Addio all’Arco Borbonico: se ne va un pezzo della storia di Napoli

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Il 2021 non si è aperto nei migliori dei modi. Infatti, la città di Napoli è stata colpita da una violenta mareggiata che, oltre a distruggere parte del lungomare e provocato ingenti danni ai ristoratori, ha portato via con sé anche un pezzo di storia, segnata dalla caduta dell’arco borbonico che già si trovata in precarie condizioni a causa delle mancate manutenzioni.

Rende davvero sconcertante prendere consapevolezza che, dopo quasi tre secoli dalla sua edificazione, l’arco borbonico, situato in via Partenope, non esiste più non essendo riuscito a resistere alla violenta mareggiata, ma soprattutto alle incurie degli ultimi anni. Risalente al ‘700, nacque come approdo per i pescatori, denominati “luciani”, perché abitanti del vicino borgo di Santa Lucia. In seguito, nel corso dell’800, l’arco fu trasformato in terminale dello scarico fognario venendo ribattezzato dai napoletani “O Chiavicone”.

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Ricco di storia eccone un riepilogo delle sue tappe più importanti: durante la terribile pestilenza del 1656 i cadaveri, anziché essere seppelliti, venivano gettati nel “Chiavicone”, insieme agli altri deceduti contaminati; alla prima forte pioggia, però, questo smaltitoio si ingrossò e straripò arrivando a travolgere e distruggere molte case della zona. Durante i lavori di ristrutturazione che nell’800 interessarono tutta l’area costiera, il” Chiavicone” fu interrato e l’arco fu eretto come sbarramento artificiale per proteggere lo sbocco a mare dalle onde.
A fine Ottocento, quando si realizzò via Partenope, l’arco fu inteso come parte di un approdo di pescatori, in particolare del borgo di Santa Lucia. In realtà il borgo aveva un suo approdo che non esiste più perché spazzato via, anche questo, dai rimaneggiamenti urbanistici frequenti e spesso intolleranti della storia. La chiesa di Santa Lucia, infatti, eretta secondo la leggenda da una nipote dell’imperatore Costantino, nel IX secolo sorgeva sul mare. Probabilmente in zona i Luciani avevano un approdo.
Nei primi decenni dopo l’unità d’Italia sarebbe stata realizzata la colmata per costruire quello che è oggi l’aspetto viario fra Santa Lucia e Nazario Sauro. Un crollo che viene letto soprattutto dai cittadini come un nuovo “schiaffo” alla città ed alla sua storia. Ovviamente noi non impariamo niente da ciò che ci ha preceduto. Non diventiamo migliori ed anzi non ci curiamo di quanto il passato ci ha lasciato. Essendo roba vecchia non meritava maggiore attenzione? O forse era considerato qualcosa di utile solo per il turismo? Se ne va un pezzetto della città, ma anche in questo caso passata l’emozione della notizia, niente rimane.

di Palmina Falco

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