Abrogazione del bonus cultura: l’Italia che non pensa ai giovani

Valeria Marchese 10/12/2022
Updated 2022/12/10 at 10:51 PM
8 Minuti per la lettura

È sulla bocca di tutti i giovani l’ultimo emendamento promosso dalla maggioranza parlamentare. Stiamo parlando dell’emendamento all’articolo 108 relativo alla legge di bilancio, riguardante 18App, il Bonus Cultura per i 18enni destinato ad essere abolito. 

Il governo diviso, la maggioranza continua imperterrita, le voci dei giovani: l’Italia delle disuguaglianze.

18 app: un breve percorso sulla storia

Il Bonus Cultura è un’iniziativa dedicata a promuovere la diffusione della cultura tra i giovani. Nata nel 2016, potrebbe essere ora giunta alla sua ultima edizione. Sono stati infatti i nati del 2003 gli ultimi a beneficiare di questo Bonus, che consisteva in un buono da 500 euro da spendere in cinema, musica e concerti, eventi culturali, libri, musei e altri settori culturali approvati. 

L’ultima edizione del Bonus è stata destinata ai ragazzi che avevano compiuto 18 anni nel 2021, purché residenti in Italia o in possesso di permesso di soggiorno. 

Dunque, per i nati nel 2004 c’è poco da fare: il governo ha cambiato le carte in tavola.

La proposta: chi saranno i nuovi destinatari dei fondi?

La maggioranza ha promosso l’iniziativa presentandola non come un’abolizione del Bonus, ma come una sua modifica. Un po’ come con il Reddito di Cittadinanza, FdI marcia sullo slogan “E’ finita l’Italia dei bonus e dei furbetti”. 

Ma come verranno distribuiti i fondi? 

L’abolizione del Bonus Cultura permetterebbe l’istituzione di una nuova “carta cultura”. I fondi (230 milioni) andrebbero a sostegno del Welfare dello spettacolo, delle filiere del libro e delle biblioteche.

L’emendamento, firmato dal presidente della Commissione cultura della Camera Federico Mollicone (Fdi), e dagli onorevoli Rossano Sasso (Lega) e Rita Dalla Chiesa (FI), mira proprio a definire questa nuova carta cultura.

L’emendamento della maggioranza prevede anche il “Fondo per il libro“, con una dotazione pari a 15 milioni di euro annui. Il Fondo è ripartito annualmente, con uno o più decreti del Ministro della cultura. Protagonisti: biblioteche, Fondo rievocazioni storiche, Fondo nazionale per lo spettacolo dal vivo e Fondo Cinema.

Cinque milioni l’anno vanno ai carnevali storici “al fine di consentire la conservazione e la trasmissione delle tradizioni popolari in relazione alla promozione dei territori”. Inoltre verrebbe incrementata la spesa per il funzionamento dei Musei statali e istituita la “fondazione Vittoriano”, fondazione di diritto privato che ha l’obiettivo di valorizzare il Complesso del Vittoriano. Infine si promuove lo sviluppo di studi scientifici e di sperimentazioni nei settori delle telecomunicazioni, dell’innovazione e della creatività, dedicato a Guglielmo Marconi. 

La posizione della maggioranza

Tra i sostenitori più efferati della riforma ritroviamo Maurizio Gasparri e Giorgio Mulè (Forza Italia). Mulè sostiene che i soldi, invece di essere destinati alla formazione della cultura per i diciottenni, i nuovi cittadini italiani, dovrebbero essere indirizzati ad altro:

“I 230 milioni della App 18 non sono tolti alla cultura, sono soldi che restano tutti nel perimetro culturale che viene solo ridisegnato e saranno destinati a una nuova Carta della cultura che però sia in grado di evitare le truffe ai danni dello Stato per milioni di euro”.

Giorgio Mulè (Forza Italia)

Soldi che restano nel perimetro culturale, ma in favore di chi se non degli imprenditori e dei manager dei complessi culturali a cui ci stiamo rivolgendo?

L’opposizione

L’opposizione non resta muta dinanzi al governo del nuovo Robin Hood: togliere un sostegno ai poveri per garantire il rientro delle spese dei ricchi.

Azione-Italia Viva si è mossa per prima e ha promesso guerra contro il nuovo emendamento, lanciando addirittura una petizione. Carlo Calenda si rivolge direttamente ai giovani twittando:

“Abolire 18 App, l’unico bonus che vale la pena mantenere e che investe sui giovani, è il segno che questa maggioranza non ha intenzione di scommettere sul futuro della nostra ‘Nazione’. Si riempiono la bocca di ‘Patria’ ma poi fanno di tutto per distruggerne l’identità culturale”.

Calenda (Azione-Italia Viva)

Anche sul piano PD, i principali promotori al tempo dell’iniziativa, non mancano polemiche: Anna Ascani dice: “18 app si è rivelata un successo per numero di registrati ed essere diventata un modello di riferimento per altri paesi europei. Ora la destra propone di cancellarla, con un colpo di spugna. Perché la cultura per loro non è roba da giovani. Purtroppo anche questa non è una novità”.

Si accoda anche il Movimento 5 stelle con la dichiarazione della capogruppo al Senato Barbara Floridia, che afferma:

Il governo e la maggioranza raccolgano l’allarme del mondo del libro e della cultura in generale sulla possibile abrogazione del Bonus cultura. L’intera filiera culturale conta sugli introiti che derivano da 18App […]. Saremo a fianco del mondo del libro e della cultura in generale che chiede al governo di tornare sui suoi passi. Dopo la pandemia il settore culturale va sostenuto con misure che si dispiegano nel tempo, a maggior ragione in questa fase di crisi energetica e di calo generalizzato dei consumi. 

Barbara Floridia

L’Italia della destra è l’Italia delle disuguaglianze

In effetti le motivazioni dell’opposizione sono ben chiare e arrivano dritte al punto: togliere uno strumento di cultura ai giovani è un’arma a doppio taglio. 

Infatti, da un lato si toglie la possibilità ai ragazzi di avvicinarsi alla cultura, attraverso l’acquisto di libri di testo, di lettura, corsi di lingue (che spesso sono molto onerosi e non alla portata di tutti), ma dall’altro ad esserne danneggiati sono anche gli imprenditori. Il Bonus cultura ha garantito un incremento nella circolazione dell’economia culturale, di cui indiscussi protagonisti erano i giovani.

Questa riforma con i suoi nuovi destinatari si presenta come l’ennesima strategia di ceto weberiana: potenziare i servizi culturali e rendendone possibile l’accesso solamente a coloro che dispongono dei mezzi giusti. 

Alla bufera scatenata sui social dove i giovani espongono il loro dissenso, si assiste ad una sorta di tacita omertà che afferma “Questa è l’Italia”. Ebbene,questa non è l’Italia in sé, ma l’Italia della destra, caratterizzata da classismo ed elitarismo per l’accesso agli strumenti di cultura. 

18 App ha spesso assunto la funzione di ammortizzatore sociale e ha permesso a molti giovani, provenienti da contesti complicati, di avvicinarsi alla cultura e all’arte, di acquistare un corso di lingua dove, in una società di over education, diventa necessario più che mai smentire l’educazione e l’accesso al mondo del lavoro caratterizzato dal credenzialismo collinsiano.

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