“Adiòs Venezuela”, l’analisi di Maurizio Stefanini sulla fine del chavismo

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Quella del Venezuela è una crisi difficile da decifrare e molte delle analisi contemporanee prendono posto tra due fazioni, quella anti-americanista e quella anti-comunista 

Maurizio Stefanini, giornalista e scrittore classe 1961, con “Adiòs Venezuela” ha voluto ricostruire il complesso mosaico del paese sudamericano. Dai sogni di una rivoluzione bolivariana ai disastri sociali ed economici, dal dilemma del petrolio alle relazioni internazionali. Con Luca Marfè, giornalista del quotidiano partenopeo Il Mattino, e Luciano Tirinnanzi, esperto di relazioni internazionali, Maurizio Stefanini ha incontrato il pubblico di Napoli nella splendida cornice della Casina Pompeiana.

Adiòs Venezuela, il dibattito e l’analisi

Un dibattito acceso, quello infiammato dal libro del giornalista romano, arricchito ed impreziosito anche dalla testimonianza di alcuni venezuelani presenti in sala. Sapientemente moderati da Tirinnanzi, che ha impostato la discussione per nuclei tematici, Stefanini e Marfè hanno ricostruito, secondo due visioni diverse, seppur parzialmente vicine, il quadro geopolitico di una paese la cui narrazione ci giunge storpiata dai media.

Luca Marfè, che a Caracas ci ha vissuto a lungo, ha ricostruito la paradossale condizione del Venezuela, paese noto per i numerosi giacimenti di petrolio, che oggi si ritrova con una manciata di barili. «Il Paese con le più grandi riserve di petrolio al mondo senza un goccio di benzina», ha dichiarato il giornalista. «Quando nel 1998 Hugo Chávez salì al potere (si prese il potere), la raffinazione del greggio oscillava attorno alla mostruosa cifra di tre milioni e mezzo di barili al giorno. Nel marzo 2019, il dato crolla a 750mila unità. Oggi José Guerra, economista e deputato dell’assemblea Nazionale venezuelana, parla di meno di 100mila barili al giorno».

Dal ruolo e dalla presenza di Cuba all’interno delle istituzioni alla crisi monetaria autoprodotta, questi alcuni dei temi contenuti all’interno del libro, e che sono stati anche elementi di dibattito durante la serata. E poi ancora, il chavismo, l’avvento di Maduro e la speranza riposta in Juan Guaidó. Un Venezuela, quello raccontato da Stefanini, costretto a rivalutare, in cambio della sopravvivenza, il tanto respinto nemico USA.

Un estratto di Adiòs Venezuela

“Il tutto dura un minuto, che i canali tv ripeteranno a oltranza. Tecnicamente Chávez è un Giuda che, dopo essere stato l’unico a fallire, sta ora annullando per la sua incapacità i successi altrui. E alcuni dei compari, infatti, non glielo perdoneranno: Urdaneta non vorrà più avere niente a che fare con lui; Arias Cárdenas quando gli si candiderà contro alla presidenza gli darà della «gallina» in un celebre spot, tacciandolo di vigliaccheria. Però buca lo schermo. In Venezuela è nata una star. La rivoluzione, sconfitta in tv, riprende dalla televisione stessa”.

Due narrazioni parallele 

Il tema della crisi presidenziale venezuelana, finito numerose volte sotto la lente della comunità internazionale, oltre a dividere l’opinione pubblica e gli studiosi di geopolitica, ha squarciato il Paese e con lui il pensiero dei suoi abitanti. In sala, e successivamente sul palco, alcuni di questi hanno riportato la loro esperienza, dimostrando quanto le due fazioni ideologiche siano in grado di inscenare due diverse narrazioni. Il Venezuela in ginocchio, martoriato da una tacita crisi umanitaria, contro il Venezuela socialista che, con Maduro, sta portando avanti un progetto rivoluzionario.

di Carmelina D’aniello

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