AF3, un progetto svanito nel nulla

Mentre scrivo in questa afosa e umida giornata di fine giugno ci sono 35 gradi di temperatura massima. Le previsioni dicono che dal 24 Giugno arriverà una “bolla di calore” africana che per una settimana ci porterà oltre i 40 gradi.

Una settimana fa più o meno eravamo tra i 15 e i 20 gradi: abbiamo preso 15/20 gradi in una settimana. Il cambiamento climatico, come dicevamo, picchia duro.

Non faccio l’indovino ma temo che tra poco ricominceranno gli incendi nel nostro paese, e temo saranno più gravi che negli anni scorsi. Nel frattempo cosa si eè fatto sul campo della prevenzione? Poco per non dire nulla.

Fatevi un giro in un bosco vicino casa vostra: senza vederlo, vi dico con certezza quasi matematica che sarà sporco, pieno di plastiche, alberi secchi, nessun accorgimento antincendio e sopratutto sempre senza nessuna vigilanza.

Come 2 anni fa: l’anno dell’olocausto dei parchi e boschi italiani. Una soluzione era stata creata dopo quel  disastro, ma l’abbiamo persa un anno fa, cioè prima di terribili incendi che hanno devastato la Grecia e paesi scandinavi. Si chiama AF3 (AdvanceForestFireFighting), un progetto europeo a guida italiana, costato quasi 20 milioni di euro, finito per ora nel nulla.

Ve lo spiego: AF3 è un mix di tecnologie, dai droni sino a “cuscinetti” ripieni di acqua da lanciare sulle fiamme da alta quota, dall’utilizzo dialgoritmi a quello di immagini social che dovevano servire a prevenire e combattere l’emergenza roghi  in Europa.

Pensate lo avevano perfino testato nelle zone greche, dove un anno fa sono morte 90 persone, perché già allora i dati sul cambiamento climatico indicavano un rischio  ormai concreto. Con l’innalzamento temperatura delle estati sempre più calde, con venti che soffiano forte alimentando le fiamme in terreni più aridi, il Mediterraneo è un’area sempre più a rischio incendi e lo sostengono gli studi del CNR di Pisa.

Questo progetto serviva a dare una risposta innovativa a questi problemi. Il cuore di #AF3 era un software e serviva a raccogliere informazioni di vario tipo:

-Dalle prime foto scattate e postate sui socia al dei cittadini su fumo e fiamme, spesso geo localizzabili.
-Chiamate di intervento, ma anche le immagini registrate da droni inviati in loco,
-Sensori antincendio che rilevino nei boschi il fumo  nell’aria.

Questo sistema metteva insieme il tutto attraverso un data fusion, preparava un modulo completo da inviare al centro di comando e controllo. Conoscendo i particolari dell’incendio poteva così elaborare una strategia d’azione.

A questo modo venivano integrate altre informazioni come meteo, mappe digitali, tipo di vegetazione e umidità, attraverso degli algoritmi veniva poi fatta una simulazione.

Quanto si sarebbe propagato? Come fare per spegnerlo?

Un altro studio, sviluppato dal politecnico, analizzava i rischi per popolazione e infrastrutture.

Infine alcuni dati immessi in software completavano il quadro con la posizione degli operatori di soccorso, le previsioni sul fumo in via di fuga. Rappresentava quindi un pacchetto di dettaglio ottenuto in modo rapidissimo, per capire come e dove intervenire,  testato  nel 2017, anno devastante per gli incendi in Europa… e funzionava dice il Professor Verda del politecnico di Torino, coordinatore del progetto.

A questo punto, oltre ai classici Canadair, elicotteri e mezzi di terra, una nuova tecnologia sviluppata dalla società Elbit per ovviare un problema: con non pochi rischi  infatti i Canadair sorvolano le fiamme a bassa quota, circa 30 m, scaricando litri d’acqua, perlopiù solo di giorno quando c’è molta visibilità.

Il nuovo sistema invece, basato su pellet, una sorta di cuscinetti che contengono acqua e agenti estinguenti, permetteva di sganciarli anche di notte da 150 m altezza.

I primi pellet sono stati testati proprio intorno ad Atene un anno fa, e funzionava.

Il progetto Af3, dal luglio 2017 e’ svanito nel nulla. Motivi ? Boh. Peccato perché la tecnologia potrebbe aiutarci (deve) molto nei prossimi anni a combattere gli effetti dei cambiamenti climatici, e gli incendi temo siano i peggiori e più catastrofici effetti “collaterali” del #climateChange.

di Roberto Braibanti

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