, che discende direttamente dall’antico diritto romano (manomissione era la cerimonia con cui uno schiavo veniva liberato), essa è sinonimo di liberazione, riscatto, emancipazione.

La manomissione delle parole include entrambi questi significati. Noi facciamo a pezzi le parole (le manomettiamo, nel senso di alterarle, violarle) e poi le rimontiamo (nel senso di liberarle dai vincoli delle convenzioni verbali e dei non significati). Solo dopo la manomissione, possiamo usare le nostre parole per raccontare storie”.

Questo brano è tratto dal romanzo Ragionevoli dubbi  di Gianrico Carofiglio in cui l’avvocato Guido Guerrieri sfoglia tra le mani La manomissione delle parole,  sottotitolo: Appunti per un seminario di scrittura.

Un testo creato dallo  stesso scrittore  per pura finzione letteraria, che con il tempo prende la forma e la consistenza di un saggio.

La manomissione delle parole è una riflessione sull’uso dei termini, sulla loro funzione, sul valore che essi hanno nella costruzione delle storie di ciascuno di noi, tanto da essere pilastri della nostra vita etica e civile. Fondamenta che sempre più spesso vengono logorate dall’abuso e dalla manipolazione dei significati. Come si fa a ridar loro la dignità che meritano? Per Carofiglio l’unico metodo è manometterli, cioè smontarli e rimontarli nel loro verso originario.

L’ autore costruisce un’indagine letteraria politica e giudiziaria a partire da alcune citazioni di personaggi diversissimi tra loro, da Aristotele a Cicerone, da Dante a Primo Levi, da Calvino a Nadine Gordimer, da Obama a Bob Dylan.

L’importanza delle parole, delle parole al potere, è al centro del testo di Carofiglio che ci ricorda che dire è fare e:

Le parole come minime dosi di arsenico, dall’effetto lentamente, inesorabilmente tossico: questo è il pericolo delle lingue del potere e dell’oppressione, e soprattutto del nostro uso – e riuso – inconsapevole e passivo.

Per questo è necessaria la cura, l’attenzione, la perizia da disciplinati artigiani della parola, non solo nell’esercizio attivo della lingua – quando parliamo, quando scriviamo – ma ancor più in quello passivo: quando ascoltiamo, quando leggiamo. Il saggio si concentra sulla necessità di riflettere sul significato delle parole.

L’autore parla di vergogna, giustizia, ribellione, bellezza e scelta, 5 termini oggi abusati.

Partiamo dalla Vergogna: incapaci di provarla definisce l’attuale contesto politico e sociale italiano, la vergogna sembra investire direttamente e anzitutto se stessa,  è vergognoso vergognarsi.

La vergogna appare una sorta di ripugnante patologia dalla quale tenersi il più possibile lontani, perché è lo stigma dell’insuccesso, del fallimento, o semplicemente della frustrazione. Ma solo la capacità di provare vergogna implica la capacità di praticare il suo contrario più interessante: l’onore, la dignità, appunto.

La caratteristica della vergogna è di essere un segnale. La capacità di provarla costituisce un fondamentale meccanismo di tutela della salute morale, allo stesso modo in cui il dolore fisiologico è un meccanismo che mira a garantire la salute fisica minacciata.

Il dolore è un sintomo che serve a segnalare l’esistenza di una patologia, in modo che sia possibile contrastarla con le opportune terapie. Se una persona non riesce a provare dolore, si accorgerà troppo tardi di essere malata.

E lo stesso accade per la vergogna. Come il dolore la vergogna è un sintomo, e chi non  è in grado di provarla – siano singoli o collettività più o meno vaste – rischia di scoprire troppo tardi di avere contratto una grave malattia morale. […] La capacità di provare vergogna  decade con la decadenza.

 

 

Teatro Delle Rose, Piano Di Sorrento

info 0818786165

Martedì 6 marzo, ore 21.00

Compagnia Enfi Teatro

presenta

Raoul Bova e Chiara Francini

in

Due

di Miniero – Smeriglia

scene Roberto Crea, costumi Eleonora Rella

disegno luci Daniele Ciprì,

aiuto regia Paola Rota,

assistente alla regia Jacopo Angelini

regia Luca Miniero

La scena è una stanza vuota. L’occasione è l’inizio della convivenza, che, per tutti gli esseri umani sani di mente, è un momento molto delicato. Che siano sposati o meno, etero oppure omo. Marco è alle prese con il montaggio di un letto matrimoniale, Paola lo interroga sul loro futuro di coppia.

Sapere oggi come sarà Marco fra vent’anni, questa è la sua pretesa. O forse la sua illusione. La diversa visione della vita insieme emerge prepotentemente nelle differenze fra maschile e femminile.

“L’essenza dello spettacolo – spiega il regista Miniero – è tutta nel titolo: è la vita di coppia. In una coppia, ciascuno reca dentro di se il suo passato e il suo futuro, ma, inavvertitamente, emerge una differente visione della vita tra femminile e maschile”.
Entrambi i due giovani evocheranno facce e personaggi del loro futuro e del loro passato: genitori, amanti, figli, amici che come in tutte le coppie turberanno la loro serenità. Presenze interpretate dagli stessi due protagonisti che accompagneranno fisicamente in scena dei cartonati con le varie persone evocate dal loro dialogo.

Alla fine il palco sarà popolato da tutte queste sagome e dai due attori: l’immagine stilizzata di una vita di coppia reale, faticosa e a volte insensata. Perché non sempre ci accorgiamo che in due siamo molti di più. E montare un letto con tutte queste persone intorno, anzi paure, non sarà mica una passeggiata.

 

 

Teatro Comunale “Mario Scarpetta” di Sala Consilina

Info 3471553257

Martedì 6 marzo, ore 20.30

Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro

presenta

Carlo Buccirosso

in

Il pomo della discordia

scritto e diretto da Carlo Buccirosso

con Maria Nazionale

con (in ordine di apparizione)

Monica Assante di Tatisso, Giordano Bassetti, Claudia Federica Petrella,

Elvira Zingone, Matteo Tugnoli, Mauro De Palma, Peppe Miale, Fiorella Zullo
e con la partecipazione di Gino Monteleone

scene Gilda Cerullo e Renato Lori, costumi Zaira de Vincentiis
musiche Sal Da Vinci, luci Francesco Adinolfi
aiuto regia Martina Parisi

Doveva essere un giorno felice, si celebravano le nozze della dea del mare con un uomo bellissimo, e tutti gli dei erano venuti a festeggiare gli sposi, portando loro dei doni!…
La sala del banchetto splendeva di mille luci e sulla tavola brillavano caraffe e coppe preziose, colme di nettare ed ambrosia, e tutti gli invitati erano felici e contenti… solo Eris, dea della discordia, non era stata invitata, ma nel bel mezzo del banchetto, arrivò, lanciò una mela d’oro sul tavolo imbandito e scappò via, creando dissapori e contrasti tra i tutti i presenti.”

Tutto ciò, in breve, appartiene alla classica mitologia greca, ma proviamo a trasferirla ai giorni d’oggi, in una normale famiglia benestante, dove l’atmosfera e l’euforia di una festa di compleanno organizzata a sorpresa per Achille, primogenito dei coniugi Tramontano, potrebbe essere turbata non da una mela, non da un frutto, bensì da un pomo, un pomo d’Adamo, o meglio, il pomo di Achille, il festeggiato, ritenuto un po’ troppo sporgente…
E se aggiungiamo che Achille, vivendo un rapporto molto difficile con suo padre Nicola, è continuamente difeso a spada tratta da sua madre, la epica Angela, non essendosi ancora dichiarato gay, e non avendo mai presentato Cristian, il proprio fidanzato, che da anni bazzica in casa spacciandosi per il compagno di sua sorella Francesca…

Se aggiungiamo poi che alla festa sarà presente anche Sara, prima ed unica fiamma al femminile della sua tormentata adolescenza, Manuel estroso trasformista, Marianna garbata psicologa di famiglia, ed  Oscar un bizzarro vicino di casa che non ha mai tenuto nascoste le proprie simpatie nei confronti di Achille…

Beh, allora possiamo realmente comprendere come a volte la realtà, possa di gran lunga superare le fantasie, anche quelle più remote della antica mitologia…

Omero mi perdoni!

 

 

Teatro Diana di Nocera Inferiore

info 3347009811

Mercoledì 7 marzo, ore 20.45

Teatro Barone di Melito di Napoli

Info 0817113455

Giovedì 8 marzo, ore 20.45

Engage

presenta

Serena Autieri

 in

Rosso Napoletano

 Quattro giornate d’amore

scritto e diretto da Vincenzo Incenzo

coreografie, Bill Goodson

 direzione musicale, Vincenzo Campagnoli

 scenografia, Roberto Crea

 costumi, Concetta Iannelli

 

Serena Autieri raccoglie il canto di libertà di un popolo che, armato solo del suo orgoglio e della sua geniale creatività, ispirato dalla forza inarrestabile del suo Vulcano, durante le Quattro Giornate di Napoli insorse contro l’oppressione per salvare i suoi figli e la sua ricca e gioiosa identità.

Dodici personaggi e un grande corpo di ballo gravitano tra le rovine di una Napoli allo stesso tempo contingente e fuori dal tempo, che in una sorta di astrazione temporale parla e partecipa, come un coro greco, per bocca dei suoi murales contemporanei.

Rosso è il colore dell’amore, della passione, della superstizione, del pomodoro, del sangue, del fuoco, della rabbia, della preghiera e della resistenza. Rosso è il colore del magma, che ribolle eternamente nel Vesuvio così come quel meraviglioso e salvifico patrimonio musicale, che canta incessantemente dal ventre della città per quell’urgenza unica di vivere e di inventarsi.

Insieme alla musica, allo spirito popolare, all’ironia, ai vicoli e ai femminielli, al caffè e alle superstizioni, alle Madonne e alla pizza, va in scena l’anima nobile, spregiudicata e intramontabile di Napoli capitale d’Europa.  Napoli è do di petto nella bocca del mediterraneo, che risuona dai bagnasciuga della Turchia, della Spagna e dell’Africa.

Napoli è cucita a mano con spregiudicato talento intorno ad una emorragia di lava. Napoli ha la pelle scura, i capelli ricci, gli occhi a mandorla e il naso greco. È un utero svergognato e mistico, che caccia i padri e trattiene i figli.

Il suo sipario è il mare, il suo palcoscenico è il dietro, comico, appassionato e terribile. Napoli è carcere senza chiave e domicilio sublime, sbracciarsi di madonne invocate e ansia di numeri in sonno.

Il suo dio si è licenziato dal cielo e fa capoccella dalle quinte nere dei vicoli, a passo di tarantella, immolandosi nel sangue sciolto, nella primiera e nei corni in tasca. Napoli ama talmente tanto la sua lingua da ingravidarla; le sue parole hanno la pancia gonfia e i piedi per aria: non più amore, ma ammor’.

Napoli fa miracoli, trasforma farina, mmarola e caffè in luoghi dell’anima. Napoli mischia origine e destino, lacrime e salsedine, gioia e disperazione. Napoli è inno eterno alla vita. E non dobbiamo mai smettere di celebrarla.

 

 

Teatro La Provvidenza di Vallo Della Lucania

info 0974717089

Giovedì 8 marzo, ore 20.45

Teatro Di Costanzo Mattiello di Pompei

Info 0818577725 – 3337361628

Da venerdì 9 a domenica 11 marzo

(feriali ore 20.30, festivi ore 18.15)

Artisti Riuniti

presenta

Don Chisciotte

adattamento di Maurizio De Giovanni

con Peppe Barra, Nando Paone

musiche Patrizio Trampetti

scene e costumi Marta Crisolini Malatesta

regia Alessandro Maggi

 

Pietra miliare del romanzo moderno, il capolavoro della letteratura mondiale di Miguel de Cervantes, “Don Chisciotte”, nella riscrittura di Maurizio De Giovanni, già autore di numerosi racconti e romanzi e padre del commissario Lojacono de “I bastardi di Pizzofalcone”,  va in scena, con gli esplosivi ed eclettici Nando Paone e Peppe Barra nei panni del bizzarro hidalgo spagnolo e del suo fido scudiero Sancho.

Un viaggio inconsueto, ironico e profondo, alla ricerca di una identità posseduta e ogni volta riscoperta nell’immaginario del romantico e nobile principio del bene contro il male, combattuto ad ogni costo, a colpi di duro sarcasmo e disarmante coraggio.

E’ la bizzarra impresa dell’ eroe “senza macchia e senza paura” che, fedele alla sua incontrastata passione per la lettura che lo ha indotto alla follia, si decide a rivivere di persona tutte le gesta eroiche che la letteratura gli ha suggerito.

Accompagnato da Sancho, concreto e pragmatico personaggio che egli designa suo compagno di avventure, intraprende un un viaggio di passione e idealismo in cui utopia e realtà rappresentano i confini di un mondo tragico e comico al tempo stesso, grottesco, folle e appassionato.

Nel caotico, dolorante, esilarante e fecondo scenario di un secondo dopoguerra, immaginato dalla penna di De Giovanni, i personaggi muovono i loro passi, riflettono sulle proprie realtà, si configurano come presenze salvifiche di un incontrastato mondo marcio, in un gioco di  immaginazione e roboante creatività.

Con la regia di Alessandro Maggi, di forte visione evocativa e ricca di suggestioni, lo spettacolo si propone come una sottile inchiesta che conduce acutamente ad una riflessione su sé stessi e sul mondo tout court, attraversato, ieri come domani, da perenni e universali controversie che, in ogni epoca, si fanno specchio della società contemporanea.

 

 

Cinema Teatro Modernissimo di Telese

Info 0824976106

Giovedì 8 marzo, ore 20.30

Teatro Magic Vision di Casalnuovo

Info 0818030270, 3292180679

Venerdì 9 marzo, ore 20.45

Commedia Futura

presenta

 Eduardo Tartaglia, Veronica Mazza in

 Tutto il mare, o due bicchieri?

scritta e diretta da Eduardo Tartaglia

con

Stefano Sarcinelli, Salvatore Misticone, Pierluigi Iorio, Antonio Dell’Isola

 scene Luigi Ferrigno, costumi Nunzia Russo, musiche Paolo Coletta

 

Alla domanda: «Che cosa è il Tesoro di San Gennaro ?» non pochi Napoletani risponderebbero: «Una ricchissima collezione di ori e pietre preziose a lui dedicate».

Ma sicuramente molti di più non esiterebbero ad individuare il Tesoro autentico  in quelle piccole teche d’argento (in realtà in sè tutt’altro che di inestimabile valore), che custodiscono le ampolle contenenti quel liquido rosso bruno da tutti indicato come il «Preziosissimo » Sangue del Santo. Testimonianza perenne del suo martirio, certo. Ma anche e soprattutto unico e invalicabile confine tra Fisica e Metafisica.

Tanto premesso, non dovrebbe allora risultare difficile indovinare quale sia lo stato d’animo e quali siano i pensieri del malcapitato Vice Commissario di Polizia Ercole Portone : giunto in piena notte nel Duomo pochi istanti dopo che qualcuno ha trafugato proprio le ampolle con il sangue di San Gennaro!

Ed oltretutto impossibilitato a fare il benchè minimo progresso nelle indagini a causa delle testimonianze sconclusionate ed involontariamente esilaranti del frastornato Angiolino Spertoso aiutante del sagrestano nonchè unico testimone ; spalleggiato dalla moglie Lucia: affetta (tra l’altro !) dalla Sindrome di Tourette ; e dall’amico Gerardo: logorroico ed in perenne conflitto con sintassi e grammatica !…

E quando poi tutte le ipotesi investigative (terrorismo islamico, gesto dimostrativo della Camorra, azione di un mitomane, furto a scopo estorsivo …) verranno clamorosamente smentite, la situazione per lo scalognato Commissario non potrà che complicarsi. Chi si è impossessato del Preziosissimo Sangue lo ha fatto con lo scopo folle di Clonare San Gennaro. Estrarre cioè una cellula dal liquido posto nell’ampolla e riprodurre vivo e vegeto il Santo in carne ed ossa.

Di qui una pirotecnica ed irresistibile ridda di interrogativi e di risposte tutta giocata sul filo del paradosso. Dove San Gennaro potrebbe assumere le vesti ora di un vero e proprio Super Eroe dotato di super poteri a difesa della città, una sorta di Uomo Ragno ante litteram capace di fermare i treni e gli autobus lanciati a folle velocità (ipotesi in vero poco verificabile a Napoli tra infiniti lavori della Metropolitana e annosi problemi di traffico urbano…). Ora di un guaritore su scala mondiale collegato via internet con l’intero universo. Ora di baluardo della Cristianità contro il proliferare delle dottrine new age. Ora, infine, di garante della Pace e della Felicità di tutti i Popoli.

E se invece le motivazioni del gesto nascondessero, soltanto un interesse particolarissimo ed incoffessabile!?… E se, a ben riflettere, più che di San Gennaro in carne ed ossa, il mondo alla fine avesse ancora bisogno solo ed esclusivamente del suo sangue, perchè bisognoso non di testimonianze e fatti, ma solo di una Fede tanto più forte proprio perchè indimostrabile ?!…

Il nuovo lavoro di Eduardo Tartaglia racconta dunque una vicenda solo apparentemente grottesca e surreale. E che invece, ad una analisi meno superficiale, rivela quanto le sue radici affondino ben salde proprio nelle insanabili contraddizioni della nostra epoca e quanto da esse traggano tutta la loro linfa vitale ed autentica.

È così che anche questa commedia presenta, ancora una volta, tutti i tratti distintivi e le caratteristiche più tipiche della drammaturgia dell’Autore che ben ha saputo rinverdire in questi ultimi anni i fasti della Grande Tradizione.

Giudicato dal pubblico e dalla critica come “… l’esponente più vicino alla lezione eduardiana della fiorente scuola napoletana contemporanea …”, Tartaglia nuovamente mette in luce la sua straordinaria capacità di affrontare temi di grande impatto sociale e civile con la leggerezza tipica dello Scrittore comico; confermando quella eccezionale alchimia tra la serietà degli argomenti narrati e la capacità di costruire personaggi e situazioni di irresistibile divertimento, che è stata alla base di tanti suoi successi (basti citare almeno: “Ci sta un Francese, un Inglese e un Napoletano” e  “La valigia sul letto”, le cui affermazioni teatrali sono state bissate con i due omonimi film prodotti e distribuiti dalla Medusa nel 2008 e nel 2010; e “Questo bimbo a chi lo do? anch’esso ormai prossimo ad essere trasposto dal palcoscenico al grande schermo).

Saper individuare gli stati d’animo che turbano e inquietano il cosiddetto immaginario contemporaneo, per coglierne con sapienza ed incisività gli esilaranti paradossi che sempre si annidano proprio nelle storie più spinose e difficili, è sicuramente la cifra drammaturgica che contraddistingue la scrittura dell’Autore.

Le mille domande che da sempre accompagnano il progresso tecnico scientifico; gli innumerevoli interrogativi anche angoscianti che si pongono alle coscienze individuali e collettive di fronte al Mistero; l’eterno e insoluto conflitto tra Fede e Scienza, potevano essere certamente l’oggetto di operazioni teatrali di ben altro colore. (Per tutti, si pensi al “Galileo” di B. Brecht).

Ma è proprio nel coraggio di rendere questo soggetto materia di una commedia molto divertente e nella conseguente capacità di trattare questioni delicatissime con leggerezza e non con superficialità, che risiede l’originale misura delle commedie di Tartaglia.

E forse, anche il motivo del loro successo.

 

 

Teatro Comunale Costantino Parravano di Caserta

info 0823444051

Da venerdì 9 a domenica 11 marzo

(feriali ore 20.45, domenica ore 18.00)

Compagnia Teatrale Gli Ipocriti

presenta

Miss Marple, giochi di prestigio

di Agatha Christie

adattamento teatrale di Edoardo Erba

con

Maria Amelia Monti, Roberto Citran, Sabrina Scuccimarra,

Sebastiano Bottari, Marco Celli, Giulia De Luca,

Stefano Guerrieri, Laura Serena

scena Luigi Ferrigno, costumi Alessandro Lai

luci Cesare Accetta, musiche Francesco Forni

regia Pierpaolo Sepe

 

Miss Marple – la più famosa detective di Agatha Christie – sale per la prima volta su un palcoscenico in Italia. E lo fa con la simpatia di Maria Amelia Monti che dà vita a un personaggio contagioso, in un’interpretazione che creerà dipendenza…

Siamo alla fine degli anni ’40, in una casa vittoriana della campagna inglese. Miss Marple è andata a trovare la sua vecchia amica Caroline, una filantropa che vive lì col terzo marito, Lewis, e vari figli e figliastri dei matrimoni precedenti. Di questa famiglia allargata, fa parte anche un strano giovane, Edgard, che aiuta Lewis a dirigere le attività filantropiche.

Il gruppo è attraversato da malumori e odi sotterranei, di cui Miss Marple si accorge ben presto. Durante un tranquillo dopocena, improvvisamente Edgard perde i nervi: pistola in pugno minaccia Lewis e lo costringe a entrare nel suo studio.

Il delitto avviene sotto gli occhi terrorizzati di tutti. Ma le cose non sono come sembrano. Toccherà a Miss Marple, in attesa dell’arrivo della polizia, capire che ciò che è successo non è quello che tutti credono di aver visto. Il pubblico è stato distratto da qualcosa che ha permesso all’assassino di agire indisturbato. Come a teatro. Come in un Gioco di Prestigio.
Adattando il romanzo, Edoardo Erba riesce a creare una commedia contemporanea, che la regia di Pierpaolo Sepe valorizza con originalità, senza intaccare l’inconfondibile spirito di Agatha Christie.

Note di regia

Non stupisce come tra tutti i generi – letterari e non – il Giallo rimanga il più popolare. Come del resto testimonia il proliferarsi di serie tv che portano questo marchio, e quello dei suoi vari sottogeneri: noir, thriller, poliziesco. Ciò che sorprende invece è il fatto che un ambito così truculento abbia tra i capostipiti un’anziana signora inglese, Agatha Christie, e che proprio a lei dobbiamo l’invenzione di una delle prime “criminologhe” della storia: Miss Jane Marple.

Da abile conoscitrice della natura umana, Christie ha saputo sfruttare, come nessun altro, la sottile seduzione che l’uomo avverte nei confronti del suo aspetto più letale, dei suoi istinti più cruenti, e se ne è servita per costruire trame che rimangono tutt’oggi capolavori di suspense e di mistero.

I lavori di Agatha Christie non sono certo una novità per Edoardo Erba, traduttore italiano dei suoi testi teatrali e autore del nostro adattamento, ma è stato solo con l’apporto di un’attrice del calibro di Maria Amelia Monti che è stato possibile immaginarsi di portare per la prima volta sul palcoscenico la sua detective più famosa; Miss Marple, per l’appunto.

Ho lasciato libera Maria Amelia di inventare la ‘suaMarple, e quel che ne è risultato è un personaggio molto diverso dalla placida vecchina di campagna, come siamo soliti vederla. Questa Marple assomiglia molto di più a quella dei primi romanzi della Christie; più dispettosa, rustica e imprevedibile, ma sempre dotata di quella logica affilata che le permette di arrivare al cuore delle vicende. La vediamo seduta a fare la sua maglia, come chi insegue una linea di pensiero intrecciato su se stesso, per sbrogliare la matassa e ritrovare il filo della verità.

Come un fool scespiriano in continuo contrappunto con il resto dei personaggi – indaffarati a inseguire i propri affanni – Miss Marple sottolinea con ironia e leggerezza le ridicole passioni da cui nessuno è immune, restituendoci con sfrontata franchezza la natura umana per quella che è, senza lasciarsi abbindolare dalle maschere che quotidianamente indossiamo per celarla agli occhi degli altri.

Le scene, le luci, i costumi e le musiche, concorrono a costruire un thriller cupo e carico di tensione, continuamente alleggerito dall’intelligente e irresistibile ironia di Maria Amelia Monti.

Bisogna veramente essere dei grandi prestigiatori per raccontare i Gialli, e dove, se non a teatro – il luogo della dissimulazione per eccellenza – può riuscire il trucco più rischioso di tutti?

 

 

Cinema Teatro Politeama di Torre Annunziata

Info 0818611737, 3381890767

Venerdì 9 marzo, ore 20.45

Best Live

presenta

Pasquale Palma

in

Il dottor Futuro

uno spettacolo di A. Guerriero, P. Palma, G. Scarpato

con

Gennaro Scarpato, Oreste Ciccariello, Mirko Ciccariello

regia Antonio Guerriero

 

Il tempo continua a scorrere indipendentemente dalla nostra volontà. Lo scopre ben presto anche Eugenio Dragonara, uno dei personaggi di questa commedia, che nel 1986 aveva deciso di farsi ibernare, di farsi congelare, per poi essere disibernato dopo trent’anni, proprio adesso, nel 2017. A suo tempo quella decisione maturò nella mente di Eugenio per sfuggire alle sue responsabilità, per sfuggire a quel tempo che prima o poi ti presenta il conto.

In seguito alla morte di un famoso scienziato, conosciuto come il dottor Futuro, che aveva iniziato l’esperimento, la fase di disibernazione dovrà portarla a termine il suo unico nipote, un certo Pasquale Palma. Per ricevere l’eredità dello zio, il malcapitato sarà costretto a rieducare alla vita moderna quell’uomo che dal 1986 ad oggi è rimasto chiuso in un frigorifero.

Ovviamente sono diverse le ritrosie di Pasquale, prima su tutte il fatto che lui di scienza non capisce niente, e poi non è contento di portare quest’uomo in casa visto che lui non vive da solo.

Pasquale infatti è fidanzato con Chiara, una donna quasi trentenne che ama molto, ma che ancora non ha potuto sposare per evidenti problemi economici. Già, sono proprio questi problemi che poi gli faranno accettare la proposta di convivere con Eugenio per ricevere quell’eredità che ha lasciato lo zio.

Ovviamente tante sono le differenze tra i due mondi, tante sono le differenze tra gli anni ottanta e oggi, e quindi tante saranno le situazioni comiche e paradossali cui faranno fronte i nostri protagonisti.

A completare questa stramba storia ci sono un avvocato, Alfonso Maria Campiello, giovane praticando presso uno studio notarile, che ha il compito di espletare le pratiche testamentarie, e un giovane studente del centro di ricerche, Nino Siniscalchi, che non fa niente per mascherare la sua scarsa dedizione al lavoro.

A complicare (e non poco) la faccenda c’è Lucia, mamma di Chiara, nonché suocera di Pasquale, nonché… vabbè non vado oltre per non svelare troppo di questa divertente commedia, il cui intento è quello di far ridere ma mai senza una verità, mai senza la realtà che chiunque tra il pubblico riconoscerà come propria.

Riuscirà Pasquale Palma a diventare il nuovo dottor Futuro?

 

 

Teatro Ricciardi di Capua

Info 0823963874

Sabato 10 marzo, ore 21.00

Teatro Massimo di Benevento

info 082442711

Domenica 11 marzo, ore 18.30

Elledieffe

La Compagnia di Teatro di Luca De Filippo

presenta

Questi fantasmi!

di Eduardo De Filippo

personaggi e interpreti

Pasquale Lojacono (anima in pena), Gianfelice Imparato

Maria, sua moglie (anima perduta), Carolina Rosi

Alfredo Marigliano (anima irrequieta), Massimo De Matteo

Armida, sua moglie (anima triste), Paola Fulciniti

Silvia , Loro figlia (anima innocente), Federica Altamura

Arturo, Loro figlio (anima innocente), Andrea Cioffi

Raffaele, portiere (anima nera), Nicola Di Pinto

Carmela, sua sorella (anima dannata), Viola Forestiero

Gastone Califano (anima libera), Giovanni Allocca

Saverio Califano, maestro di Musica (anima inutile), Gianni Cannavacciuolo

Due facchini (anime condannate), Gianni Cannavacciuolo, Andrea Cioffi

Il Professor Santanna (anima utile, ma non appare mai)

scene e luci Gianni Carluccio
costumi Francesca Livia Sartori
musiche Andrea Farri

regia Marco Tullio Giordana

Pasquale Lojacono si trasferisce con la giovane moglie Maria in un appartamento all’ultimo piano di un palazzo seicentesco (in via Tribunali 176). Maria non sa che il marito ha ottenuto il fitto gratuito per cinque anni di quell’enorme casa (18 camere e 68 balconi) in cambio del compito di sfatare la leggenda sulla presenza di spiriti nella casa.

Il portiere Raffaele spiega al nuovo inquilino cosa dovrà fare per ottemperare al suo impegno contrattuale: per dimostrare che non ci sono fantasmi dovrà mostrarsi ogni giorno, due volte al giorno, fuori tutti i 68 balconi, mostrando serenità e allegria. A tal scopo dovrà anche cantare ad alta voce (inizierà con Lucean le stelle, continuerà con Ah l’ammorre che fa fa)!

Ascoltando però i racconti del portiere, della sorella di quest’ultimo e del “dirimpettaio” di casa, tal Professor Santanna, il nostro protagonista incomincia a credere all’esistenza degli spiriti; pertanto, quando s’imbatte in Alfredo, l’amante della moglie, lo scambia per un fantasma.

La storia di Questi fantasmi! prosegue con Alfredo che fa pervenire sostanziosi aiuti economici alla famiglia Lojacono, aiuti che vengono interpretati da Pasquale come regali degli spiriti che l’avrebbero preso a ben volere!

L’equivoco prosegue e il nostro protagonista è l’unico a non avvedersi di quello che sta realmente accadendo; dopo un’esilarante scena nella quale, per Pasquale, si consuma un litigio tra spiriti (in effetti i litiganti sono Alfredo, sua moglie, i suoi bambini e altri parenti), l’amante di Maria decide, apparentemente, di tornare in famiglia privando dei suoi regali il povero Pasquale. La storia si avvia alla conclusione: con un marchingegno Pasquale riesce a incontrare ancora Alfredo, chiedendogli un ulteriore e sostanzioso aiuto economico, spiegando allo “spirito” che i soldi gli servono per riconquistare la moglie di cui è perdutamente innamorato. Alfredo, commosso per la triste confessione, gli lascia un pacco di banconote e scompare dalla loro vita.

 

Nota di Carolina Rosi

L’improvvisa scomparsa di Luca è stata crudele e destabilizzante. Ho dovuto imparare a guardare la vita da un altro lato. Reagire al dolore di una perdita, una ferita profonda che non smetterà mai di sanguinare, ripensare il presente, innanzitutto, e immaginare un futuro possibile, e non solo per me. Tutto il mio mondo è saltato in un istante, negli affetti, a casa, nel lavoro. E’ umano, certo, e non esiste un addio che non sia struggente, ma perdere tutto così, all’improvviso, è qualcosa di indicibile.

Ho cercato una direzione, imponendomi una lucidità necessaria. L’ho trovata nel ricordo vivo di Luca, nella sua tenace ostinazione, nel rispetto per la vita e per gli altri, nell’amore profondo verso la famiglia e verso i suoi compagni di palcoscenico. Un pensiero che mi conforta, che mi spinge ad affrontare con forza nuove sfide.

A partire da quel prezioso scrigno di passione ed umanità che è la Elledieffe, la nostra compagnia, di cui ho assunto la responsabilità della direzione.

La Compagnia è restata unita, sia nella tournèe di “Non ti pago” (l’ultimo titolo portato in scena da Luca, ripreso anche nella stagione teatrale 2016/2017), che nella costruzione del fortunato debutto di “Questi fantasmi!” di Eduardo, nella preziosa ed attenta regia di Tullio Giordana, al quale ho affidato questo testo perché sicura che ne avrebbe esaltato i valori ed i contenuti, che avrebbe abbracciato la compagnia e diretto la messinscena con lo stesso amore con il quale cura ogni fotogramma.

Abbiamo proseguito nel dedicare cura e rigorosa attenzione al repertorio eduardiano, così da non disperdere il patrimonio culturale rappresentato da una delle più antiche famiglie della tradizione teatrale italiana, anche avviando collaborazioni con altri registi ed attori, “maestri della scena”,  con cui eravamo certi di poter avere  una completa condivisione di intenti.

E’ il caso, ad esempio, del progetto proposto dal NEST di Napoli sull’allestimento de “Il sindaco del rione Sanità”, che produciamo insieme al Teatro Stabile di Torino, con la regia di Mario Martone.

Allo stesso tempo abbiamo dedicato spazio ed impegno produttivo a tanti altri progetti, trasformando in lavoro una passione e una curiosità condivisa con Luca verso  la drammaturgia contemporanea, in modo particolare verso quella napoletana, espressa da più generazioni di autori e scrittori.

Sono nati “Bordello di mare con città” di Enzo Moscato affidato alla regia di Carlo Cerciello, di cui è stato riproposto in tournèe anche “Scannasurice”, ancora di Moscato, prodotto nella passata stagione, e la nuova tournèe di Daniela Marazita con “Hai appena applaudito un criminale” con cui si ripropongono temi, sull’esclusione ed il disagio, cari sia ad Eduardo che a Luca.

Nota di Marco Tullio Giordana

La prematura scomparsa di Luca De Filippo è stata per tutti quelli che lo amavano uno shock. A me reso ancor più insopportabile dal fatto che la nostra amicizia era appena nata, ancora verde, e non aveva potuto maturare ancora i suoi frutti.

Per questo quando Carolina Rosi, la sua battagliera compagna in teatro come nella vita, mi ha chiesto di continuare i progetti che stavamo accarezzando, ho aderito con entusiasmo. Per me, più che raccogliere un’eredità, si tratta di continuare il lavoro che Luca ha svolto sul repertorio di Eduardo, un lavoro che definirei di precisione filologica e contemporaneamente di continuo aggiornamento.

Questo non ha significato per Luca l’asserzione di un unico paradigma né lo sbarramento di altre strade (tant’è vero che le commedie di Eduardo sono sempre state a disposizione anche di altre compagnie), ma per lui, che l’aveva “nel sangue”, il mondo di Eduardo non poteva che rispettare le intenzioni dell’Autore, intenzioni di cui era stato addirittura testimone.

Non potrò ovviamente fare la stessa cosa, ma per quel che mi sarà possibile intendo rimanere fedele al suo esempio. D’altronde Il manoscritto originale di Questi fantasmi!, datato 1945, dà indicazioni dettagliatissime. Assieme a Gianni Carluccio -­‐ che oltre alle scene cura le luci dello spettacolo – abbiamo inteso riprodurre l’ambiente e gli arredi descritti in modo così puntiglioso. Tuttavia non si tratta di una scena realistica (anche se non mancano i panni stesi  e l’evocazione del palazzo “dello Spagnuolo”).

Quinte, pareti, mobili, pavimento, è come fossero stati dilavati dal tempo, coperti da una polvere impalpabile. Uno spazio che tende al monocromatismo, che vuole evocare le immagini come se emergessero dalla memoria, labili  e imprecisate come i fantasmi del titolo. In teatro, molto più che nel cinema, ci si può liberare dagli obblighi realistici addirittura nei materiali.

Arredi e fondali possono esser costruiti con qualunque cosa o dipinti in modo da renderli simili a illusioni. E’ un vantaggio di cui cerco di approfittare il più possibile ogni volta che affronto un testo teatrale, anche nella scelta dei costumi, qui disegnati da Francesca Sartori, altra mia fedele collaboratrice, con evidente richiamo agli anni ‘40, ma completamente re-­‐interpretati  e quasi stilizzati – soprattutto nella scelta dei tessuti.

Eduardo è uno dei nostri grandi monumenti del ‘900, conosciuto e rappresentato, insieme a Pirandello, nei teatri di tutto il mondo. Grandezza che non è sbiadita col tempo, non vale solo come testimone di un’epoca. Al contrario l’attualità di un testo come Questi fantasmi! è per me addirittura sconcertante.

Emerge dal testo non solo la Napoli grandiosa e miserabile del dopoguerra, la vita grama, la presenza liberatrice/dominatrice degli Alleati, ma anche un sentimento che ritrovo intatto in questo tempo, un dolore che non ha mai abbandonato la città e insieme il suo controcanto gioioso, quello che Ungaretti chiamerebbe l’allegria del naufragio.

Il tipo incarnato da Pasquale Lojacono – replicato nelle figure di Alfredo, di Gastone, del portiere Raffaele – con la sua inconcludenza, l’arte di arrangiarsi, la disinvoltura morale, l’opportunismo, i sogni ingenui e le meschinità, non è molto diverso dai connazionali d’oggi. La grandezza di Eduardo sta nel non ergersi a giudice, nel non sentirsi migliore di lui, di loro.

Non condanna né assolve, semplicemente rappresenta quel mondo senza sconti e senza stizza. Il suo sguardo non teme la compassione, rifiuta la rigidità del moralista. Sembra anzi identificarsi in Pasquale, riconoscersi perlomeno nelle sue qualità di visionario sognatore che non si arrende mai, nemmeno quando gli altri vedono in lui solo un fallito.

Altrimenti perché Maria starebbe con lui, perché non l’ha già lasciato? Per tornaconto, per vigliaccheria? E se avesse invece visto in lui qualcosa di commovente? Se ne avesse colto la voglia di vivere, di cacciare la testa fuori dall’acqua? La sua disperata vitalità.

 

 

Teatro delle Arti di Salerno

info 089221807

Sabato 10 marzo, ore 18.30

TE. TE. CA. – Teatro Bracco

presenta

Giacomo Rizzo

con

Caterina De Santis

in

Un figlio per lo sceicco

scritto e diretto da Giacomo Rizzo

con la partecipazione di Corrado Taranto e Daniela Cenciotti

 

Una commedia divertente e scoppiettante adatta a tutta la famiglia, la cui trama narra sulla vita tranquilla di una coppia di coniugi, pace stravolta dalla venuta dal Sudan del ricco zio Nicola, il quale ha promesso una fortuna in denaro se il suo unico nipote avesse avuto un figlio.

Da qui nasce l’idea di mentire allo zio Nicola e fargli credere che il bambino sia già nato, ma lo zio insiste nel far celebrare il battesimo al bambino in sua presenza e questa sua volontà mette in crisi il piano escogitato dalla coppia.

 

 

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