Adriano Falivene: l’informatore di Ricciardi

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Adriano Falivene, attore napoletano, veste gli abiti di “Bambinella” nella fiction “Il commissario Ricciardi”, un grande successo di Rai 1. L’attore di 38 anni, è stato allievo di Alvaro Piccardi, il maestro che ha alimentato il fuoco della sua passione per l’arte scenica. Adriano, dopo aver studiato all’Accademia d’Arte Drammatica Bellini di Napoli, ha interpretato diversi ruoli sia calcando il legno del palcoscenico teatrale che recitando per la televisione e il cinema. Importanti sono stati i riconoscimenti per le sue qualità di attore e di artista. Lo ritroviamo, ora, nel cast della fiction “Il commissario Ricciardi” di Alessandro D’Alatri, trasposizione dell’omonima serie di romanzi scritta da Maurizio de Giovanni.

Adriano, come e dove inizia la sua carriera di attore?

«Al teatro Bellini di Napoli. Non avevo finito ancora il triennio di studi in accademia che arrivò la chiamata per un ruolo da protagonista per lo spettacolo “Granvarietà” di Gabriele Russo».

Teatro, cinema e televisione, tre modi diversi di rappresentare l’arte. Il suo sentire, rispetto tre diverse rappresentazioni dell’essere attore?

«La ricerca è la stessa, così come dovrebbe essere uguale il fine ultimo. Cambiano i canoni e le regole. Il mio sentire ovviamente in teatro è acuito dalle emozioni del pubblico vivo in sala. Sul set questo tipo di emozione è condivisa innanzitutto con i colleghi e le maestranze».

Lei interpreta uno dei personaggi più amati dai lettori dei romanzi di Maurizio de Giovanni. Che cosa ha provato quando ha saputo dal regista che era stato scelto per  il ruolo di Bambinella? 

«Una felicità immensa ma anche un forte senso di responsabilità soprattutto nei confronti dei lettori e del “papà” di queste meravigliose creature capaci di tenere accese le luci della speranza e dei sogni».

Com’è vestire i panni di Bambinella, che è anima sensibile e voce di grandi confronti con il brigadiere Maione? Ci racconta il provino?

«Tutt’altro che semplice, ma il preziosissimo lavoro del regista Alessandro D’Alatri fin dal primo provino ha illuminato la strada. Mi sono presentato con una proposta su cui abbiamo lavorato, trovando gesti che poi ha tenuto nelle riprese: dopo il monologo nel quale Bambinella descrive la sua infanzia, Alessandro mi ha suggerito di lasciarmi cadere indietro sulla sedia come si fa quando ci si libera da un grande peso. Questa, come tante altre sue indicazioni, sono per me regali inestimabili».

Com’è stato lavorare con la regia di Alessandro D’Alatri e con Antonio Milo, con cui divide le scene de Il Commissario Ricciardi?

«Io e Antonio ci siamo conosciuti direttamente da personaggi. Da Alessandro ho percepito l’amore e il rispetto verso chi si incammina per questa strada. Lavorare con loro è stato emozionante, divertente e soprattutto una grande scuola di cinema e umanità».

Cosa possiede dell’animo di Bambinella, Adriano Falivene, nella vita vera?

«Difficile parlare con razionalità di qualcosa nella quale razionalità non c’è. Ad ogni modo posso dire che condividiamo l’amore per la giustizia, la verità ed il caffè».

Lei è nato Napoli, il suo rapporto con il mare e la sua napoletanità?

«Napoli non è solo una città ma anche uno stato d’animo che non tutti i napoletani possiedono. Così come il mare per qualcuno può essere solo acqua ma per altri è il “non luogo” dove abita tutto ciò che ha un’essenza non per forza materiale».

Uno sguardo al futuro, in un momento così particolare che l’umanità vive, cosa augura a se stesso ed anche agli altri?

«L’augurio è di tornare presto ad una vita di reale condivisione e contatto.
Mi auguro inoltre che si possa tornare in teatro e che tutte le persone che in questo momento sono isolate possano presto riabbracciare i propri cari».

Se non avesse fatto l’attore, come immaginava la sua vita?

«Da bambino mi immaginavo come un agente segreto, ho anche inviato il curriculum alla CIA… ma non mi hanno risposto! Bambinella ha realizzato anche questo mio sogno, diventando in qualche modo la “007” di Maione».

di Anna Copertino

Ph. Anna Camerlingo

TRATTO DAL MAGAZINE INFORMARE N° 215
MARZO 2021

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