Addio Utet Grandi Opere: un pezzo della storia culturale italiana è venuto a mancare

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Per chi non lo sapesse, Facebook concede la possibilità di indicare un erede al quale sarà affidato il compito di gestire il nostro profilo post-mortem.
Un’operazione nostalgica e malinconica, ma ideata con il fine di conservare il ricordo e di eternare la memoria. Credo che, in qualche modo, Zuckerberg ci voglia anche convincere della possibilità di sconfiggere la morte.
Non ne sono troppo convinto, eppure mi pare che la società tutta vada in questa direzione. Se provate ad accedere all’homepage del sito di Utet Grandi Opere, vi sarà impedito, Error 403.
Se invece provate a ricercare Utet Grandi Opere su Facebook, troverete ancora la pagina, che non è stata cancellata.

Una domanda sorge spontanea: chi gestirà il profilo?

Ora che la casa editrice è morta, ci sarà un erede a occuparsi di tutto? Sì perché la UTET Grandi Opere è morta, fallita, in un giorno di novembre qualsiasi, in un’Italia quasi desolata. Una precisazione: non bisogna confondere UTET Grandi Opere con UTET libri.
Con un tweet, infatti, la UTET Libri si è rammaricata del fallimento della sua gemella maggiore, ma ha precisato di essere cosa a sé. Acquistata nel 2013 dalla DeAgostini, la UTET Libri proseguirà il percorso intrapreso dai fratelli Pomba nel 1791. Sarà, però, un primato indebito. Da prima che la casa editrice acquisisse il nome con cui oggi la conosciamo (UTET – Unione Tipografico-Editrice Torinese) la mission consisteva nell’occuparsi di opere enciclopediche e di vasta sintesi.
È triste pensare che la casa editrice che ha dato alle stampe alcuni dei più importanti dizionari italiani – Tommaseo-Bellini, Battaglia, De Mauro – e anche la Scala d’Oro, la biblioteca graduata per ragazzi concepita e diretta da Vincenzo Errante e Fernando Palazzi. Inoltre dal 2014 UTET Grandi Opere era anche diventata parte de “Le cose Belle d’Italia”, un’iniziativa imprenditoriale di Europa Investimenti S.p.A. che aggrega realtà italiane rappresentati dell’eccellenza Made in Italy.
Ma non è stato abbastanza. Un pezzo della storia culturale dell’Italia è venuto a mancare, ma come fa sapere Raffaele Simone, linguista, era già da tempo che la UTET Grandi Opere annaspava dal punto di vista economico.
Il fallimento è stata una cartina al tornasole delle difficoltà che l’editoria italiana si trova ad affrontare. In particolar modo l’impossibilità di vincere la sfida con il web, molto più agile, rispetto ad un’enciclopedia. A pensarci, viene quasi da pensare che sia nell’ordine delle cose.
Finita un’era ne inizia un’altra. Ma a cosa stiamo andando incontro?
Un sapere smaterializzato che essendo onnipresente ed accessibile in ogni momento, insulta la memoria e la padronanza delle conoscenze, una preparazione sempre più fumosa ed imprecisa, reperimento di notizie praticato attraverso la lettura di sconosciuti scrittori a cui è stata data la possibilità di lasciare tratta dei loro giudizi.
Chiunque nella vita abbia l’ardire di definirsi un’umanista – definizione dalle tante accezioni – non può non rammaricarsi.
D’altronde è questa la prerogativa degli uomini di lettere: l’inutilità praticata ad oltranza tranne quando si deve piangere e pensare al passato.
Ma, a volte, c’è bisogno anche di qualcuno che pensi al passato poiché corriamo il rischio di inseguire un futuro chimerico e ottimistico senza che esso possieda le basi per sorreggersi.

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di Marco Cutillo

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°212
DICEMBRE 2020

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