Accadde oggi, 5/01/1895: l’arresto di Alfred Dreyfus e il “J’Accuse” di Zola

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Il 5 gennaio 1895 il capitano francese Alfred Dreyfus venne arrestato con l’accusa di essere una spia tedesca, dopo che il controspionaggio francese aveva intercettato una lettera indirizzata ad un generale tedesco che conteneva importanti e delicatissimi segreti di Stato.

Nonostante non ci fossero prove reali a supporto della colpevolezza di Dreyfus, egli fu condannato al carcere a vita. Dreyfus era originario dell’Alsazia, fuggito con la famiglia in Francia dopo che la regione, in origine francese, era stata occupata dai tedeschi a seguito della guerra franco-prussiana. Da qui il collegamento assolutamente forzato che connetteva il generale francese con i tedeschi e che faceva da base per le accuse di spionaggio.

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In realtà, le ragioni su cui poggiava la tesi poco convincente della sua colpevolezza erano quelle collegate alla sua razza: Dreyfus era ebreo e fu utilizzato, per tale ragione, come capro espiatorio di un evento delicato in un paese in cui l’antisemitismo progrediva di giorno in giorno sempre di più.

Il processo Dreyfus sconvolse l’opinione pubblica e il caso riecheggiò dalle strade ai salotti chic degli intellettuali parigini, dividendo il paese in due blocchi: i pro-dreyfus e i contra-dreyfus. Il più importante e più zelante sostenitore di Dreyfus fu Émile Zola, scrittore e poeta, esponente più in vista della letteratura francese dell’epoca.

Zola non si limitò a sostenere la tesi della sua innocenza nei salotti, ma scrisse una delle più grandiose e scrupolose manifestazioni di dissenso politico, diventata nei secoli antonomasia di solerti forme di denuncia pubblica nei confronti di soprusi e ingiustizie: il “J’Accuse”, una lettera pubblica indirizzata al presidente francese, che fu pubblicata dal giornale socialista L’Aurore, con lo scopo di denunciare pubblicamente i veri colpevoli di quell’avvenimento e delle irregolarità e illegalità commesse nel corso del processo.

Il “J’Accuse” valse a Zola una condanna ad un anno di prigionia per vilipendio delle forze armate, ma lo scalpore da esso innescato provocò la riapertura del caso Dreyfus che si concluse nel 1906, quattro anni dopo la morte di Zola, nella revoca della sentenza.

Zola purtroppo non vide mai i risultati tanto anelati del suo gesto eroico, ma il suo amore per la giustizia e il fervido spirito con cui lo portò avanti con il “J’Accuse” è diventato esempio storico della lotta alle ingiustizie e ai marci ingranaggi del potere.

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