Discarica Resit di Giugliano: gli accertamenti della Corte d’Assise d’Appello

Discarica Resit Giugliano in Campania

Gli accertamenti della Corte d’Assise d’Appello pubblicati il 14 febbraio 2018

 

La discarica RESIT è ubicata nel comune di Giugliano ed è inserita in un complesso di discariche denominato “Area Vasta di Masseria del Pozzo”.

A seguito della sentenza di primo grado (luglio 2016) proponemmo un commento molto articolato e completo, grazie al contributo di Paola Dama e Marco Esposito della Task Force Pandora (taskforcepandora.com) che è un Gruppo tecnico-scientifico multidisciplinare che studia da anni la tematica dell’inquinamento ambientale legato agli smaltimenti illegali di rifiuti.

La dichiarazione del dott. Esposito sulla “sentenza RESIT” di primo grado e sul principio di colpevolezza adottato, fu lapidario: «Il principio è chiaro: se agisci contro le norme non è necessario ci sia inquinamento oggi, perché potrebbe verificarsi in futuro. Da questo punto di vista la sentenza Resit è perfetta: perché pur mancando un inquinamento evidente allo stato attuale, ci sono fior di prove (e testimonianze) che negli invasi ci è finita roba che non ci doveva finire, se e quanto siano inquinanti, se e quando questa roba produrrà danni ai fini processuali non è importante: non si doveva fare, punto e basta».

Gli accertamenti del collegio peritale (ing. Silvia Bonapersona, dott. Stefano Davide Murgese e dott. Cesare Rampi) nominato dal dott. Domenico Zeuli, presidente della Corte di Appello, sono stati pubblicati lo scorso febbraio e sono, di seguito, sintetizzati:

  • “Lo strato di argilla non è presente… i requisiti di permeabilità non sono verificati; quindi non è possibile asserire che i presidi ci fossero e fossero efficaci…”
  • “La contaminazione trovata ai bordi e sotto gli invasi denota verosimilmente che i presidi, anche qualora ci fossero, sono risultati inefficaci e quindi non realizzati a regola d’arte. Tale affermazione trova riscontro nella documentazione fotografica nel verbale della requisitoria del P.M. dott. Milita; dalle immagini si evincono, ad esempio, che in Cava Z i rifiuti venivano scaricati su teli giustapposti ma non termosaldati e in assenza di un idoneo sistema di drenaggio del percolato (come previsto dalla documentazione prodotta dai tecnici incaricati dalla società Resit)”

 

Foto n.43/20 Difesa Chianese: Impermeabilizzazione fondo porzione S Cava Z, senza saldature, sversamenti in corso, pieghe del Telo.
Foto n. 43/20 – Difesa Chianese: Impermeabilizzazione fondo porzione S Cava Z, senza saldature, sversamenti in corso, pieghe del Telo.

 

  •  “Alla luce di tutto quanto emerso, si ritiene che l’attività di ricezione e smaltimento dei rifiuti ivi sversati nel corso degli anni, verificata anche la natura pericolosa – tossico e/o nociva – di alcuni di essi (ciò anche alla luce del tipo e della qualità delle sostanze e dei composti già rinvenuti nei siti in oggetto) abbia effettivamente prodotto un danno all’ambiente.”
  • “Il collegio scrivente ritiene che la concentrazione di alcuni analiti ha raggiunto una “soglia di efficacia” tale da poter considerare queste sostanze tali da potenzialmente porre in pericolo concreto, la salute degli assuntori.”
  • “Dall’esame dei risultati delle attività di caratterizzazione e monitoraggio svolte e documentate agli atti, risulta che allo stato attuale non sono completate le opere di messa in sicurezza permanente dei rifiuti mediante chiusura delle discariche. Pertanto, allo stato attuale le acque meteoriche continuano ad infiltrarsi nel corpo delle discariche generando un percolato che (stante l’assenza di adeguati presidi a tutela delle matrici ambientali) continua a compromettere la qualità delle acque di falda”

Restano sicuramente una serie di domande rimaste in sospeso, anche perché esulano dai quesiti posti ai consulenti, soprattutto sull’ultimo punto:“non sono state completate le opere di messa in sicurezza permanente dei rifiuti mediante chiusura delle discariche…”

Di chi erano le competenze per tali opere? Perché non sono state completate?

Altre domande sorgono a seguito della lettura del capitolo “8. Esame della possibilità di sfruttamento delle acque di falda”, nel quale i consulenti dichiarano:

“Nei settori di pianura si segnala la presenza di strutture di captazione (pozzi) nel comune di San Tammaro”.

Senza creare inutili allarmismi, ma sono state avvisate le autorità competenti? È in corso un piano di monitoraggio in continuo su tali pozzi? La contaminazione raggiungerà la falda da cui emungono tali pozzi e in quanto tempo? È stata programmata nelle aree confinanti un’attività di verifica/controllo di altri eventuali pozzi (ad esempio ad uso irriguo) funzionanti e non censiti?

Per i pozzi ad uso irriguo, le analisi di verifica/controllo si dovrebbero eseguire facendo ovviamente riferimento ai limiti di norma per l’uso irriguo e non per uso potabile, altrimenti si rischia un altro caso “pozzi di Caivano”, del cui dissequestro, avvenuto già nel 2016, pochi organi di informazione si sono interessati e ne hanno dato notizia.

La nostra posizione resta sempre identica da oltre 20 anni: riportare i fatti ed evitare allarmismi/catastrofismi. Ci sono, infatti, ulteriori fasi processuali dibattimentali, potendoci essere, comunque, un successivo ricorso alla Corte Suprema di Cassazioni, dei cui sviluppi vi aggiorneremo.

Indipendentemente da tutto ciò, i cittadini restano sempre in attesa di definitive risposte da quella parte dello Stato e/o di Enti competenti e/o Enti delegati che da anni, nella gestione dei rifiuti e delle discariche, sono stati assolutamente incapaci e inadempimenti:

TUTTI I RIFIUTI SCARICATI ILLECITAMENTE IN CAMPANIA DEVONO ESSERE PORTATI VIA!!!

di Angelo Morlando