Antonio Amoretti

Addio al partigiano Antonio Amoretti: Napule, nun t’o scurdà

Ciro Giso 25/12/2022
Updated 2022/12/24 at 9:13 PM
3 Minuti per la lettura

Era lo scugnizzo “Tonino ‘o biondo” Antonio Amoretti quando scelse, nel ’43, di partecipare all’insurrezione del popolo napoletano contro i nazisti poi passata alla storia come le Quattro Giornate di Napoli. Era Settembre e gli alleati tardavano ad arrivare, non bastavano i bombardamenti e la fame che avevano messo la città in ginocchio. Napoli cadeva nelle mani dei tedeschi, che avevano occupato la città dopo l’8 Settembre con l’armistizio dei fascisti italiani: la “patria” per loro non esisteva più, tra fughe e diserzioni dei capi militari del regime.

Il regime trascinò il paese al devasto. “Passavo per caso in piazza Vergini alla Sanità – ricordava Amoretti parlando della seconda guerra mondiale – Stavo tornado a casa da scuola. Ascoltai la dichiarazione di guerra di Mussolini. Arrivai a casa e trovai mia madre in lacrime. ‘Mammà, perché piangete?’, le chiesi. Lei mi rispose: ‘Figlio mio hai sentito? È scoppiata la guerra’. Io ero bambino e non capii subito e lei mi disse: ‘La guerra è una brutta cosa’. Diffusero il discorso di Mussolini per dichiarare guerra, dichiarare morte. Perché questo significa la guerra”.

Ma Antonio Amoretti scelse da che parte stare

Con l’occupazione nazista aumentavano le deportazioni e le violenze nei confronti della popolazione civile. Saranno tanti gli episodi di repressione a far sollevare il popolo: ad esempio, tra le altre cose, impressa nella rabbia popolare c’era l’esecuzione pubblica di Andrea Mansi, marinaio accusato ingiustamente di aver ucciso un tedesco. Il 27 Settembre si arriva al punto di non ritorno, primo quartiere a imporsi contro la barbarie fu Ponticelli. La rivolta arrivò poi a San Carlo all’Arena, al Vomero, la Sanità, il Porto, man mano in tutti i quartieri del centro. Amoretti, che ci lascia a 95 anni, in quei giorni ne aveva 16. Il padre partecipava ad una cellula di resistenza antifascista nello studio medico di Ciccio Lanza a Via Foria: “se controllano dite che siete tutti clienti miei“. Così Antonio Amoretti capì cosa ci sarebbe stato da lì a poco e decise di contribuire.

Dopo quattro giorni di combattimenti il popolo partenopeo liberò Napoli, gli alleati arrivarono solo qualche tempo più tardi in una città già liberata. Le Quattro Giornate hanno visto il sacrificio di più di 600 persone: di queste, tanti giovani scugnizzi – i ragazzini e le ragazzine delle strade di Napoli.

Ricorderete Gennarino Capuozzo, ucciso durante gli scontri a soli 11 anni. Tutto questo è successo ieri. Le storie, le vite, cicatrici nella storia che sono solo ad una pagina di libro da noi. Queste persone saranno sempre quei scugnizzi e noi avremo sempre qualcosa da imparare da loro. Napule nun t’o scurdà.

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