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Agalma, una statua e docufilm sul MANN

Mina Grasso 02/07/2021
Updated 2021/07/02 at 1:33 AM
6 Minuti per la lettura

Il docufilm Agalma, già presentato alla 17esima edizione delle Giornate degli Autori di Venezia 77, è stato proiettato in anteprima lunedì 14 giugno nell’Auditorium del MANN, spazio nuovissimo che nasce dai lavori di ripristino e riorganizzazione del nuovo braccio del Museo, adiacente al giardino della Vanella. Realizzato con il contributo di Regione Campania e con la collaborazione di Film Commission Regione Campania, il film è frutto di tre anni di lavoro sulla quotidianità di uno più importanti musei del mondo, custode della storia e dei reperti provenienti da Pompei e da Ercolano e della collezione Farnese. Il film vuole anche rappresentare un omaggio al classico “Viaggio in Italia” di Roberto Rossellini.

Indice
Doriana Monaco, giovane regista allieva di FilmaP – Atelier di cinema del reale di Ponticelli, e le voci di Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni, hanno dato vita a questo prezioso film documentario prodotto da Antonella Di Nocera col marchio di Parallelo 41 Produzioni e da Lorenzo Cioffi con Ladoc, una società di produzione specializzata nel documentario per il cinema e la tv, insieme al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, diretto da Paolo Giulierini, e ha visto la produzione esecutiva di Lorenzo Cioffi e di Armando Andria.La parola agalma deriva dal greco antico ἀγαλμάτιον «agalmation», a sua volta derivante da ἄγαλμα «agalma», dunque statuetta, piccola immagine, oppure anche ornamento, e vuole avere il senso anche di ammirare e brillare. Agalma è un film sul backstage del MANN, riconoscimento del lavoro delle tante professionalità del Museo, che restano qualche volta dietro le quinte, oltre ad essere un progetto di valorizzazione del patrimonio della Regione Campania: questo racconta in occasione della presentazione Paolo Giulierini, che aggiunge che «il film è già stato presentato a Venezia e Roma, e ora l’intento è quello di farlo conoscere all’interno degli Istituti della cultura europei».Nel docufilm parla Agalma, parlano le statue del MANN. Ed ecco che ascoltiamo il suono della voce di Zeus, figlio di padre ignoto, ritrovato nei fondali di Baia. Un frammento del suo trono lo ha riportato a Napoli.Oppure ascoltiamo l’Atlante, statua collocata nella sala della Meridiana. Lui, nato nel II sec dopo Cristo, regge il mondo sulle sue spalle, e presenta un volto dove barba e capelli sono ormai trasformati in selva.E poi, la voce di Hermes, nato a Canosa, che per secoli ha portato messaggi agli Dei. Hermes, piccolissimo frammento di un racconto del passato, speranza di un corpo futuro.
Doriana Monaco, giovane regista allieva di FilmaP – Atelier di cinema del reale di Ponticelli, e le voci di Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni, hanno dato vita a questo prezioso film documentario prodotto da Antonella Di Nocera col marchio di Parallelo 41 Produzioni e da Lorenzo Cioffi con Ladoc, una società di produzione specializzata nel documentario per il cinema e la tv, insieme al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, diretto da Paolo Giulierini, e ha visto la produzione esecutiva di Lorenzo Cioffi e di Armando Andria.
La parola agalma deriva dal greco antico ἀγαλμάτιον «agalmation», a sua volta derivante da ἄγαλμα «agalma», dunque statuetta, piccola immagine, oppure anche ornamento, e vuole avere il senso anche di ammirare e brillare. Agalma è un film sul backstage del MANN, riconoscimento del lavoro delle tante professionalità del Museo, che restano qualche volta dietro le quinte, oltre ad essere un progetto di valorizzazione del patrimonio della Regione Campania: questo racconta in occasione della presentazione Paolo Giulierini, che aggiunge che «il film è già stato presentato a Venezia e Roma, e ora l’intento è quello di farlo conoscere all’interno degli Istituti della cultura europei».

Antonella Di Nocera, dinanzi alla platea degli invitati descrive il documentario come «un lavoro di sintesi, iniziato nel 2017 nell’ambito del più ampio progetto di produzione cinematografica regionale, è approdato alla produzione di un vero e proprio film. L’idea -sostiene anche la Di Nocera -è quella far viaggiare il film nelle scuole superiori, in altri Musei, e dunque, negli Istituti della cultura europei».

Una umanità del passato raccolta e amata da una umanità del presente – ecco che i dipendenti del Museo, si fanno custodi della grandezza del passato, e gli attori, Sonia Bergamasco e Fabrizio Gifuni, danno vita ad uno spazio di ascolto eccezionale di tutte queste voci. Sonia Bergamasco, voce narrante in Agalma, racconta di aver conosciuto il Museo attraverso il film. Il film l’ha letteralmente incantata, dando voce alle anime segrete del luogo.

Nel docufilm parla Agalma, parlano le statue del MANN. Ed ecco che ascoltiamo il suono della voce di Zeus, figlio di padre ignoto, ritrovato nei fondali di Baia. Un frammento del suo trono lo ha riportato a Napoli.
Oppure ascoltiamo l’Atlante, statua collocata nella sala della Meridiana. Lui, nato nel II sec dopo Cristo, regge il mondo sulle sue spalle, e presenta un volto dove barba e capelli sono ormai trasformati in selva.
E poi, la voce di Hermes, nato a Canosa, che per secoli ha portato messaggi agli Dei. Hermes, piccolissimo frammento di un racconto del passato, speranza di un corpo futuro.

E ancora scorrono le immagini delle Danzatrici Funebri abbracciate tra loro, o dei vasi e delle pavimentazioni della collezione della Magna Grecia, o delle statue della mostra su Canova in sala della Meridiana.

Il film menziona le serate di canto al cospetto dell’imponente gruppo del Toro Farnese, oppure osserva gli sguardi dei visitatori curiosi, o le statue della Collezione Farnese, o ancora il gruppo dei Tirannicidi, simboli di democrazia ateniese le cui forme seguono la stessa genetica del cosmo, materia e antimateria. Statue privilegiate che da secoli guardano in faccia alla storia.

Il film è arricchito da alcune fotografie d’archivio conservate nel Museo. Sono fotografie in bianco e nero che ripercorrono la storia del MANN, quando nel 1935 finalmente si approdava ad una illuminazione elettrica; quando le stoffe di color amaranto, certamente riconoscibile anche in uno scatto d’epoca in bianco e nero, ricoprivano le pareti. E poi, nei primi anni ’30 venivano sostituite da stoffe di colore più “atmosferico”, forse verde o azzurro, scelte per donare più sfarzo alle sculture.

«Il Museo è luogo di spirito, conoscenza e sapere – racconta nel film Andrea Milanese, storico dell’arte -ed è anche il luogo degli allestimenti. Noi andiamo al Museo per ammirarli, e per essere felici».

di Mina Grasso

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE 

N° 219 – LUGLIO 2021

 

 

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